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Riqualificazione di Via Diaz a Surbo: «Si assicuri la piena accessibilità»

Surbo città inclusiva e piena accessibilità ai cittadini su via Diaz, sono le richieste avanzate dalla locale associazione di promozione sociale “La Svolta”

«Nei giorni scorsi sono finalmente ripresi i lavori di riqualificazione di via Diaz, a Surbo, che erano stati interrotti a seguito dell'emergenza coronavirus. In modo informale, ho cercato di avere rassicurazioni circa il progetto di rifacimento dei marciapiedi: il mio timore, infatti, è che la disposizione delle aiuole lungo i marciapiedi possa impedire il passaggio delle carrozzine, costringendo genitori e bambini o persone diversamente abili a scendere in strada, esponendosi a un pericolo, proprio come accadeva in passato». Ad affermarlo è Martina Gentile, dell'associazione La Svolta.

«Già qualche anno fa – prosegue - sollevammo il problema delle barrire architettoniche, in diversi punti della città: un percorso a ostacoli, che spesso costringe le persone diversamente abili a doversi scontrare con il disagio della scarsa accessibilità. Tra l'altro, proprio via Diaz era una tra le strade all'epoca sottoposte all'attenzione dell'amministrazione».

«Oggi - prosegue Gentile - i commissari alla guida della città hanno - giustamente - deciso di avviare i lavori di rifacimento di questa strada, divenuta nel corso degli anni sempre più trafficata e sulla quale sorgono numerosi esercizi commerciali e locali pubblici. Pertanto, sollecitata da alcuni residenti, avevo chiesto rassicurazioni in merito alla percorribilità e all'accessibilità dei marciapiedi e mi era stato riferito che le aiuole a raso non avrebbero rappresentato un intralcio al passaggio di alcuno. Il proseguo dei lavori lascia presagire, però, che qualche criticità permanga. Così, a tutela dei residenti e dei cittadini, ho ritenuto opportuno chiedere a mezzo pec ai commissari alla guida della città e all'Ufficio Tecnico del Comune di Surbo una risposta anche formale, affinché si assumano l'impegno di restituire alla collettività una strada che al decoro pubblico coniughi il sacrosanto dovere di rimuovere ogni barriera architettoniche, nel rispetto dei diritti di ciascuno, per una città che sia finalmente inclusiva».

Andrea Tafuro

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