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Il rapporto Almalaurea sui laureati all'UniSalento

Presentato stamattina all'Università di Bologna il XXIV Rapporto 2022 sul profilo e la condizione occupazionale dei laureati. I dati dell'ateneo leccese.

Il Rapporto di AlmaLaurea sul Profilo dei laureati ha analizzato le performance formative di circa 300mila laureati del 2021 di 77 università. In particolare, si tratta di 169 mila laureati di primo livello, 95mila dei percorsi magistrali biennali e 35 mila a ciclo unico. Il Rapporto di AlmaLaurea sulla Condizione occupazionale dei laureati ha analizzato 660mila laureati, di 76 università, di primo e secondo livello del 2020, 2018 e 2016 contattati, rispettivamente, a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo. Il Rapporto riguarda i laureati dell'Università del Salento; il confronto con i relativi dati nazionali è riportato nelle tabelle di sintesi.

IL PROFILO DEI LAUREATI DELL'UNIVERSITÀ DEL SALENTO
I laureati nel 2021 dell'Università del Salento coinvolti nel XXIV Rapporto sul Profilo dei laureati sono 2.888. Si tratta di 1.825 di primo livello, 853 magistrali biennali e 203 a ciclo unico; i restanti sono laureati in altri corsi pre-riforma. Per esigenze di sintesi, si riporta l’analisi delle performance formative dei laureati di primo livello e dei laureati magistrali biennali.

CITTADINANZA, PROVENIENZA E BACKGROUND FORMATIVO
La quota di laureati di cittadinanza estera è complessivamente pari allo 0,5%: lo 0,4% tra i triennali e lo 0,7% tra i magistrali biennali. Il 2,6% dei laureati proviene da fuori regione; in particolare è il 2,6% tra i triennali e il 2,6% tra i magistrali biennali. È in possesso di un diploma di tipo liceale (classico, scientifico, linguistico, ...) il 74,8% dei laureati: è il 72,5% per il primo livello e il 76,4% per i magistrali biennali. Possiede un diploma tecnico il 20,9% dei laureati: è il 22,2% per il primo livello e il 20,8% per i magistrali biennali. Residuale la quota dei laureati con diploma professionale.

ETÀ, REGOLARITÀ E VOTO DI LAUREA: LA RIUSCITA NEGLI STUDI UNIVERSITARI
L’età media alla laurea è 26,1 anni per il complesso dei laureati, nello specifico di 25,0 anni per i laureati di primo livello e di 28,0 anni per i magistrali biennali. Un dato su cui incide il ritardo nell’iscrizione al percorso universitario: non tutti i diplomati, infatti, si immatricolano subito dopo aver ottenuto il titolo di scuola secondaria superiore. Il 59,2% dei laureati termina l’università in corso: in particolare è il 56,8% tra i triennali e il 66,1% tra i magistrali biennali. Il voto medio di laurea è 105,0 su 110: 102,7 per i laureati di primo livello e 109,8 per i magistrali biennali.

TIROCINI CURRICULARI, ESPERIENZE ALL’ESTERO E LAVORO DURANTE GLI STUDI
Il 68,0% dei laureati ha svolto tirocini riconosciuti dal proprio corso di studi: è il 68,1% tra i laureati di primo livello e il 78,4% tra i magistrali biennali (valore, quest’ultimo, che cresce all’87,8% considerando anche coloro che l’hanno svolto solo nel triennio). Ha compiuto un’esperienza di studio all’estero riconosciuta dal corso di laurea (Erasmus in primo luogo) l’8,3% dei laureati: il 9,2% per i triennali e il 6,2% per magistrali biennali (quota, quest’ultima, che sale al 12,6% considerando anche coloro che le hanno compiute solo nel triennio). Il 60,4% dei laureati ha svolto un’attività lavorativa durante gli studi universitari: è il 59,7% tra i laureati di primo livello e il 64,2% tra i magistrali biennali.

