Cronaca Puglia sette 

Nuovo colpo alla Scu: blitz della finanza, scattano 9 arresti per associazione mafiosa

Sgominata una banda operante nel tarantino responsabile tra l'altro di spaccio di stupefacenti, possesso di armi da sparo, contrabbando di t.l.e., scambio politico elettorale mafioso

Nuovo scacco alla Scu: è scattato all'alba il blitz della guardia di finanza in cui sono state arrestate 9 persone con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso.

L'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Lecce, rappresenta l’epilogo dell’operazione “Tabula Rasa” che ha consentito di sgominare un sodalizio criminale di stampo mafioso, operante nella provincia di Taranto, dedito al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, al contrabbando di t.l.e., attività perpetrate anche attraverso la detenzione illecita di armi e munizioni.

Gli arresti sono stati eseguiti a Taranto, principalmente nei quartieri Tamburi e Tramontone.

Nel corso delle indagini è stata accertato che due fratelli tarantini, già appartenenti allo storico sodalizio criminale di stampo mafioso denominato “Sacra Corona Unita”, hanno proseguito negli ultimi anni l’azione delittuosa nell’area tarantina insieme ad altri associati, imponendo la propria presenza anche nei confronti di esponenti di altri clan storici del capoluogo ottenendone il riconoscimento, anche in maniera violenta, nei casi in cui erano stati valutati come irrispettosi alcuni comportamenti.

In un episodio, la compagine criminale aveva anche imposto ad una casa cinematografica - che aveva realizzato le riprese di un film per alcune settimane a Taranto - la guardianìa a cura dei propri sodali dei mezzi e delle attrezzature utilizzate. 

All’associazione era stato affidato, inoltre, il compito di controllare le aree comunali ove effettuare le riprese, individuare le aree di parcheggio, interloquire con gli abitanti dei condomini interessati dalle esigenze di scena pattuendo i compensi da erogare a titolo di ristoro per evitare contrattempi per la produzione.

A fronte di tali servigi il clan riceveva compensi in danaro nonché il controllo monopolistico del reclutamento delle comparse, cosa che sortiva l’effetto di accrescere il prestigio e la fama del sodalizio sul territorio di competenza. 

In un'altra occasione, nel 2018, invece è stato acclarato il procacciamento di voti in occasione delle consultazioni elettorali indette per le elezioni comunali del capoluogo.

 

La forza dell’associazione ha trovato evidenza anche nel vedere il capo indiscusso assunto in un’azienda pubblica nonostante i rilevantissimi precedenti penali, ricoprendo, di fatto, mansioni superiori a quelle spettanti in modo da poter ottenere, in soli 10 anni, una progressione dal I al VI livello, assumendo potere anche nei confronti delle società private di cui condizionava le scelte in forza dell’incarico ricoperto, oltre che della riconosciuta pericolosità criminale.

Numerosi sono stati i reati contestati al sodalizio criminale.

In particolare, hanno gestito lo spaccio di cocaina e hashish, di cui nel corso dell’indagine sono stati effettuati numerosi sequestri.

I militari hanno inoltre sequestrato ingenti quantità di sigarette di contrabbando e anche una pistola con matricola abrasa. Sono state infatti accertate la detenzione illegale di armi comuni da sparo, l’esplosione di colpi di arma da fuoco in luogo pubblico e la detenzione illecita di munizionamento. 

 

E’ stato registrato anche un episodio di danneggiamento di linee ferroviarie finalizzato a screditare l’operato di una società di vigilanza che aveva ottenuto l’appalto sulla linea ferroviaria Martina Franca – Taranto a discapito della società in cui era impiegato un membro del clan.

Al termine delle indagini sono state inoltre segnalate all'attività giudiziaria 46 soggetti che risponderanno con diversi livelli di responsabilità di vari reati, in primis, nei casi più gravi, del reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, finalizzata oltre che al traffico di sostanze stupefacenti ed al contrabbando di t.l.e., anche alle estorsioni in danno di piccoli imprenditori locali e all’imposizione di servizi di guardiania.


 

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