Cronaca Lecce 

Richiamato dalle urla strazianti di Eleonora, il testimone: «Ho visto una sagoma col coltello»

Il racconto del vicino di casa che per primo ha allertato i soccorsi: ha sentito rumori sospetti mentre stava portando a spasso il suo cane

Stava portando a spasso il suo cane quando è stato attirato da rumori sospetti. L’urlo straziante di una donna e poi schiamazzi e rumori di mobili. Luigi, il testimone oculare della strage di via Montello, ricorda con non poco turbamento quanto è accaduto la sera del 21 settembre.

È stato lui il primo ad allertare i carabinieri e chiedere aiuto nella triste vicenda che ha scosso Lecce e l’Italia intera.

«Abito in via Montello di fronte all’abitazione di Eleonora e Daniele – ci racconta -  Quella sera avevo il turno libero dal lavoro e intorno alle 20.30, poco prima di cena, ero sceso in strada con il mio cane. Mi stavo dirigendo verso via Martiri D’Otranto quando ho sentito un urlo straziante di donna echeggiare in strada. La zona in cui abito è particolarmente silenziosa, soprattutto a quell’ora della sera. L’urlo della donna è stato seguito da borbottii e da un trambusto di mobili spostati. Non ho esitato a chiamare il 112 per allertarli, pensando che si trattasse di una lite domestica. Il primo pensiero che ho avuto è stato quello di un aspro litigio tra due fidanzati, e non nego di aver pensato anche ad un uomo che picchiava una donna.

Dopo aver allertato i carabinieri ho cercato di capire da quale edificio arrivassero le urla e ritornando su via Montello ho notato che le luci della tromba delle scale del civico 2 erano accese.

Lungo le scale era riverso il corpo di Daniele, e ho notato che aveva dei pantaloncini bianchi sporchi di sangue. Ho immediatamente richiamato i carabinieri per segnalare la presenza di un uomo ferito che non si muoveva, raccomandandomi di far arrivare sul posto anche un’ambulanza.

Subito dopo aver chiuso la chiamata ho visto la sagoma di un uomo scendere velocemente le scale e dirigersi verso l’uscita. Mi sono allontanato per osservare la scena e ho notato che l’uomo aveva in mano un grosso coltello insanguinato. Indossava dei jeans e una felpa nera, sulle spalle uno zainetto chiaro. Ho provato a guardarlo in viso, ma il cappuccio tirato sulla testa gli faceva ombra sul volto.

Credo che lui mi abbia notato e non nego di aver temuto per la mia incolumità, ma mi sono sentito protetto dal mio cane, che è di grossa taglia.

Girato l’angolo, l’uomo si è allontanato a passo svelto verso via Martiri d’Otranto, che è la strada più buia del quartiere».

Tutto quello che è avvenuto dopo, è purtroppo una storia nota.


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