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Puglia, salta doppia preferenza di genere: ora dovrà intervenire il governo

Dibattito acceso dopo quanto accaduto ieri notte, ma tutti i protagonisti si autoassolvono dando le colpe agli avversari e ora toccherà al governo inserire la norma nella legge elettorale

In Puglia si è consumato nella notte l’ennesimo strappo sulla doppia preferenza: tra ritorsioni, franchi tiratori, emendamenti, ostruzionismo e abbandono dell’Aula, il consigliere regionale ha assunto la trama di una soap opera più che quello di un’istituzione chiamata a risolvere una questione, da tempo rimasta sul tavolo e sollecitata dal governo, che sarà costretto a commissariare la Regione sulla legge elettorale.

Nel 2015 era già accaduto quando con voto segreto la legge venne affossata. Tutti i partiti interessati oggi commentano dispiaciuti l’accaduto, spingendosi in qualche caso a parlare di vergogna, come se all’interno di quel consiglio siedano altri protagonisti e nessuno abbia responsabilità personali.

Nella notte, dopo una lunga e accesa discussione tra maggioranza e opposizione, il centrosinistra ha deciso di abbandonare l’aula facendo cadere il numero legale, con il presidente dell’assemblea, Mario Loizzo, che ha preso atto delle numerose assenze tra i banchi della maggioranza e dichiarare la chiusura dei lavori.

Il governatore Emiliano si è assunto la responsabilità politica dell’accaduto: «Non sono riuscito a convincere la maggioranza in Consiglio ad approvare la doppia preferenza di genere che è un punto essenziale del nostro programma».

Non manca il commento di Fitto: «In Puglia sul tema della legge elettorale relativamente alla parità di genere si sta consumando un pericoloso gioco politico-elettorale che mette a rischio la tenuta democratica delle Istituzioni».

«L'ultima pagina – sottolinea Ivan Scalfarotto - è la più buia per Michele Emiliano. Manca nella notte il numero legale e la legge elettorale sulla parità di genere affonda definitivamente sotto i colpi del l’ostruzionismo delle destre reso possibile dalla quinquennale, colpevole inerzia della maggioranza. Questo è l’ennesimo fallimento politico di Emiliano».

Dura Antonella Laricchia: «Gli uomini di Emiliano e Fitto hanno offeso le donne pugliesi. L'immagine del centrosinistra che fugge dall’Aula perché non si fida di se stesso e di Emiliano che scappa senza dire una parola, mentre il centrodestra presenta 2000 emendamenti per affossare la parità di genere è la degna fine di una farsa durata cinque anni. Cala il sipario su una delle peggiori legislature per i pugliesi e avviene nel modo peggiore, con un nulla di fatto ottenuto sulla modifica della legge elettorale regionale per l’introduzione della doppia preferenza di genere. Segno che alla vecchia politica, nonostante le belle parole, non importa niente delle donne, anzi ne ha paura».

Delusa anche la ministra Teresa Bellanova: «Quanto temevamo è puntualmente accaduto. Stanotte il Consiglio regionale e il presidente Emiliano hanno umiliato tutte le donne pugliesi impedendo la loro presenza nei luoghi della politica istituzionale e delle decisioni. Adesso mi aspetto che nessuno tra quanti hanno boicottato prima, affossato poi come stanotte la doppia preferenza di genere nella legge elettorale pugliese venga ricandidato nelle liste che fanno riferimento al presidente Emiliano o al Pd».

Anche il sindaco di Bari e presidente dell’Anci, Antonio Decaro, parla di «sconfitta per la nostra regione. Se una regione non riesce ad adeguarsi a una norma nazionale che dà pari opportunità ai due generi per le elezioni, credo sia una sconfitta».

Ernesto Abaterusso sottolinea come sia stata «scritta una ignobile brutta pagina di politica per colpa della destra ostruzionista. L'ostruzionismo messo in atto dalle opposizioni di destre, con Fratelli d’Italia in testa, che ha presentato quasi 2000 emendamenti e portato avanti una resistenza animata dal solo gusto di far chiasso e distogliere l'attenzione dal reale obiettivo, ha impedito al Consiglio regionale di licenziare una legge di democrazia come quella dell’introduzione della doppia preferenza di genere sulla cui necessità di approvazione avevo posto l'attenzione sin dall'inizio della legislatura presentando, già nell’agosto 2015, una proposta di legge in materia che per ben 11 volte è stata ascritta all’odg della VII Commissione ed è stata a lungo l'unica e sola depositata».

Anche Paolo Pellegrino di Italia in Comune parla di “brutta pagina per la Puglia”: «La decima legislatura non meritava un finale così triste e mortificante non solo per la sacrosanta questione della doppia preferenza di genere, ma per l’intera democrazia. Resta in ogni caso un dato acclarato e da noi già preannunciato alla vigilia del dibattito: era impensabile e azzardato ritenere che una riforma elettorale potesse essere discussa, emendata e approvata negli minuti di recupero della legislatura».

Michele Mazzarano del Pd punta il dito contro il centrodestra pugliese: «Ha messo in campo un durissimo ostruzionismo per paura di vedersi annullate liste composte da soli uomini. Si è trattato di un comportamento che non ha consentito all’intero consiglio di votare la norma sulla doppia preferenza e l’unico emendamento coerente con la partecipazione delle donne alle consultazioni elettorali, garantendone una presenza adeguata. Basta ricordare che tale adempimento normativo sul 60/40 è legge nelle Regioni Campania ed Emilia Romagna. Appena Raffaele Fitto ufficializzerà nomi e candidati nelle proprie liste, tutti potranno verificare il grande bluff messo in campo».

Fratelli d’Italia ha depositato una richiesta al presidente del Consiglio regionale pugliese, Mario Loizzo, per chiedere di tornare in Aula entro il 5 agosto per discutere e approvare solo la doppia preferenza di genere. Forza Italia dà man forte alla proposta sottolineando, in una nota comune, di «non voler sacrificare la Puglia ai calcoli elettorali di Emiliano».  

Ma ora sarà il premier Giuseppe Conte (che nei giorni scorsi aveva diffidato il consiglio regionale ad approvare la legge entro la fine della legislatura) a intervenire con poteri sostitutivi inserendo la doppia preferenza nella legge elettorale pugliese. 

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