LA SODDISFAZIONE PER L’ESPERIENZA UNIVERSITARIA
Per analizzare la soddisfazione per l’esperienza universitaria appena conclusa si è scelto di prendere in considerazione l’opinione espressa dal complesso dei laureati in merito ad alcuni aspetti. Il 92,6% dei laureati è soddisfatto del rapporto con il corpo docente e l’86,9% ritiene il carico di studio adeguato alla durata del corso. In merito alle infrastrutture messe a disposizione dall’Ateneo, il 77,1% dei laureati che le ha utilizzate considera le aule adeguate. Più in generale, il 93,7% dei laureati si dichiara soddisfatto dell’esperienza universitaria nel suo complesso. E quanti si iscriverebbero di nuovo all’Università? Il 74,9% dei laureati sceglierebbe nuovamente lo stesso corso e lo stesso Ateneo, mentre il 6,8% si iscriverebbe nuovamente allo stesso Ateneo, ma cambiando corso.

LA CONDIZIONE OCCUPAZIONALE DEI LAUREATI DELL'UNISALENTO
L’Indagine sulla Condizione occupazionale ha riguardato complessivamente 5.120 laureati dell'Università del Salento. I dati si concentrano sull’analisi delle performance dei laureati di primo e di secondo livello usciti nel 2020 e intervistati a un anno dal titolo e su quelle dei laureati di secondo livello usciti nel 2016 e intervistati dopo cinque anni.

LAVORO, I LAUREATI TRIENNALI A UN ANNO DALLA LAUREA
L’Indagine ha coinvolto 1.633 laureati triennali del 2020 contattati dopo un anno dal titolo (nel 2021). L’80,9% dei laureati di primo livello, dopo il conseguimento del titolo, decide di proseguire il percorso formativo con un corso di secondo livello (marginale la quota di chi si iscrive ad un corso triennale). Dopo un anno, l’80,1% risulta ancora iscritto all’università. Per un’analisi più puntuale, pertanto, vengono di seguito fotografate le performance occupazionali dei laureati di primo livello che, dopo l’ottenimento del titolo, hanno scelto di non proseguire gli studi universitari e di immettersi direttamente nel mercato del lavoro. Isolando quindi i laureati triennali dell'Università del Salento che, dopo il titolo, non si sono mai iscritti a un corso di laurea (18,6%), è possibile indagare le loro performance occupazionali a un anno dal titolo.

A un anno dal conseguimento del titolo, il tasso di occupazione (si considerano occupati tutti coloro che sono impegnati in un’attività retribuita, di lavoro o di formazione) è del 63,0%, mentre quello di disoccupazione (calcolato sulle forze di lavoro, cioè su coloro che sono già inseriti o intenzionati a inserirsi nel mercato del lavoro) è pari al 20,6%.

Tra gli occupati, il 22,5% prosegue il lavoro iniziato prima della laurea, il 19,4% ha invece cambiato lavoro; il 58,1% ha iniziato a lavorare solo dopo il conseguimento del titolo. Il 23,0% degli occupati può contare su un lavoro alle dipendenze a tempo indeterminato, mentre il 43,7% su un lavoro non standard (in particolare su un contratto alle dipendenze a tempo determinato). L’11,9% svolge un’attività autonoma (come libero professionista, lavoratore in proprio, imprenditore, ecc.).

Il lavoro part-time coinvolge il 33,3% degli occupati. La retribuzione è in media di 1.100 euro mensili netti. Ma quanti fanno quello per cui hanno studiato? Si è presa in esame l’efficacia del titolo, che combina la richiesta della laurea per l’esercizio del lavoro svolto e l’utilizzo, nel lavoro, delle competenze apprese all’università. Il 37,6% degli occupati considera il titolo molto efficace o efficace per il lavoro svolto. Più nel dettaglio, il 32,5% dichiara di utilizzare in misura elevata, nel proprio lavoro, le competenze acquisite all’università.

LAVORO, I LAUREATI DI SECONDO LIVELLO A UNO E CINQUE ANNI DALLA LAUREA
I laureati di secondo livello del 2020 contattati dopo un anno dal titolo sono 1.042 (di cui 827 magistrali biennali e 215 magistrali a ciclo unico), quelli del 2016 contattati a cinque anni sono 1.223 (di cui 985 magistrali biennali e 238 magistrali a ciclo unico).

