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Attaccati da uno squalo mentre sono in kayak: due canoisti vivi per miracolo

L'incredibile disavventura, avvenuta nei mari salentini, è stata raccontata da uno dei due protagonisti.

Attaccati da uno squalo di 3 metri e vivi per miracolo: una disavventura che sarebbe potuta sfociare in tragedia e che no, non è avvenuta nelle acque della California, ma lungo le coste salentine. 

La vicenda, avvenuta domenica mattina tra Castellaneta e Ginosa Marina, nel Tarantino,  è stata raccontata direttamente da uno dei due malcapitati, ancora sotto shock per l'incredibile esperienza vissuta. 

Mi è successo ciò che non avrei mai potuto immaginare nemmeno con la più fervida immaginazione - scrive Giuseppe Lorusso su Facebook - Domenica mattina mentre con il mio compagno di Kayak Dino eravamo in mare e da Ginosa Marina ci stavamo dirigendo verso Castellaneta Marina, è successo quello che nessun amante degli sport di mare vorrebbe che gli succedesse: l’incubo peggiore.

Arrivati ai primi lidi di Castellaneta Marina a circa 70 metri dalla costa (4 metri di profondità) a circa 10 metri di fronte a noi abbiamo intravisto una grossa sagoma immobile che galleggiava. Andavamo a velocità moderata con il mezzo e mentre ci avvicinavamo sempre più, ci siamo accorti che era un grosso squalo. La bestia non ci ha dato il tempo di riflettere e ci ha attaccato con tutto il suo impeto e la sua ferocia cercando di addentare lateralmente sulla sinistra lo scafo del mio kayak (ci sono ancora i graffi dei suoi denti sulla fiancata del mio mezzo).In quel frangente il mio amico terrorizzato da dietro ha visto tutta la scena. Io con lucidità e freddezza ho contrastato vigorosamente con la mia pagaia l’attacco dello squalo che ha tentato un paio di volte di farmi cadere dal mezzo, prima lateralmente e poi passando di sotto e scuotendo il kayak. A questo punto vi lascio immaginare il fragore dell’assalto e la violenza dell’impatto.

In questo marasma di schiuma e rumore è volato il mio cellulare in acqua dalla staffa a causa di una mia botta forte con la pagaia. Una bestia incazzata di oltre 3 metri e 150 kg di peso. Il mostro marino, dopo aver preso diverse pagaiate in testa dal sottoscritto ha desistito e dapprima ha girato intorno e poi si è inabissato. Lo squalo in questione è senza ombra di dubbio uno squalo toro, tra gli squali italiani più grossi e più aggressivi. È uno squalo che solitamente non attacca l’uomo ma se provocato ed affamato non disdegna affatto.

Premetto che io, in quanto umano, non sono una preda ambita degli squali e rispetto tutti gli animali e gli ecosistemi in generale. Mi considero un ospite in mare e non farei mai del male agli squali che sono all’apice della catena alimentare e quindi, come tali, fondamentali per la salute dei mari. Il mio non vuole tantomeno essere un post sensazionalistico, tutt’altro. È un invito alla prudenza e soprattutto a non sottovalutare mai gli ecosistemi complessi. Il mare è come una foresta con le sue bellezze e i suoi feroci predatori, prima di entrarvi bisogna essere consapevoli che possa accedere l’imponderabile. Come è successo domenica a me.

Sono rimasto in stato di shock per due giorni e tutt’ora ho ancora gli incubi. Il mare ti dà tutto e ti toglie tutto. Chi lo vive tutto l’anno come me ne è consapevole. Dell’attacco con lo squalo mi porterò sempre con me la mia irrefrenabile voglia di vivere, la mia lucidità nel combatterlo e soprattutto gli occhi di quel feroce predatore che prima di lasciarmi inabissandosi nel blu mi ha guardato. Ci siamo guardati come due lottatori entrambi illesi e questo è tutto. Qualche amico a cui gli ho raccontato il fatto mi ha chiesto se avessi intenzione di continuare a fare kayak. Gli ho risposto di sì. Ho fatto una segnalazione alla capitaneria di porto di Taranto ed al comune di Castellaneta”.

Immagine di repertorio




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