Politica Lecce 

Consiglio comunale in modalità «mista»: è subito scontro, il centrodestra lascia l’aula

I consiglieri del centrodestra hanno lasciato l’assise dopo che la maggioranza ha respinto la mozione sul caso del funerale di Silvia Ghezzi. Duro Salvemini: «Ci chiamano sabotatori di democrazia e poi assistiamo a queste scene»

Era molto atteso il primo consiglio comunale, dopo la fase più complessa dell’emergenza sanitaria da Covid-19 e dopo le richieste di convocazione arrivate pressanti dalla minoranza del centrodestra: è stato un ritrovo, segnato da costanti problemi tecnici, telefonate private e commenti a microfoni aperti e le naturali polemiche del dibattito politico.

L’esperimento della modalità mista, utilizzata per riunirsi, comporta qualche disagio con cui fare i conti: all’interno dell’aula sono presenti fisicamente i consiglieri del centrodestra e il presidente dell’assise, Carlo Mignone, mentre tutti gli altri componenti, il sindaco e la segretaria sono collegati dalle rispettive abitazioni o dagli uffici.

Pur con qualche problema ad abituarsi al mezzo, il consiglio parte ed è subito il momento delle recriminazioni: i consiglieri del centrodestra lamentano il blocco prolungato dei lavori sia dell’assise che delle commissioni; il presidente Mignone lancia un appello, come già fatto sui social, ad impegnarsi nel favorire, pur nella difficoltà del momento, le condizioni necessarie per permettere all’assemblea di esercitare il proprio diritto di rappresentanza, nell’interesse della comunità. L’intervento piace all’ex sindaca Adriana Poli Bortone.

Tra i temi, trova spazio la discussione sui permessi di sosta ai residenti (giudicata da Baglivo del M5S un “balzello” imposto ai cittadini), passando al futuro di Sgm, con l’amministrazione che punta a cambiare la società partecipata in house providing. Contrapposizioni evidenti tra maggioranza e opposizione sul tema degli stabilimenti balneari e delle proroghe, con Salvemini, che, dopo aver consultato i dirigenti, ha deciso di non concedere il provvedimento fino al 2033, per capire meglio lo scenario futuro.

È sulla vicenda del funerale di Silvia Ghezzi e del presunto disturbo della cerimonia da parte di una vigilessa, che, però, il clima tutto sommato disteso torna ad accendersi. Congedo sottolinea la pagina “poco edificante” per il Comune, mentre il centrodestra stigmatizza l’atteggiamento del sindaco, apparso loro “fuori luogo” nella gestione del caso e nella decisione di non assumere provvedimenti disciplinari. Salvemini, dal canto suo, precisa di aver sentito tutte le parti, smentendo che ci sia stata un’interruzione della cerimonia funebre, ma che ci sia stata solo la richiesta degli invitati, in rispetto delle norme in vigore.

Il sindaco ha evidenziato che l’agente abbia fatto il proprio dovere, aggiungendo “anche se il tono può essere stato sbagliato”.

Il centrodestra ha, però, chiesto il voto su una mozione che impegnasse il sindaco a un chiarimento tra le parti: la bocciatura della stessa ha provocato la reazione piccata dei consiglieri promotori, che hanno deciso di abbandonare l’aula e la discussione degli altri punti.

Laconico il commento di Salvemini: «Osservo che sono mesi ed è accaduto anche oggi che siamo accusati di essere dei sabotatori della democrazia, poi assistiamo a iniziative di abbandono dell’aula, che di fatto è la manifestazione di massimo spregio dell’aula, soprattutto quando non ci sono ragioni per poterla abbandonare».