A un anno
Tra i laureati di secondo livello del 2020 intervistati a un anno dal conseguimento del titolo, il tasso di occupazione (si considerano occupati quanti sono impegnati in un’attività retribuita, di lavoro o di formazione) è pari al 63,9% (68,6% tra i magistrali biennali e 47,6% tra i magistrali a ciclo unico). Il tasso di disoccupazione, calcolato sulle forze di lavoro, è pari al 20,8% (18,5% tra i magistrali biennali e 30,6% tra i magistrali a ciclo unico). Il 19,4% prosegue il lavoro iniziato prima della laurea, il 17,0% ha invece cambiato lavoro; il 63,0% ha iniziato a lavorare solo dopo il conseguimento del titolo. Tra i laureati magistrali biennali tali percentuali sono, rispettivamente, pari a 20,6%, 17,2% e 62,2%; tra i magistrali a ciclo unico sono pari a 11,4%, 15,9% e 68,2%. Il 21,2% degli occupati può contare su un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato, mentre il 54,3% su un lavoro non standard (in particolare su un contratto alle dipendenze a tempo determinato). Il 5,2% svolge un’attività autonoma (come libero professionista, lavoratore in proprio, imprenditore, ecc.). Tra i magistrali biennali tali percentuali sono, rispettivamente, pari a 21,8%,
52,3% e 5,6%; tra i magistrali a ciclo unico sono pari a 17,1%, 68,3% e 2,4%. Il lavoro part-time coinvolge il 29,4% degli occupati (29,5% tra i magistrali biennali e 29,3% tra i magistrali a ciclo unico). La retribuzione è in media di 1.193 euro mensili netti (1.205 euro per i magistrali biennali e 1.108 euro per i magistrali a ciclo unico). Il 69,6% degli occupati ritiene la laurea conseguita molto efficace o efficace per il lavoro che sta svolgendo (il 69,8% tra i magistrali biennali e il 68,3% tra i magistrali a ciclo unico); inoltre, il 61,0% dichiara di utilizzare in misura elevata, nel proprio lavoro, le competenze acquisite durante il percorso di studi (60,4% tra i magistrali biennali e 65,9% tra i magistrali a ciclo unico).

A cinque anni
Il tasso di occupazione dei laureati di secondo livello del 2016, intervistati a cinque anni dal conseguimento del titolo, è pari all’83,6% (86,4% per i magistrali biennali e 72,1% per i magistrali a ciclo unico). Il tasso di disoccupazione è pari all’8,6% (6,9% per i magistrali biennali e 15,8% per i magistrali a ciclo unico). Gli occupati assunti con contratto a tempo indeterminato sono il 53,8%, mentre gli occupati che svolgono un lavoro non standard sono il 20,6%. Svolge un lavoro autonomo il 17,4%. Tra i magistrali biennali tali percentuali sono, rispettivamente, pari a 57,0%, 21,5% e 13,1%; tra i magistrali a ciclo unico sono pari a 38,8%, 16,3% e 37,8%. Il lavoro part-time coinvolge il 10,8% degli occupati (11,0% tra i magistrali biennali e 10,2% tra i magistrali a ciclo unico). Le retribuzioni arrivano in media a 1.481 euro mensili netti (1.489 per i magistrali biennali e 1.434 per i magistrali a ciclo unico). Il 74,5% degli occupati ritiene la laurea conseguita molto efficace o efficace per il lavoro svolto (è il 75,4% tra i magistrali biennali e il 69,9% tra i magistrali a ciclo unico); il 66,4% dichiara di utilizzare in misura elevata, nel proprio lavoro, le competenze acquisite all’università (68,2% tra i magistrali biennali e 58,2% tra i magistrali a ciclo unico). Ma dove vanno a lavorare? Il 70,2% dei laureati è inserito nel settore privato, mentre il 25,6% nel pubblico; il 4,3% lavora nel non-profit. L’ambito dei servizi assorbe l’84,2%, mentre l’industria accoglie il 15,3% degli occupati; 0,4% la quota di chi lavora nel settore dell’agricoltura.


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