Politica Lecce 

Fosse Ardeatine, due leccesi nell’eccidio: «Dedicare una strada in loro onore»

La proposta di Mola e Della Giorgia (Civica) che chiedono alla commissione toponomastica di dedicare una strada in loro onore

“In pochi sanno che nell’eccidio delle Fosse Ardeatine furono coinvolti anche due martiri leccesi: i fratelli Federico e Mario Carola, già ufficiali rispettivamente della Aeronautica e Fanteria Italiane. Nel 1943 passarono al Fronte Militare clandestino della Resistenza e, come tali, furono arrestati e massacrati nelle Fosse Ardeatine. Per questa ragione abbiamo proposto alla commissione toponomastica di dedicare una strada cittadina ai fratelli Federico e Mario Carola, vittime delle Fosse Ardeatine”.

Lo annunciano i consiglieri comunali di Civica, Ernesto Mola e Sergio Della Giorgia. La storia si riferisce a quando le truppe di occupazione nazista trucidarono a Roma, il 24 marzo 1944, 335 civili e militari italiani, prigionieri politici, ebrei e detenuti comuni, come rappresaglia per l'attentato partigiano di via Rasella, compiuto il 23 marzo da membri dei Gap romani, contro le truppe tedesche.

“Grazie alle notizia pubblicata su un organo di stampa nei giorni scorsi e alle ricerche dell’avvocato Carlo Casciaro, è emerso una interessante pezzo di storia cittadina - proseguono i consiglieri - Federico Carola era capitano dell’aeronautica italiana e, dopo l’8 settembre 1943, si unì alle autorità militari italiane agenti clandestinamente. Alla data dell’8 settembre 1943 era infatti in servizio presso il Ministero dell’aeronautica e rifiutò di trasferirsi al nord, preferendo associarsi al movimento militare della Resistenza in Roma. Il fratello Mario, più giovane, era capitano in servizio attivo presso il 74^ fanteria e aveva partecipato alla campagna di Jugoslavia e, dopo l’8 settembre 1943, aveva compiuto le stesse scelte del fratello. Federico e Mario Carola non sono stati soltanto vittime passive dell’eccidio ma con coraggio e amore per la patria aderirono al movimento di liberazione nazionale. Riteniamo dunque opportuno - concludono Mola e Della Giorgia - che la città di Lecce commemori in qualche modo il sacrificio dei propri concittadini” 

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