Cronaca Nardò 

Abusi in parrocchia? la Curia neretina a giudizio

La diocesi di Nardò citata in giudizio per l'accusa di violenza risalente a un anno fa La diocesi di Nardò a processo come responsabile civile. La presunta vicenda di abusi sessuali, ...

La diocesi di Nardò citata in giudizio per l'accusa di violenza risalente a un anno fa La diocesi di Nardò a processo come responsabile civile. La presunta vicenda di abusi sessuali, che risale a più di un anno fa e che ha visto protagonista il parroco neretino Quintino De Lorenzis, crea un precedente importante. È, infatti, la prima volta che si configura questo tipo di vincolo di subordinazione tra parroco e Curia. Il fatto comincia nell'ottobre 2010, quando un ragazzo marocchino, clandestino e in condizioni di profonda indigenza, si rivolse alla parrocchia di San Gerardo a Nardò per chiedere aiuto. Stando alle dichiarazioni rilasciate, il giovane sarebbe stato invitato dal prelato, in tarda serata, ad entrare nelle sue stanze private con la promessa di qualche vestito e di avere del latte. In realtà, invece di normali indumenti, il giovane nordafricano sarebbe stato esortato dal parroco ad indossare capi di biancheria intima, sia da uomo che da donna. In profondo imbarazzo, soprattutto per via del suo stato di bisogno, il giovane assecondò le richieste del prete ritrovandosi ad essere vittima di palpeggiamenti e attenzioni sessuali. Da quell'episodio nacque la denuncia e De Lorenzis fu immediatamente sospeso dalla Curia. Il difensore del giovane marocchino, l'avvocato leccese Salvatore Centonze, chiese quindi di essere autorizzato a citare in giudizio la Curia di Nardò. Questo ragionamento si basa, infatti, su una norma del Codice, la 2049, che stabilisce che "i padroni e i committenti sono solidalmente responsabili per gli atti illeciti commessi dai propri preposti". I giudici della prima sezione collegiale del Tribunale di Lecce hanno rigettato la richiesta presentata dalla difesa; così, la Curia di Nardò e Gallipoli verrà citata in giudizio come responsabile civile nella persona del vescovo monsignor Domenico Caliandro. Andrea Gabellone

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