Società Nardò 

«Ributtateli a mare», la lettera del vescovo di Nardò dopo gli insulti ai migranti

Mons. Fernando Filograna lancia un messaggio ai fedeli e invoca Carità cristiana

«Buttateli a mare» è solo uno degli insulti che puntualmente qualcuni rigurgita sui social a commento delle notizie di nuovi sbarchi. L'ultimo in ordine di tempo quello di 77 migranti giunti sulle coste di Porto Selvaggio la settimana scorsa. Il vescovo della Diocesi di Nardò-Gallipoli mons. Fernando Filograna si dice preoccupato dal clima di odio e ha deciso di inviare una lettera ai fedeli:

«Da anni viviamo in un contesto mediatico caotico e falsato. Eventi, notizie di cronaca e parole sono ormai “spacciate” senza che le persone di buona volontà possano esercitare il discernimento (capacità propria e caratterizzante l’umanità) dovuto. Vengono innescati circoli di sentimenti e parole viziose e viziate a commento di notizie che necessiterebbero, invece, solo di Carità.

È successo che, il 12 agosto, 80 persone circa, probabilmente provenienti da situazioni di persecuzione e fame, siano sbarcati, dopo 2 mesi di viaggio, sulle coste di Porto Selvaggio. Tante le donne e i bambini. Lì hanno incontrato la premurosa operatività delle istituzioni locali del comune di Nardò, delle forze dell’ordine e della nostra Caritas diocesana, di volontarie e volontari. Questo è il fatto. Tante donne e uomini hanno manifestato la propria vicinanza e solidarietà a questi nostri fratelli e sorelle impauriti e preoccupati. Alcuni altri, purtroppo, si sono lasciati andare a parole pesanti, arrivando ad augurare una brutta fine a chi fugge dalla fame e dalla guerra per mettere al sicuro sé e i propri cari. È da tempo che sono particolarmente preoccupato per questo modo di pensare e ancor più per la superficialità che si ha quando questo modo di pensare viene consegnato ai social media, facendo di pensieri e reazioni sbagliate, certe volte davvero maligne, pietre che si moltiplicano viralmente sul web. Chiedo perdono a quanti, evangelicamente piccoli e fragili, sono bersagli di queste invettive.

Carissimi, ricordiamo che come donne e uomini che si dicono cristiani, vogliamo costruire un mondo migliore, secondo il Cuore di Dio e non secondo il nostro. Prudenza e temperanza nell’esprimere giudizi che, se fossero rispetto a noi o ai nostri cari, molto ci farebbero soffrire. Coraggio e magnanimità nel fare il bene, tutto il bene possibile. Non lasciamoci incantare da sirene che parlano alla nostra pancia, lasciamo semplicemente che Dio faccia fiorire la Carità nei nostri cuori. Siamo stanchi dei profeti di sventura che descrivono la storia a tinte cupe.

Sono certo che ciascuno di noi è capace, grazie a Dio, di Carità sovrumana, di Carità cristiana. Riconosciamo il Bene e, se non possiamo essere operosi in questo senso, ringraziamo Dio per l’altrui operosità.



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