Ambiente Otranto 

Progetto di ricostruzione delle dune degli Alimini, via libera del Tar

Bocciata la nota con cui la Soprintendenza aveva espresso parere favorevole chiedendo l'estensione dell'area di intervento e lo smontaggio dei lidi

Via libera del Tar al progetto di rifacimento dunale della costa degli Alimini progettato dal Comune di Otranto e sul quale si era espressa positivamente la Soprintendenza ai Beni Culturali imponendo tuttavia delle condizioni. Proprio su questo punto il Comune idruntino si è rivolto ai giudici amministrativi ottenendo l'annullamento della nota.

Il Comune di Otranto aveva ottenuto un finanziamento Por 2014/2020 dalla Regione Puglia per il recupero degli habitat di interesse prioritario e comunitario del SIC Alimini maggiormente interessati da minacce di natura antropica. Il progetto, finanziato con circa 285mila euro prevede il consolidamento e la ricostruzione dei cordoni dunali con interventi di ingegneria naturalistica per migliorare il contesto paesaggistico del litorale che ha origine in prossimità della foce a mare del lago Alimini grande e si sviluppa verso nord per una lunghezza di 1.5 km, per una profondità di 50 metri dalla battigia per una estensione complessiva di circa 30.000 mq.

Il 22 novembre 2019 la Soprintendenza ha espresso parere favorevole indicando tuttavia una serie di condizioni tra le quali compare anche l'obbligo di estendere «gli interventi pubblici [...]a tutta la porzione di litorale oggetto di intervento, indipendentemente dalla presenza di struttura balneari e provvedendo alla immediata rimozione delle stesse nei tratti costa erosi».


Secondo i giudici le condizioni imposte dalla Soprintendenza sono illegittime (la Legge 145/2018 sancisce il diritto al mantenimento delle strutture precarie in questione fino al 31 dicembre 2020) in più «lo smontaggio delle strutture balneari di cui trattasi non era nella disponibilità del Comune di Otranto, in quanto incidente su un fenomeno caratterizzato da notevole contenzioso in sede giurisdizionale»; in più, rilevano i giudici «l’estensione dell’attività prevista nel progetto di riqualificazione all’intera area integra un evidente sconfinamento delle competenze attribuite alla Soprintendenza, atteso che tale condizione determina una modifica sostanziale del progetto così come proposto e finanziato».


  

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