Cultura 

Storie dell'altra guancia. Nuova perla per il cantautorato salentino

Contadini, monaci, dame ombrose, migranti, sono i protagonisti delle Storie dell’altra guancia di Luca Colella, esordio discografico del cantautore salentino pubblicato da Controvento, Dodicilun...

Contadini, monaci, dame ombrose, migranti, sono i protagonisti delle Storie dell’altra guancia di Luca Colella, esordio discografico del cantautore salentino pubblicato da Controvento, Dodicilune e distribuito da Ird. Colella si insedia in una eredità difficile da sostenere e a maggior ragione da migliorare, l’eredità di Fabrizio De Andrè. Nato e cresciuto sulle note dell’indimenticabile cantautore genovese, egli ha voluto compiere l’arduo progetto dell’attualizzazione di una musica d’autore densa, poetica, che affonda le radici in contesti di una genuinità eccelsa e purtroppo preclusa dall’intessere cantautorale odierno. Colella muove le sillabe più che le parole, plasma immagini, a loro parla e attende replica. Vi è stata un’etica del mondo contadino? Questa è la domanda alla quale il disco (una sorta di concept album) cerca di rispondere. Solo i due brani che aprono e chiudono il cd, sono apparentemente delle anomalie dal punto di vista concettuale. Sono due canzoni che raccontano il mare e lo fanno in maniera speculare. “Otranto”, che stilisticamente è un mosaico di epifanie mentali, rappresenta il resoconto storico dalla presa dei turchi del 1480 ai giorni nostri, ricalca lo stato d’animo con cui i salentini tuttora vivono il loro rapporto con il territorio, quello di un’etnia dedita a porgere l’altra guancia di fronte al colonizzatore di turno; “Sotto la voce naufrago” contrappone il cattivo gusto del reality show: l’isola dei famosi con la drammatica vicenda dei veri naufraghi che non hanno molta scelta se non quella di sfuggire alla fame e che finiscono, molto spesso, per essere inghiottiti dal mare.  Nei dieci brani del cd, Colella dilata con maestria gli istanti del vivere contadino, li pone in un’altalena di suggerimento e profezia che si rivela valida alternativa al ragliare delle classi alte. In “Porta d'Oriente” cerca di coniugare le esigenze della parte buona della globalizzazione con la necessità di mantenere la propria identità antropologica; “Una danza contadina” e “In un campo di granturco e ravanelli” indagano il rapporto tra il mondo contadino, le tradizioni e l'ecologia; “L'anno della locusta” è un brano allegorico nel quale gli insetti che distruggono le coltivazioni assomigliano molto alle figure di potere, che cambiando posizione e bandiera politica mangiano tutto ciò che trovano; “Valzer del Novecento” è un omaggio ai fratelli Bernardo e Giuseppe Bertolucci; “Retaggi” è costruito su tre linee musicali che mettono insieme chitarra (padre emigrante), mandola (nenia funebre della madre), tastiera (il figlio); “Il tragitto del monaco” racconta le passioni amorose e poetiche di Fra’ Pantaleone, autore del mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto; “Cornelia e il ladro”, storia di una prostituta e di un ladro, è un omaggio a De Andrè.  Il disco, dedicato a Michele Contegno, cantore e poeta scomparso prematuramente, ospita Donatello Pisanello (armonica, mandola, organetto), Ambrogio De Nicola (chitarra classica, elettrica), Daniele Vitali (pianoforte, synth, hammond), Angelo Urso (contrabbasso), Francesco Pellizzari (batteria, percussioni), Rachele Andrioli (cori) e Pierpaolo Caputo (viola da gamba). Info su: www.dodiciluneshop.it per ascoltare "Una danza contadina": www.youtube.com/watch  

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