Cultura Lecce 

“Ce Qu’il Reste”: i più significativi scatti di Carlo Garzia a Lecce

Il catalogo della mostra monografica in corso a Lecce sarà presentato da Liberrima, mercoledì 15 dicembre alle 18, insieme all’autore Carlo Garzia. Ingresso libero

Prosegue per tutto il periodo natalizio la mostra monografica CE QU’IL RESTE, Carlo Garzia, fotografie dal 1975 ad oggi, a Lecce nelle splendide sale del Castello Carlo V.

Per la prima volta in assoluto i più significativi scatti dal grande archivio dell’autore pugliese vengono mostrati e celebrati in mostra ed anche attraverso una preziosa pubblicazione, un catalogo contenente una grande selezione di immagini, interviste e contenuti d’approfondimento, che verrà presentato a Lecce il prossimo mercoledì 15 dicembre alle 18, da Liberrima. Il fotografo pugliese commenterà alcuni suoi scatti con il pubblico ed il curatore Andrea Laudisa.

Il progetto di Liberrima “Bitume Copy/Past*” per “Puglia Luoghi della Bellezza” è diretto dal collettivo Positivo Diretto, curatori del Bitume Photofest e sostenuto dalla Regione Puglia.

Il catalogo, edito da I Liberrimi, grafica ed editing di Valerio Nicoletti, contiene 165 immagini dal prezioso archivio dell’autore ed i testi critici di Roberta Valtorta, Alessia Venditti e la lunga intervista all’autore a cura di Andrea Laudisa; Il lavoro di Carlo Garzia, classe 1944, protagonista principale di questa sezione invernale del festival Bitume Photofest, racconta le sue visioni in Puglia e in giro per il mondo negli ultimi cinquant’anni. Il corpus di immagini per la prima volta selezionate dal suo grande archivio, è una miniera di storie.

Roberta Valtorta, definisce Garzia “Un flâneur tra la Puglia, Parigi, l’America” e continua “L’opera di Carlo Garzia, fotografo solitario, professore di Francese al liceo e raffinato conoscitore della storia e della letteratura d’Oltralpe, motociclista nel paesaggio e amante delle città, ammiratore incondizionato dell’idea di cultura come esito dialettico del conoscere e perno dell’esperienza (che non sarà mai solo sensoriale, né solo affettiva ma sempre anche intellettuale), quella cultura che permette di leggere la condizione umana e indagare i luoghi, le architetture, la memoria — è profonda e ramificata anche se, e anzi proprio perché semplice nelle strutture e nei misurati elementi che la costituiscono: non troveremo mai una sua fotografia affollata di cose, ridondante e non necessaria. Garzia è anche schiettamente lontano da ogni tentazione di tipo volutamente “poetico” o pittoricista, da cui non è sfiorato neppure, come spesso accade in fotografia, nell’uso della luce. Questa, nella sua opera, non rende mai attraente o spettacolare l’immagine né, tanto meno, assume un significato mistico o simbolico, mai appare “rivelata”, ma ha per lui, uomo con un piede nei territori assolati del Mediterraneo e uno nei grandi cieli e nelle lumières di Parigi, solo le caratteristiche della luce che esiste nella natura e ne è parte, ed è lì per rendere possibile la visione e mostrare le cose, come vuole il pensiero laico di discendenza illuministica.” (frammento dal catalogo)

“SUDD” (Con due D, che è un omaggio al teatro dell’ignoranza di Perla Peragallo e Leo de Berardinis) è tra le sezioni più corpose in mostra e nel catalogo, una grande ed intensa finestra sul Meridione d’Italia. Garzia sul rapporto personale con il suo Sud ci racconta: “Molto semplicemente lo possiamo definire di odio e amore anche perché io sono il classico déraciné, o “sradicato”. A causa del lavoro di mio padre nelle età più critiche, quella adolescenziale e quella post adolescenziale sono stato strappato prima alla Calabria e poi a Palermo, città che ho molto amato, dove ho fatto la scuola sino alla seconda Liceo. Poi finita la carriera mio padre volle tornare a Bari nonostante il parere contrario mio e di mia madre. La mia prima fotografia la scattai con un Agfa Optima proprio nel giardino botanico di Palermo. Una volta recuperato il rapporto con Bari mi sono nutrito del fascino di un’intera regione, soprattutto negli aspetti del sacro, forse anche per sublimare l’impossibilità di poter andare a Parigi a studiare antropologia. Comunque tutto il mio interesse per le feste popolari aveva questa doppia natura, da un lato questa vocazione antropologica dall’altra parte una specie di lato crudele che mi derivava dalla scoperta di autori come Diane Arbus. Solo da Ghirri in poi, con il mio coinvolgimento in Viaggio in Italia ho scoperto la Puglia come paesaggio; un paesaggio in forte trasformazione e non sempre in senso positivo.”

Info per il catalogo della mostra “CE QU’IL RESTE”: direttamente presso Liberrima a Lecce oppure scrivendo a positivodiretto@gmail.com Info per accesso alla mostra monografica al Castello Carlo V: 0832.246517

“Puglia Luoghi della Bellezza” è un progetto di Libreria Liberrima a cura di Positivo Diretto, sostenuto dalla Regione Puglia. 

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