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Scuola sicura, i consigli degli esperti per distinguere il covid dall’influenza

Per evitare problemi cerchiamo di seguire i consigli giusti: gli esperti dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù ci spiegano quali sono le regole per l’accesso in classe

Tutti a scuola con tanti punti interrogativi, ma con una grande voglia di ricominciare. Per evitare problemi cerchiamo di seguire i consigli giusti: gli esperti dell’ospedale pediatrico tra i più importanti d’Europa ci spiegano quali sono le regole per l’accesso in classe e le indicazioni per non confondere i mali di stagione con l’infezione da SARS-CoV2. Le novità sono tante: cambiamo le modalità di relazione, con limiti pesanti al contatto fisico e alla condivisione materiale. Vengono utilizzati diversamente gli spazi e la mascherina diventa una costante, che limita anche la nostra espressività e la comunicazione non verbale. Tante novità che possono generare ansia e confusione, ma che devono essere affrontate con un “approccio sereno”. 

Partiamo da uno dei concetti basilari della psicologia: il genitore deve sforzarsi di non trasmettere ansia ai figli. Gli esperti del Bambino Gesù suggeriscono di aiutare bambini e ragazzi ad abituarsi alle nuove routine (ad esempio organizzando a casa, con i più piccoli, giochi con le mascherine) e di fare attenzione ai possibili segnali di stress legati a questo periodo così particolare (alterazioni nel ritmo e/o nella qualità del sonno, nervosismo eccessivo, cambiamenti nell’alimentazione) per affrontarli insieme. Insomma, il lavoro di rasserenamento deve partire dai pilastri di una famiglia. Un ruolo fondamentale in questa attività di “comunicazione emozionale” c’è l’hanno gli insegnanti: l’invito è a raccontare in modo chiaro e semplice le novità di quest’anno agli studenti, sottolineando l’utilità delle misure di protezione che dovranno rispettare.  Gli esperti chiariscono che questo è anche un modo per renderli disponibili a collaborare e a sentirsi parte attiva del cambiamento. 

“Bisogna trovare nuove forme di comunicazione non verbale (ad esempio mimando con le mani i concetti espressi a voce): questa è l’indicazione per superare le difficoltà di comunicazione legate all’uso della mascherina. Massima attenzione, infine, ai segnali di disagio manifestati in classe. Ai bambini e ai ragazzi è necessario trasmettere i messaggi di fiducia e insegnare loro ad ascoltare con attenzione genitori e insegnanti sulle novità del ritorno a scuola, senza avere paura di fare domande, “chiarire dubbi e di sentirsi parte di un gruppo che insieme cerca di proteggere tutti, soprattutto i più deboli”. 

LE REGOLE FONDAMENTALI DEL RITORNO IN CLASSE 

Si torna in classe con delle regole stabilite dal comitato tecnico scientifico presso il ministero della salute: innanzitutto sarà necessaria la misurazione della temperatura prima di uscire da casa. Su questo c’è stato un duro dibattito fra la ministra Azzolina e qualche presidente di Regione che chiedeva misurazioni della temperatura all’ingresso di scuola. In alcune scuole private questo viene fatto per iniziativa delle stesse.  Se la febbre è superiore ai 37,5°, va allertato il proprio pediatria di famiglia. È obbligatorio a partire dai 6 anni di età, soprattutto negli spazi comuni, l’uso delle mascherine: potranno essere abbassate solo se seduti, in classe, e adeguatamente distanziati. Inoltre, se un bambino presenta dei sintomi mentre è a scuola, dovrà essere isolato in un'area apposita, assistito da un adulto e i genitori dovranno essere immediatamente allertati e attivati. “In caso di un bambino positivo al tampone, saranno avviate indagini tra i contatti e sarà il Dipartimento di Prevenzione della ASL competente a stabilire le eventuali chiusure”.

INFLUENZA DI STAGIONE O COVID-19? I SINTOMI DA TENERE D’OCCHIO

La cosa più importante che devono fare i genitori e quella di monitorare i propri figli: la febbre non deve essere mai sottovalutata e nemmeno alcuni segnali che potrebbero essere il campanello d’allarme del COVID-19.Il segnale che deve fare alzare la guardia in famiglia è la febbre. La temperatura superiore ai 37,5° o la comparsa di almeno un sintomo tra tosse insistente e senza catarro, brividi, dolore muscolare, gola infiammata e mal di testa possono indicare che il bambino sia stato infettato dal virus SARS-CoV2 - spiegano i pediatri del Bambino Gesù - Sono stati segnalati altri sintomi meno comuni come nausea, vomito, diarrea, perdita del gusto o dell’olfatto. In ogni caso la febbre oltre i 37,5°, che non scende nemmeno con gli antipiretici, è il primo segnale importante. Se si sospetta che il bambino sia entrato in contatto stretto con un caso confermato o probabile di COVID-19 nei 14 giorni precedenti la comparsa dei primi sintomi, è importante che rimanga a casa e che vanga contattato il pediatra, che identificherà i sintomi e, a seconda della loro gravità, potrà far eseguire i test necessari”.

Gaetano Gorgoni

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