Arte e archeologia Nardò 

Oggetti preistorici di Portoselvaggio: nuovi studi sugli antichi abitanti del Salento

Uno studio del Museo della Preistoria di Nardò sui manufatti di Grotta Torre dell’Alto pubblicato sul Journal of Quaternary Science

Come nascevano i primi strumenti umani, le forme e il loro utilizzo: Portoselvaggio continua ad offrire grazie agli studi archeologici, preziosi spaccati di «vita quotidiana» della preistoria.

Il Journal of Quaternary Science ha pubblicato i primi risultati dello studio avviato dal Museo della Preistoria di Nardò sui manufatti di Grotta Torre dell’Alto riferibili alle più antiche frequentazioni dell’area da parte dell’uomo, probabilmente precedenti la fase climaticamente calda (interglaciale) iniziata circa 129 mila anni fa.

I nuovi dati evidenziano la diffusione di tradizioni tecniche che applicavano metodi di produzione specifici per ricavare una variabilità di strumenti piuttosto spessi e poco allungati, punte, ma anche lame e schegge corte di minore spessore; tutti oggetti di uso quotidiano che trovavano applicazione nello svolgimento delle attività domestiche (lavorazione del legno, macellazione, ecc.) o nel reperimento delle risorse sul territorio (caccia). Per costruire gli strumenti venivano utilizzate sia risorse litiche locali, ancora oggi reperibili lungo la costa neretina, che risorse non locali, ciottoli di diverse dimensioni che – si è ipotizzato – fossero provenienti dall’area ionica compresa tra Taranto e il Bradano. Per verificare questa ipotesi sono state nel frattempo avviate analisi archeometriche con la collaborazione del gruppo di ricerca del prof. Giacomo Eramo (Dipartimento Di Scienze della Terra, Università degli Studi di Bari) e i risultati preliminari sono stati recentemente presentati nella tesi di Specializzazione del dott. Vincenzo Stasolla e al “13th International Symposium on Knappable Materials” a Tarragona, in Spagna, pochi giorni fa.

Grazie a questi primi risultati è inoltre possibile dettagliare meglio, sia diacronicamente che nello spazio (ad esempio a Grotta M. Bernardini), i mutamenti nelle tradizioni tecniche e negli obiettivi perseguiti dai primi gruppi di cacciatori-raccoglitori in questa parte della Puglia.

L’insieme di queste informazioni, integrato da quelle provenienti dagli studi tecno-funzionale e archeozoologico in corso, da nuovi dati sui paleo-ambienti e dall’aggiornamento del quadro crono-stratigrafico, consente di avanzare ipotesi anche sul sistema sociale e sull’organizzazione all’interno e fuori dal sito.

Lo studio (disponibile al link https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/jqs.3378) è stato condotto dal team del Museo (Filomena Ranaldo, Dario Massafra, Keiko Kitagawa) su concessione della SABAP Lecce e Brindisi e con il supporto del Comune di Nardò e di NOMOS Servizi per la Cultura del Patrimonio, e rientra in un più ampio progetto volto a ricostruire le dinamiche evolutive del paesaggio e le strategie organizzative dei gruppi umani sul territorio tra il Pleistocene e l’inizio dell’Olocene.

«Attraverso l’istituzione del Museo della Preistoria il Comune, all’interno del quadro previsto dal Ministero della Cultura, ha voluto dotarsi di uno strumento che, operando in stretta sinergia con l'Ente di Gestione del parco e in dialogo con la comunità e con altri soggetti pubblici e privati impegnati nella ricerca scientifica di diversi ambiti disciplinari, perseguisse un modello di sviluppo sostenibile da un punto di vista ambientale, sociale ed economico - sottolinea con soddisfazione l’assessora ai Musei Giulia Puglia.     

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