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Mi rispecchio nel frigorifero: il nuovo libro di Stefano Spagnulo

Stefano Spagnulo è un biologo nutrizionista, laboratorista e ambientale Salentino.

Mi rispecchio nel frigorifero è il nuovo libro di Stefano Spagnulo, biologo nutrizionista, laboratorista e ambientale Salentino. Di seguito la recensione del Medico Chirurgo triestino e scrittore Gabriella Pison.

«Quando la materia acquista una dimensione preponderante rispetto l’essere, si creano dei mostri.

Questo secondo me il messaggio del brillantissimo biologo Stefano Spagnulo, che ci consegna un mondo dove l’uomo si è estinto, lasciando in eredità due miti, quello della bellezza(con la b minuscola) e quello dell’apparire, dell’avere.

In cima ad una montagna altra trenta chilometri sopravvivono alla disfatta della terra uno specchio alto 2 metri ed un super frigorifero con rotelle e scomparti per mantenere alla temperatura ideale qualsiasi genere alimentare.

Lo specchio incarna il desiderio di bellezza insito nell’uomo, ma non quella bellezza splendor del Vero di platonica memoria, bensì la compulsività dell’uomo moderno di apparire bello e invitante ad ogni costo. All’uomo di oggi interessa evocare compiacimento, invidia, modello da imitare e copiare...poco importa che l’anima sia relegata ad uno straccetto, a qualcosa di inutile e superfluo.

Lo specchio si fa rappresentazione della mera carnalità umana.

Il frigorifero, con le sue leccornie, con i suoi pharmakon, terapia e veleno al tempo stesso per chi vi si avvicina con l’ansia di soddisfare rapidamente i suoi primordiali bisogni, si riflette nello specchio rimandando un’immagine ricorsiva all’infinito...l’effetto Droste di Escher mi verrebbe da dire. Questo frigo che colloquia con lo specchio cercando di attribuirgli le colpe per il fallimento della società umana, tesa alla mera soddisfazione materiale, lo specchio che gli rimanda in modo ossessivo la sua responsabilità, quella di essersi riempito a dismisura, di cibi probabilmente molto attraenti, non solo privi di valore nutrizionale, ma anche ingannevoli perché ricchi di conservanti e sostanze chimiche. Fake food: come l’apparenza inganna.....

In realtà, ciò che inscena il Maestro Spagnulo nel suo nuovo librò Mi rispecchio nel frigorifero , è qualcosa di molto più profondo, è l’interrogarsi sul destino dell’uomo. Vita o morte? Uno specchio che ci rimanda soltanto ciò che vorremmo e un frigorifero che è la somatizzazione del nostro bancomat, a riprova del nostro benessere della nostra capacità di guadagnare? E poco importa se migliaia di adolescenti consumino la loro vita e si struggano in depressioni spesso gravissime e irreversibili, in quel terreno di gioco infido e ingannevole tra lo specchio e il frigorifero, che ci porta davanti agli occhi il cinismo di cui è pervaso il nostro mondo, l’indifferenza verso i nostri simili.

Attraverso l’apparente leggerezza di questo libro, con illustrazioni molto chiarificatrici e con un distacco solo formale, Spagnulo sancisce la desolazione dell’orizzonte attuale e quello che ci attende, se non strutturiamo diversamente il nostro modo di vivere.

Come in Alice nel Paese delle Meraviglie, lo specchio, non essendo mai in grado di provare ciò che è reale, evidenzia la fragilità dell’uomo e il rischio che questa ricerca ossessiva per la linea perfetta ad ogni costo si esaurisca nella follia. Come Alice, che si fa strumento per provocare e verificare effetti di trasformazioni, di variazioni continue, crescendo a dismisura o rimpicciolendo, così lo specchio, si fa metafora per guidare l’umanità verso l’irraggiungibile e per questo si carica di valenze pericolose e ambigue.

Il frigorifero, il tempio di ogni bene realizzabile su questa terra assurge alla fine, dopo anche crudeli riflessioni, ad allegoria di una coscienza umana consapevole, rispettosa della Natura e della vera Bellezza che ci circonda e di cui siamo fatti. Una Natura che dobbiamo amare e conservare per i nostri figli: un potente monito dalle intense parole di Stefano, che dovrebbe indurci non solo a migliorare le nostre abitudini, ma anche far sì che nulla vada fatto solo in nome della logica del profitto».

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