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Malattie vascolari, le più insidiose: tasso alto di mortalità e invalidità. La prevenzione 

Le malattie vascolari possono interessare le arterie (vasi che portano sangue dal cuore ai vari organi) dette quindi arteriopatie, o interessare le vene (vasi che portano sangue dai vari organi al cuore) dette quindi flebopatie

Le malattie vascolari costituiscono la causa di gran lunga più frequente di mortalità e invalidità nella popolazione adulta, in associazione all’infarto miocardico che si colloca al primo posto, all’ictus cerebrale subito al secondo posto ed alle arteriopatie periferiche (soprattutto arti inferiori) ai primi posti. Milioni di persone sono interessate da queste problematiche.

La principale lotta alle malattie vascolari consiste nella prevenzione che comprende l’informazione e l’educazione per un più corretto stile di vita, per un più efficace controllo dei principali fattori di rischio e per consentirne una diagnosi precoce con un conseguente trattamento sia esso medico farmacologico o chirurgico.

Le malattie vascolari possono interessare le arterie (vasi che portano sangue dal cuore ai vari organi) dette quindi arteriopatie, o interessare le vene (vasi che portano sangue dai vari organi al cuore) dette quindi flebopatie. Oggi ne parliamo con Luciano Allegretti,

Angiologo specializzato in Wound Care, 

Medico Subacqueo ed Iperbarico, oggi operativo nel Centro Calabrese di Cavallino.

INTERVISTA ALL’ANGIOLOGO, LUCIANO ALLEGRETTI 

Quali sono le cause più frequenti di malattia dell’arteria o arteriopatia?

“La causa più frequente di arteriopatia è l’arteriosclerosi (piccoli vasi arteriosi) o degenerazione sclerotica cioè indurativa della parete del vaso che quindi perde la sua naturale elasticità. Una manifestazione importante dell’arteriosclerosi è l’aterosclerosi, ovvero l’accumulo di sostanze lipidiche ( colesterolo ) per cui si forma la cosiddetta placca ateromasica che tende a restringere (stenosi) o ostruire il lume dei vasi, anche perché sulla placca che restringe può formarsi un deposito di sangue (trombo) che può occludere anche in modo rapido il vaso.

La placca ateromasica con o senza trombo sovrapposto oltre a ostacolare meccanicamente il flusso del sangue può rompersi e il frammento (embolo) può, seguendo il flusso di sangue, raggiungere un vaso più piccolo nell’organo bersaglio e quindi con un vero e proprio sistema ad imbuto ostruirlo determinando un’ischemia ed eventualmente necrosi del tessuto pertinente al vaso”. 

Quali sono i principali fattori di rischio delle arteriopatie?

“La degenerazione aterosclerotica delle arterie è in relazione con diversi fattori chiamati di rischio, quali in particolare l’aumento la scarsa gestione della pressione arteriosa (in genere superiore ai valori di 140/90), la glicemia cronicamente scompensata (diabete NID/ID), l’aumento dei lipidi ematici, soprattutto del colesterolo, il fumo di sigaretta, l’obesità, la vita sedentaria, lo stress, l’uso di contraccettivi orali e la predisposizione familiare. Recentemente sono stati individuati come fattori di rischio anche l’aumento dell’omocisteina nel sangue e nelle forme arteritiche anche l’uso di sostanze stupefacenti, alcuni processi infettivi e la presenza di anticorpi nel sangue come gli anticorpi antifosfolipidi o anticorpi antinucleo.

L’unione di due fattori come ad esempio il fumo di sigaretta e l’ipertensione arteriosa, aggrava di molto il rischio.

L’età è inoltre un fattore di rischio importante e per quanto riguarda il sesso gli uomini sono più colpiti in genere delle donne, ma dopo la menopausa il fattore tende ad invertirsi.

La prevenzione delle malattie vascolari consiste soprattutto nel monitoraggio degli esami laboratoristici in associazione all’ecocolordoppler dei Tronchi sovraortici (TSA) e una terapia mirata con il fine di gestire i fattori di rischio individuati durante la visita angiologica”. 

 Cosa si intende per screening, diagnosi e terapia precoce?

“Nelle fasce d’età più a rischio vale a dire superiori a 55 anni in genere o anche in quelle minori, se la familiarità è positiva o sono presenti stili di vita non corretti, è bene condurre nella popolazione un’indagine (screening) per individuare i soggetti portatori di fattori di rischio. In tali soggetti è indicato controllare e correggere i principali fattori di rischio modificabili come l’ipertensione arteriosa o il fumo.

Inoltre è bene indagare se sono già presenti o sono stati presenti in passato segni clinici o sintomi di arteriopatia. Il Medico di Famiglia, seguendo un modello innovativo di Medicina d’Iniziativa, meglio di chiunque altro è in grado di condurre questo screening di base e di selezionare quindi i soggetti più a rischio in senso lato.

In questi soggetti a rischio poi è opportuno condurre visite specialistiche e soprattutto esami, oltre che di routine come quelli ematici, l’elettrocardiogramma ecc., anche più specifici come ad esempio l’ecodoppler carotideo o l’ecografia dell’aorta addominale o l’ecodoppler degli arti inferiori, utili alla diagnosi precoce dell’arteriopatia (cioè prima che la malattia si manifesti in modo conclamato e irreversibile). È intuibile che altrimenti questa malattia porterebbe inevitabilmente, qualora non diagnosticata e trattata in tempo, o ad un ictus cerebrale o ad una rottura di un aneurisma o ad una gangrena di un arto”. 


Dunque, lo screening ci può salvare la vita...

Oggi uno screening nella popolazione a rischio per una diagnosi precoce di malattia vascolare è proponibile e auspicabile in quanto permesso dall’utilizzo in ambiente specialistico di apparecchiature innocue, non invasive e precise come gli ecografi o ecodoppler che utilizzano solo ultrasuoni.

Nella maggior parte delle arteriopatie importanti riscontrate con questo sistema è opportuno instaurare almeno una terapia medica e nutrizionale, che riduce cioè la possibilità di progressione della placca ateromasica o di formazione di un trombo. Ma in alcuni casi selezionati e ulteriormente studiati è opportuno applicare anche un intervento di correzione chirurgica della lesione vascolare, anche se questa è asintomatica ma a rischio, cioè anche se non si è ancora manifestata la malattia. Questo vale soprattutto per quelle stenosi carotidee giudicate a rischio di ictus o ad esempio per quegli aneurismi dell’aorta addominale giudicati a grave rischio mortale di rottura.

In ogni caso una lesione ateromasica (placca) riscontrata mediante tale sistema ecografico cioè ad ultrasuoni merita di essere seguita nel tempo sempre con lo stesso metodo, anche se viene corretta chirurgicamente (follow up)”. 

Gaetano Gorgoni

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