Cronaca Lecce 

Polizia Penitenziaria allo sbando, l'Osapp scrive a Mattarella

Il sindacato autonomo, tramite il segretario Ruggiero Damato, invia al Presidente della Repubblica un'accorata missiva in cui si denunciano le condizioni in cui opera la Polizia Penitenziaria.

Ruggiero Damato, Segretario Regionale dell'OSAPP (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria), si fa portavoce dell'insoddisfazione e delle problematiche che interessano il corpo della Polizia Penitenziaria, in particolar modo per quanto concerne la formazione professionale, affidata a personale civile che poco conosce le dinamiche delle carceri, con una lettera aperta inviata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

''Illustrissimo Presidente Sergio Mattarella, chi Le scrive è un sindacalista del l'Osapp, Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria, ma anche Assistente Capo Coordinatore della Polizia Penitenziaria da quasi trent'anni, in questo momento storico, più che in altri, questo Corpo dello Stato vive in un totale stato di abbandono, tanto nella forma quanto nella sostanza.

La superficialità e lo sconforto, ha preso il sopravvento in ogni settore, la qualità della formazione che ogni appartenente al Corpo riceve, è a dir poco scandalosa e priva di ogni logica, i piani formativi, ad esempio, sono creati da personale civile che nulla ha a che fare con il delicatissimo ruolo che ha la Polizia Penitenziaria, ma composta da professionisti della gestione delle risorse umane o della pedagogia, che nulla hanno a che fare con il mestiere del poliziotto penitenziario, eroi senza volto e senza guida, allo sbando.

Tali soggetti non conoscono il freddo delle chiavi d’ottone, non hanno mai indossato una divisa o uniforme, perché spesso obiettori di coscienza, non hanno minimamente la percezione del cattivo odore delle galere, non hanno mai incontrato il disagio che traspare negli occhi di chi è disperatamente recluso e considerato lo scarto della società, ma di fatto persone in carne e ossa che chiede aiuto allo Stato in quanto emarginati, tossico dipendente, alcolista o semplicemente persona di basso profilo sociale, eppure qualcosa o qualcuno li conferisce loro il compito di formare il poliziotto penitenziario, per cui formatori senza formazione di genere.

Presidente se Lei interrogasse ciascuno di noi, sono sicuro, non troverebbe molti in grado di interpretare correttamente quell’ingiustificabile uscita del Vessillo dallo schieramento, ma la stragrande maggioranza pensa che possa trattarsi di un semplice errore, una banale dimenticanza all’interno di una sequenza di movimenti da imparare a memoria e senza un particolare significato, per cui proprio quello che poc'anzi dicevo, manca quell’essere formati come poliziotti, cultura dei simboli e delle prescrizioni che sono anche buona parte della nostra sostanza, in quanto forma sostanziale, che abbiamo disperatamente bisogno di recuperare, in sostanza il senso di appartenenza.

Non c’è più un solo corso di formazione nel quale si spieghi fino alla nausea, ad esempio, il perché dei colori della Bandiera, del come la si piega, del come la si custodisce o saluta, rendendo tutto improvvisazione delle quali Lei purtroppo ne è a conoscenza dove ha potuto costatare in occasioni di ricorrenza annuale del Corpo di polizia penitenziaria, ragioni per cui in occasioni di solenni cerimonie c’è chi fa il saluto militare e chi no.

Ogni altra Forza di Polizia, ogni altro Corpo armato dello Stato ha vertici provenienti dalle sue stesse radici, il Corpo di Polizia Penitenziaria ha ai suoi vertici numerosi magistrati, fra i migliori con grande caratura professionale e umana nel Loro campo ovviamente, ci faccia passare il termine Presidente, molto avulsi dal contesto carcerario, quello vero, quotidiano, privo di scrivanie su cui immaginare teorie migliorative non applicabili in quanto chi non vive e conosce il carcere non può realmente immaginare le vere esigenze e trovare rispettivi correttivi applicabili.

Egregio Presidente, ci aiuti a riconquistare la nostra essenza di poliziotti e le nostre grandi capacità di risoluzione attraverso una vera riforma del Corpo, e chiamando a formare le nuove leve da professionisti del settore, noi ne conosciamo tanti nelle fila della polizia penitenziaria, anche nelle fila della Magistratura, ci permettiamo di citare qualcuno, come il dottor Di Matteo, dottor Gratteri, dottor Ardita e altri ancora, mi creda la sorprenderà la vera polizia penitenziaria composta da donne e uomini di grande spessore umano e professionale, Le dimostreremo di poter far meglio dei migliori dei migliori, come abbiamo fatto in 205 anni in silenzio e con tanta umanità, abnegazione e professionalità, al servizio del Paese''.


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