Cronaca Casarano 

Droga, tentato omicidio ed estorsioni: 23 arresti all'alba nel Casaranese, decapitato clan locale

Sono 23 i provvedimenti cautelari eseguiti dai carabinieri del comando provinciale su richiesta della Direzione distrettuale antimafia

Blitz all'alba nel Casaranese: 23 persone sono finite in manette nell'ambito di una complessa operazione che ha portato allo smantellamento di un clan criminale.  

Al termine di una complessa attività di indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Lecce e condotta dal nucleo investigativo del reparto operativo del comando provinciale insieme compagnia di Casarano, i militari hanno eseguito i 23 provvedimenti cautelari, emessi dal Gip su richiesta della DDA: di questi 8 in carcere e gli altri 15 ai domiciliari.

Le accuse sono di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, concorso in duplice tentato omicidio, porto e detenzione abusiva di armi, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione e tentata estorsione.

L'operazione è l’epilogo dell’attività investigativa che, il 26.07.2018, portò i carabinieri del nucleo investigativo ad eseguire dieci fermi nei confronti di dieci degli odierni indagati, in seguito all’omicidio del giovane Francesco Luigi Fasano.

Nell'occasione erano stati fermati Manni Daniele, Rizzo Angelo, Manni Maicol Andrea, Manni Luciano, Manni Biagio, Bevilacqua Pietro, Rimo Luca, Piscopiello Luca e Vantaggiato Gianni e Librando Antonio che rispondevano tutti del delitto di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, i primi due inoltre dell’omicidio di Fasano e solo Manni Daniele, in concorso con altri non identificati, del tentato omicidio di Bevilacqua Pietro e Fasano Francesco Luigi.

L'operazione di oggi ha avuto inizio alle prime luci dell’alba e ha visto il dispiegamento di 120 unità e 70 mezzi.

In carcere sono finiti Bevilacqua Rocco detto “Fettina”, 30enne, Caputo Salvatore detto “U nanu”,  43enne, Stefanelli Paolo detto “mangone”, 39enne di Tricase, Bevilacqua Antonio detto “fettina”, 62enne di Casarano, Librando Ferdinando 54enne nato a Borgomanero (No), Manni Luciano detto “Barbetta”, 68enne di Melissano, Manni Maicol Andrea 29enne di Casarano, e Rizzo Angelo 25enne di Nardò.

 Ai domiciliari invece Caputo Diego Antonio, 25enne di Casarano, Caputo Paola, 38enne, Causo Fabio Antonio, 64enne di Melissano, Cazzato Matteo, 29enne di Gagliano del Capo, Cazzato Rosario, 59enne di Melissano, Ciurlia Stefano, 42enne, Micaletto Natashia, 38enne di Casarano, Pizzi Giuliano detto “tigna”, 60enne di Ugento, Pizzolante Gianluca, 45enne di Ugento, Scorrano Ottavio Salvatore, 35enne di Casarano, Spennato Caterina, 28enne di Casarano, Stamerra Beniamino, 36enne, Tarantino Luca detto “quartara”, 28enne, Vacca Vito Paolo, 25enne di Casarano, Venosa Tommasa Isabella, 40enne di Gallipoli.

 

L’operazione chiamata “La svolta 2.0” è iniziata a seguito dei due episodi di sangue che hanno interessato la cittadina di Melissano il  21.03.2018, con l’omicidio di Manuele Cesari (di fatto deceduto, dopo la sua gambizzazione, in data 27.03.2018 dopo una degenza in ospedale durata 6 giorni) ed il 24.07.2018, con l’efferato omicidio di Francesco Luigi Fasano. Episodi segnati in maniera risolutiva dalla frattura interna al clan capeggiato dai gemelli Librando Antonio e Ferdinando, maturata nell’ambito della spartizione per il controllo del traffico illecito degli stupefacenti sul territorio di riferimento e che ne costituiva il suo “core business”.

