Cronaca Otranto 

Sonno "disturbato" dalla movida: in 9 denunciano locale ma il giudice assolve i titolari

Nove residenti del centro storico di Otranto avevano denunciato gli amministratori dello Spinnaker per disturbo della quiete pubblica, ma il giudice ha dato ragione ai proprietari del locale. Nessu...

Nove residenti del centro storico di Otranto avevano denunciato gli amministratori dello Spinnaker per disturbo della quiete pubblica, ma il giudice ha dato ragione ai proprietari del locale. Nessun disturbo della quiete pubblica: sospiro di sollievo per i due proprietari dello Spinnaker di Otranto, uno dei più noti locali della movida locale, Stefano e Massimiliano Cantoro, che, difesi dall’avvocato Mauro Finocchito, sono stati assolti con formula piena dal tribunale monocratico penale di Lecce e dal giudice Fabrizio Magnino. Nella lunga diatriba, dunque, tra l’esigenza di intrattenimento estivo e quella di riposo richiesta dai turisti o dai residenti, s’inserisce una sentenza che può fare scuola. I due proprietari erano finiti nel mirino di nove residenti del centro storico, che li avevano denunciati in quanto co-amministratori della società proprietaria del locale che sorge sulla Torre Matta, lungo la passeggiata panoramica del Bastione dei Pelasgi: l’accusa era quella di “disturbare” il riposo, una questione, che, peraltro, si ripropone ad ogni estate e che vede spesso oggetto delle stesse critiche anche gli altri luoghi del divertimento notturno. L’amministrazione cittadina ha cercato di trovare nel tempo un punto di compromesso, predisponendo e approvando un Piano di zonizzazione e risanamento acustico del territorio comunale, col quale sono stati stabiliti i limiti massimi di emissione sonora per ciascuna area della città, e poi, nella persistenza di contestazioni circa la natura troppo ampliativa o, viceversa, troppo restrittiva dei divieti, a seconda che le contestazioni provenissero dai residenti o dagli operatori economici, ha, con apposita ordinanza, stabilito, da un lato, che le riproduzioni musicali dei locali di somministrazione dovessero mantenersi, di regola, a livello di musica di sottofondo; al contempo prevedendo, tuttavia, la possibilità di una serie di deroghe per vere e proprie serate di intrattenimento, cioè con riproduzioni sonore a volumi più sostenuti, in alcuni giorni della settimana, da concordarsi previa richieste di autorizzazione da presentarsi di volta in volta all’ufficio tecnico comunale e con obbligo di segnalazione alla Questura, comunque subordinate a limiti di decibel a seconda degli orari. Neanche questi tentativi di mediazione, però, hanno sanato le polemiche coi residenti più intransigenti che, nelle serate in deroga, hanno continuato a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine. I denuncianti avevano presentato una perizia fonometrica “a sorpresa”, commissionata ad un tecnico di loro fiducia, trascinando i proprietari i titolari del locale e chiedendone la condanna per violazione dell’articolo 659 c.p. che tutela il disturbo della quiete pubblica. I due fratelli, assistiti dall’avvocato Finocchito, si sono difesi contro i denuncianti, costituitisi parti civili, e contro il pubblico ministero, che ne aveva chiesto il rinvio a processo, affermando di avere rispettato il valore limite di emissione fissato dai provvedimenti comunali, entro i quali deve presumersi la legalità della loro azione; in secondo luogo, hanno censurato la “non scientificità” del metodo di misurazione adottato dalla perizia commissionata dalle parti civili ed hanno prodotto nel processo una controperizia per dimostrarlo; per concludere, alla luce degli elementi evidenziati, che il “riposo disturbato” di qualcuno non fosse rappresentativo di un disturbo più in generale della quiete pubblica, richiedendo tale reato un “quid pluris” nella fattispecie non dimostrato. Il tribunale ha condiviso le argomentazioni del legale dei due fratelli, assolvendo gli imputati con formula piena.  

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