Economia e lavoro Lecce 

La crisi morde, ma le imprese resistono: meno chiusure dello scorso anno

Secondo l’Osservatorio Economico Aforisma, diretto da Davide Stasi, in 11 mesi sono scomparse 3.490 aziende. In tutto il 2019 furono 4.742

Nonostante la pandemia ancora in corso, il numero di cancellazioni dal Registro imprese rimane sotto la media degli ultimi anni. A tracciare il bilancio dell’anno appena trascorso, analizzando, mese per mese, l’andamento delle chiusure delle aziende e confrontandolo con il trend degli ultimi dieci anni, è stato Davide Stasi, responsabile dell’Osservatorio Economico Aforisma.

Anche se non è ancora completo il mese di dicembre, in quanto le cancellazioni dal Registro imprese possono essere comunicate in Camera di commercio entro il 31 gennaio prossimo, le variazioni tendenziali e congiunturali possono ritenersi più che indicative, trattandosi di 11 mesi presi in esame sui 12.

Da gennaio a novembre 2020, in provincia di Lecce, hanno chiuso, in tutto, 3.490 attività. Nel corso del 2019 le cancellazioni furono 4.742 e l’anno prima 4.585. Molto grave fu la crisi del 2011 che si protrasse per il biennio successivo alla nascita del Governo Monti, in quanto comportò enormi sacrifici per le famiglie e le imprese. In provincia di Lecce, nel 2011, chiusero ben 5.848 imprese attive, l’anno dopo altre 6.058 e l’anno dopo ancora 6.111 unità; poi la discesa nel 2014 (6.028) e nel 2015 (5.013).

Per scelta dell’autore della ricerca, non si è preso in considerazione il saldo, ovvero la nati-mortalità delle imprese che in provincia di Lecce risulta, ad oggi, positiva, in quanto le nuove aperture superano le chiusure. A fine novembre si contavano 64.863 imprese attive, uno dei numeri più alti di sempre. Il mese prima, è stato raggiunto il record assoluto per numero di aziende attive: 64.936.

«Nel corso di quest’anno decidere di chiudere definitivamente una partita Iva – spiega Davide Stasi – avrebbe significato perdere il diritto alle diverse forme di sussidio, bonus, ristori, contributi e finanziamenti di cui una parte a fondo perduto, rivolti a beneficio di ditte individuali, lavoratori autonomi, liberi professionisti, società di persone e di capitali, cooperative e consorzi. Se il Coronavirus non ha ridotto il numero delle imprese, non si può dire lo stesso per i ricavi complessivi – evidenzia Stasi – ad eccezione di alcuni settori, che sono andati nettamente in controtendenza, come la sanità, l’e-commerce, le costruzioni e le società di consulenza impegnate nel disbrigo delle diverse pratiche per conto delle aziende-clienti. I settori più penalizzati si confermato il commercio tradizionale, l’alberghiero, la ristorazione e relative filiere, a causa del calo dei consumi e dei flussi turistici. Si corre il rischio di ingenerare confusione, però, se le previsioni e le stime continuano a circolare di più rispetto ai dati consolidati».

«La crisi del 2011 comportò enormi sacrifici per le famiglie e le imprese – ricorda Stasi – In quello stesso anno, in provincia di Lecce chiusero 5.848 imprese attive. Da gennaio a novembre di quest’anno, invece, ne sono state chiuse 3.490. Il numero di cancellazioni dal Registro imprese è inferiore alla media degli ultimi dieci anni; mentre il saldo risulta persino positivo, con le nuove aperture che superano le chiusure».

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