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Regionali, Metallo: «Faccio la mia parte: la Puglia non può tornare indietro»

Il giovane ex sindaco di Racale è in corsa per il consiglio regionale a fianco del presidente uscente, Michele Emiliano, nella lista del Partito Democratico: nell'intervista spiega le ragioni del suo impegno diretto nella competizione elettorale, la sua idea sulla Puglia di questi anni e su quella che verrà

Donato Metallo in campo con Emiliano: perché la scelta di prendere parte a questa competizione elettorale?

«È giunto il momento che la mia generazione faccia la sua parte. Ogni volta che penso alle cose che non vanno, ai problemi irrisolti, ai diritti calpestati, all’ambiente non rispettato, alle tante ragazze e ragazzi che vanno via dalla nostra terra in cerca di un futuro migliore altrove, a quelli che restano, resistono e in tutti modi cercano una strada per costruire qualcosa di buone per sé e per gli altri, ogni volta che penso a tutte queste cose la domanda che mi faccio è: io sto facendo abbastanza? Durante l’esperienza di sindaco della mia comunità, Racale, ho avuto modo di imparare tanto sia da un punto di vista amministrativo e di governo sia da un punto di vista umano. Le persone vogliono rappresentanti non delegati, vogliono qualcuno in cui riporre fiducia massima e sapere che siede ai tavoli che contano con coerenza e determinazione, sicuri che farà il bene del suo territorio e dunque non potrà che fare bene a tutti, a chi l’ha votato e a chi no».

Qualche giorno fa Emiliano ha lanciato sui social un video che racconta quindici anni di centrosinistra in Puglia: che stagione è stata, in generale, e come giudica la gestione del presidente uscente?

«Con Michele Emiliano a volte abbiamo avuto idee differenti, angoli visuali diversi, ci siamo però sempre confrontati con rispetto, chiarezza e profondità. È una persona per bene, uno che ci mette il cuore e quando è stato il momento, penso all’emergenza sanitaria legata al Covid, non si è risparmiato. E poi abbiamo fatto tanto, la nostra Puglia oggi è una terra diversa da quella di 15 anni fa. Ora le borse di studio sono per tutti, l’occupazione e l’export dei nostri prodotti in tutto il mondo sono cresciuti, 30mila famiglie pugliesi in condizioni di fragilità hanno potuto beneficiare di sostegno come il reddito di dignità, è stata creata la rete oncologica regionale, sono nati due nuovi parchi naturali, e poi il Piano integrato per la prevenzione e il contrasto della violenza nei confronti delle donne e minori con una rete diffusa di centri antiviolenza, sportelli e case rifugio e il Disegno di Legge regionale sull’Omotransfobia. Sono solo alcuni esempi delle tante cose fatte e dimostrano che anche se a volte abbiamo sbagliato strada, la direzione è quella giusta. Non posso neanche immaginare di tornare indietro di 15 anni, di consegnare la Puglia al passato».

Quali sono i temi della sua campagna elettorale e che contributo pensa di poter offrire alla Regione se verrà eletto?

«I temi sui quali stiamo lavorando e che cerchiamo di portare all’attenzione dei salentini non sono i temi della mia campagna elettorale ma vogliono essere i temi di una comunità intera, ampia, aperta, quella di chi si riconosce in una Puglia più giusta perché continua a difendere i diritti di tutti, quello al lavoro, alla salute, al futuro, i diritti civili, i diritti che garantiscono la dignità delle persone. Una comunità che investe sulla scuola, in questi giorni il dibattito locale e nazionale si sta ingarbugliando su regole e modalità nuove per affrontare il ritorno in classe di migliaia di bambine e bambini, io penso che proprio sulla scuola non dobbiamo risparmiarci o risparmiare, dobbiamo mettere in campo tutte le opzioni, le capacità, le risorse che abbiamo perché la scuola è l’infrastruttura principale delle nostre comunità, insegna alle nostre ragazze e ragazzi, bambine e bambini, a vivere insieme, a confrontarsi e a formarsi sulla base di valori condivisi. È attraverso la scuola che le persone possono crescere, evolversi, riscattarsi, uscire dalle povertà sociali e dell’anima. Non è possibile immaginare un ritorno traumatico, deve assolutamente essere un rientro sicuro e rassicurante per i bambini e per i loro genitori. Come non è possibile rimandare un grande piano di messa in sicurezza ed efficientamento energetico degli edifici scolastici. E poi la salute, il benessere delle persone. In Consiglio regionale proporrò ad esempio l’attivazione, anche in Puglia, della figura dell’infermiere di comunità: un professionista che attiva, coltiva e mantiene un rapporto stretto con i cittadini della zona di sua competenza. Sarebbe un supporto fondamentale in grado di assicurare assistenza infermieristica generale e di collaborare a stretto contatto con alcune fondamentali figure già presenti sul territorio: medico di base, assistente sociale, fisioterapisti, assistenti domiciliari ponendo al centro il cittadino. L’istituzione di questa figura nei nostri paesi permetterebbe di migliorare l’offerta assistenziale e portarla oltre la dimensione tecnica della prestazione erogata per andare verso una dimensione sociale e relazionale che consentirebbe una reale presa in carico delle persone a livello ambulatoriale, domiciliare e comunitario».

Lei è stato sindaco di un comune come Racale: cosa si porta di quell’esperienza in questa nuova avventura?

«Essere stato sindaco del Comune di Racale mi ha insegnato che i territori hanno bisogno di persone oneste, caparbie e capaci, di amministratori che siano in stretto contatto con le cittadine e i cittadini, che abbiano vissuto e continuino a vivere intensamente i paesi, in una vera connessione sentimentale. Parlo spesso di connessione sentimentale perché è così che abbiamo vissuto questi anni nella mia comunità: un viaggio collettivo, un cammino condiviso, dove l’ascolto e la fiducia reciproca sono stati alla base di ogni passo, di ogni sfida, di ogni conquista».

Cosa sta dicendo o cosa direbbe a quanti in questi giorni si dicono demotivati rispetto all’esercizio del voto e sono propensi all’astensione?

«Che non possiamo più tirarci indietro, c’è da scegliere da che parte stare. Dobbiamo superare gli errori commessi e fare in modo che non si ripetano ma dobbiamo soprattutto scongiurare gli orrori che potrebbe generare un ritorno al passato con una Puglia in mano a Salvini, a Fitto, ai "sovranisti", a chi pensa che le nostre comunità debbano diventare delle isole e loro i regnanti su un arcipelago di paure create e alimentate al solo scopo di gestire il potere. Restare con le mani in tasca non renderà la nostra terra migliore. Esercitare il diritto al voto con consapevolezza, scegliendo i giusti rappresentanti, chi propone parole nuove e idee nuove, questo è quello che serve alla nostra Puglia». 


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