Le risultanze investigative hanno evidenziato la scissione della compagine melissanese, fino ad allora ancorata da Cesari Manuele che, in seguito alla sua morte, con il tempo ed i contrasti tra i sodali, ha portato alla creazione di due fazioni/gruppi persistenti con conseguente riorganizzazione di due consorterie criminali; nello specifico il gruppo “barbetta”(costituito da Manni Luciano e i figli Daniele e Maicol Andrea)  si contrappone a quello di Bevilacqua Pietro e Manni Biagio, legate comunque all’egemone famiglia Librando. 

Durante “il riassetto”, il giovanissimo Fasano Francesco Luigi è rimasto legato alla famiglia Bevilacqua, in virtù di una storica amicizia con quest’ultimo sin dai tempi dell’infanzia. 

L’attività tecnico-investigativa ha consentito di documentare l’attualità e l’estrema operatività del clan al cui vertice si pone Librando Antonio, già condannato per associazione per delinquere di tipo mafioso, promotore di un sodalizio criminale operante su Melissano, il quale si è avvalso di Manni Luciano (già condannato per associazione per delinquere di tipo mafioso), Manni Daniele, Manni Maicol Andrea, Rizzo Angelo, Vantaggiato Gianni (condannato per associazione per delinquere di tipo mafioso ed omicidio), Piscopiello Luca, Rimo Luca, contrapposto alla scissa consorteria criminale, in via di formazione, promossa da Manni Biagio (condannato per omicidio) con associati Bevilacqua Pietro e il deceduto Fasano Francesco Luigi. 

L’associazione in questione è stata particolarmente attenta negli atteggiamenti e nei linguaggi, nonché negli spostamenti e nelle tecniche di avvicinamento e comunicazione da utilizzare quando entravano in contatto tra loro, denotando una elevata caratura criminale anche dal punto di vista organizzativo. 

Nel corso delle conversazioni telefoniche, mediante una fitta rete di telefoni dedicati ed ambientali è emersa, infatti, un’accurato studio anche per l’individuazione dei luoghi in cui effettuare gli incontri, atteso lo status giuridico di taluni degli indagati sottoposti alla misura di sicurezza della libertà vigilata. Nel corso delle conversazioni telefoniche gli interlocutori hanno utilizzato un linguaggio criptico finalizzato a mantenere riservata la loro identità e quella degli altri sodali, attribuendosi ognuno, nelle stesse, un nome in codice. 

L’acuirsi delle diatribe intestine in seno ai due gruppi dell’associazione hanno portato ad una guerra in cui le vittime designate erano, in maniera indistinta, gli appartenenti all’una o all’altra fazione, e tensioni e prese di posizione per la conquista di posizioni gerarchiche da rivestire all’interno dell’associazione per il controllo dell’attività di approvvigionamento e distribuzione della droga e per la spartizione dei relativi compensi spettanti per tale mansione. 

Queste contese hanno determinato l’ira tra i gruppi Manni Luciano “barbetta” e Bevilacqua Pietro/Manni Biagio, entrambi disposti ad uccidere tanto che per raggiungere questo scopo hanno posto in essere un sistema di “controllo” basato sul pedinamento dell’appartenente al gruppo rivale con veri e propri servizi di osservazione anche notturna e dove, alla prima favorevole occasione, si sarebbe proceduto alla soppressione dell’avversario, se ce ne fosse stata l’occasione. 

In questo clima venutosi a creare, la prima azione omicidiaria avviene in data 19.07.2018 quando il gruppo “barbetta” esplode diversi colpi di arma da fuoco contro Bevilacqua Pietro e Fasano Francesco Luigi, i quali scamparono miracolosamente alla morte riuscendo a trovare riparo dietro le lamiere delle proprie autovetture; il gesto scatenò l’ira di Manni Biagio che, insieme  a Bevilacqua Pietro, iniziò a pianificare la controffensiva da una località protetta e nota esclusivamente ai sodali di quel gruppo. 

In tale contesto, è maturato l’agguato mortale ai danni di Fasano Francesco Luigi, perpetrato in  da Manni Daniele e Rizzo Angelo, divenuto vittima designata poiché facente parte del gruppo antagonista operante in quel comune salentino. 

