Salute Sette Lecce 

Scarlattina, diversi casi all’asilo tra i bambini salentini. L’esperta: Malattia diffusa. Ecco come scoprirla e intervenire

La dottoressa Patrizia Di Tonno parla della malattia batterica che colpisce soprattutto i bambini.

L’ultimo caso di scarlattina è stato registrato la settimana scorsa in un asilo leccese. Si tratta di una malattia infettiva batterica dovuta allo Streptococco beta emolitico di gruppo A.

Questo germe può essere responsabile anche di altre malattie quali la tonsillite e l'impetigine (o piodermite, che è un'infezione della cute). Naturalmente esistono diversi ceppi Streptococco, quindi ci si può ammalare di scarlattina più volte. La diffusione in ambito scolastico si contrasta con la diagnosi, il trattamento precoce del caso e l’adozione di comportamenti volti a prevenire e contenere la trasmissione della malattia.

I bambini contagiati possono tornare in comunità non prima di 48 ore dall'inizio della terapia antibiotica, in ogni caso quando il pazienti ritorna in buona salute.

La scarlattina è una malattia che colpisce soprattutto i bambini e ragazzi in età scolare (mentre è molto rara prima dei 6 mesi di vita). Oggi abbiamo chiesto alla pediatra di lungo corso, dottoressa Patrizia Di Tonno, qualche consiglio su come prevenire e curare questa malattia molto diffusa anche tra i piccoli leccesi.

Dottoressa, nel Leccese ci sono molti casi di scarlattina?
“È frequente questa malattia, soprattutto tra i più piccoli. È causata dallo Streptococco beta-emolitico di gruppo A. Comincia generalmente col mal di gola in assenza di tosse, lingua a fragola e ingrossamento dei linfonodi. Se non viene curata, si va incontro alla manifestazione cutanea, che è l’esantema scarlattiniforme. Puntini piccoli che generano prurito. Generalmente i primi sintomi compaiono dopo 1-3 giorni dal contagio. Ci si contagia da persona a persona, tramite le microgocce di saliva espulse da ammalati o portatori, nell’aria con la tosse e gli starnuti o anche semplicemente parlando. Di norma un malato è contagioso da 1-2 giorni prima dell’inizio dei sintomi e per tutta la durata della malattia”.

È necessario sempre l’antibiotico per curarla?
“Se viene instaurata un’adeguata terapia antibiotica, dopo 48 ore il soggetto non è più contagioso. Curarla senza l’antibiotico può dare gravi conseguenze a livello renale e cardiaco, come succedeva quando questo farmaco non era stato ancora inventato”.

C’è una possibilità di prevenire questa malattia? Le mascherine possono servire?
“La pulizia può essere una forma di prevenzione. Quando l’ambiente è pulito, il germe si diffonde di meno. Non essendo un virus le mascherine servono poco. Il germe sopravvive sugli oggetti. Per proteggersi dall’infezione, inoltre, è importante lavarsi spesso le mani con acqua e sapone, non condividere asciugamani, lenzuola, utensili ed altri oggetti personali con persone malate. Inoltre è opportuno evitare occasioni di scambio tra gli alunni di cibo, bevande, posate e tovaglioli.

Se in un asilo si verifica un caso, consiglia di fare sempre il tampone?
Consiglio di rivolgersi al proprio pediatra. Il piccolo paziente contagiato dovrà essere  curato. Chi ha i sintomi deve fare il tampone, ma sarà il medico curante a scegliere il da farsi.


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