Il centrodestra, nelle ore dell’assise, aveva diffuso una nota, specificando la presenza unita dei consiglieri per dare un segnale duplice: «Innanzitutto la volontà unanime di ritornare a lavorare normalmente e nelle sedi deputate, sia pure con l’utilizzo di tutti i dispositivi di protezione individuale previsti dalla Legge; in secondo luogo l’inizio di una fase 2 anche per il Centrodestra cittadino che, dopo anni di conflitti interni che lo hanno logorato, si ritrova compatto e coeso con l’unico obiettivo di difendere e tutelare Lecce ed i leccesi dai molteplici disastri perpetrati da un governo targato Salvemini - Dellinoci - Emiliano, che si è presto rivelato arrogante, presuntuoso, incapace e lontano dai bisogni della cittadinanza (vedasi ambulanti, balneari, commercianti, contenitori culturali, etc etc)».

Per il centrodestra, è doveroso ricordare come il Consiglio Comunale odierno, al pari delle commissioni consiliari che si sono svolte sino ad oggi, si sarebbero dovute svolgere con il cosiddetto “sistema misto” deliberato per ben due volte dalla conferenza dei capigruppo ed al solo fine di garantire un corretto confronto di merito sulle questioni (alcune molto rilevanti per il futuro della città) portate all’attenzione del Consiglio o, in alternativa, in sedi idonee nella disponibilità dell’amministrazione comunale (come richiesto più volte, in ultimo con nota ufficiale acquisita al protocollo in data 15 maggio c.m.): «È del tutto evidente, invece – accusano -, la volontà del governo di “tenere lontani” i Consiglieri dal palazzo di Città, arrivando persino a proporre - per il tramite di alcuni colleghi di maggioranza - la possibilità di continuare a svolgere la propria attività in modalità “Smart Working” anche a quarantena finita.  E non vi è chi non veda che, mentre ai gruppi di opposizione è stato di fatto impedito il diritto - dovere di svolgere la doverosa attività di proposizione e controllo, Salvemini ed i suoi hanno operato in assoluta autonomia anche per questioni importanti che nulla avevano a vedere con l’emergenza in corso. Che dire? Il 18 maggio l’Italia ha riaperto e Palazzo Carafa, invece, ha richiuso».

«Congelare i lavori dell’assise civica per così tanto tempo equivale ad anestetizzare l’esercizio quotidiano della democrazia, offrendo inevitabilmente la stura a strepitii, mugugni e malcontenti. Eppure le condizioni oggettive – anche dal punto di vista tecnologico – per sopperire a quella che si è poi rilevata una pesante assenza, c’erano tutte. Ma si è voluto far finta di nulla creando di fatto un disequilibrio istituzionale e un deficit di democrazia evidenti».  In apertura dei lavori Mignone coglie l’occasione per lanciare messaggi più o meno espliciti a chi di dovere. Non solo al primo cittadino ma anche al suo vice, Alessandro Delli Noci, titolare della delega al Personale di Palazzo Carafa. Il Presidente dell’assemblea ha chiesto che l’Ufficio del Consiglio comunale venga messo «realmente nelle condizioni di poter operare per garantire il buon andamento dei lavori delle Commissioni consiliari e della civica assemblea (come il centrodestra chiede da settimane senza avere risposta, nemmeno dal Prefetto, posizione condivisa anche dal PD che vuole il ritorno in aula ). «Non si tratta di una richiesta a titolo personale, visto che il sottoscritto ha dato ampia dimostrazione in più occasioni di essere al servizio disinteressato di questa Amministrazione e, di conseguenza, dei cittadini leccesi. E’ a questi ultimi che occorre dare una risposta. Per far sì che partecipazione e trasparenza non restino solo termini vuoti ma diventino effettivi e concreti segnali di cambiamento nei confronti  della nostra comunità che chiede a gran voce di essere ascoltata» ha concluso Mignone.

Saverio Congedo ha parlato di “atto coraggioso”  e di «irresponsabile silenzio in questi due mesi della maggioranza: il ruolo di proposizione, controllo e indirizzo del Consiglio è stato letteralmente imbavagliato». «E’ stata calpestata la dignità di questa assise e del ruolo del Presidente», ha aggiunto la senatrice Adriana Poli Bortone.

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