È stato dimostrato, inoltre, come alcuni degli indagati fossero in possesso di armi da fuoco ed avessero piena conoscenza delle modalità con cui procurale nel mercato clandestino. 

Dopo l’esecuzione dei dieci fermi nel luglio del 2018, l’indagine è proseguita proprio nella convinzione degli investigatori dell’arma e della procura antimafia di Lecce che fosse necessario fermare ed azzerare i vertici dei due gruppi operanti su Melissano e territori limitrofi per scongiurare il pericolo di ulteriori atti ritorsivi. 

Le intercettazioni sono così proseguite sia in carcere, per i soggetti colpiti da fermo, sia a carico di ulteriori sodali e persone connesse che non erano state colpite da quella misura. 

Il quadro che si è delineato nei mesi successivi ha consentito di rafforzare gli elementi raccolti sul carattere criminale dell’associazione. L'attività e’stata corroborata anche da riscontri “sul campo” che hanno consentito ai carabinieri di recuperare le sostanze stupefacenti cedute e arrestare Caputo Salvatore, Gaetani Michael e Cazzato Rosario nonchè denunciare, in stato di libertà, altre due persone e rafforzando cosi’ il quadro indiziario della prima trance investigativa. 

Anche in questo caso il “core business” dell’associazione si è rivelato il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti con notevoli introiti economici per i vertici associativi. Agli odierni arrestati vengono contestati i seguenti reati:

-    art. 81, 110, 56, 575, 577 nn. 3 e 4, 61 n. 2 c.p. e art. 4 l. 2.10.1967 n. 895: Manni Luciano, Manni Maicol Andrea e Rizzo Angelo (che allo stato del fermo non erano stati identificati) in concorso con Manni Daniele (giudicato separatamente)viene contestato il tentato omicidio nei confronti di Bevilacqua Pietro e Fasano Francesco Luigi del 19.07.2018 e il porto illegale di arma da fuoco;

-    art. 74 c. 1, 2, 3 e 4 dpr 309/90 viene rafforzata la contestazione del traffico e spaccio degli stupefacenti inserendo nel sodalizio anche Bevilacqua Antonio, Bevilacqua Rocco, Caputo Salvatore, Causo Fabio Antonio, Cazzato Rosario, Cazzato Matteo, Ciurlia Stefano, Scorrano Ottavio Salvatore e Stamerra Beniamino (oltre ai dieci fermati giudicati separatamente);

-    art. 110, 81 c.p. e 73 c. 1 dpr 309.90 nei confronti di Bevilacqua Antonio, Bevilacqua Pietro, Bevilacqua Rocco, Caputo Diego Antonio, Caputo Paola, Caputo Salvatore, Cazzato Matteo, Cazzato Rosario, Causo Fabio Antonio, Ciurlia Stefano, Manni Daniele, Manni Maicol Andrea, Piscopiello Luca, Rimo Luca, Rizzo Angelo, Scorrano Ottavio Salvatore, Stamerra Beniamino, Venosa Tommasa Isabella, Spennato Caterina, Pizzi Giuliano, Stefanelli Paolo, Tarantino Luca, Pizzolante Gianluca, Vacca Vito Paolo e Gaetani Michel;

-    art. 81, 56 e 629 c.p. e 629 c.p. (tentata estorsione ed estorsione) a carico a carico di Stefanelli Paolo al fine di ottenere il pagamento di forniture di stupefacente.

Durante le indagini, oltre agli arresti e fermi suddetti, sono stati effettuati numerosi riscontri con sequestro di stupefacente (cocaina, eroina, hashish e marijuana)a carico di acquirenti e assuntori con altrettante segnalazioni agli uffici territoriali del governo competenti (ex art. 75 dpr 309/90); la strategia investigativa intrapresa (di non scoprirsi troppo sul territorio con operazioni antidroga eclatanti)per non compromettere il prosieguo dell’attivita’ e raggiungere il duplice obiettivo di perseguire i due omicici e disarticolare i due gruppi criminali, si e’ rivelata alla fine vincente.

 

 

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