Salute Sette Lecce 

Pneumologi in prima linea contro una violenta forma di polmonite 

Oggi abbiamo chiesto al dottor Onofrio Resta, Direttore del Dipartimento cardio-toracico dell’Azienda Policlinico di Bari, qual è la situazione dei malati di polmonite scatenata dal covid...

Oggi abbiamo chiesto al dottor Onofrio Resta, Direttore del Dipartimento cardio-toracico dell’Azienda Policlinico di Bari, qual è la situazione dei malati di polmonite scatenata dal covid-19 in Puglia. Gli pneumologi si preparano alla crescita dei numeri. “Il problema è che la polmonite scatenata dal Covid-19, a un certo punto, diventa una malattia nuova, che è come la SARS: si chiama sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), un tipo di insufficienza respiratoria polmonare - spiega Resta - Un peggioramento della polmonite importante, che può portare anche alla morte (nel 50 per cento dei casi). Le polmoniti gravi le abbiamo sempre avute, ma non come questa: l’infiammazione tracima in tutti i polmoni alterando il loro funzionamento e facendoli inondare di sostanze tossiche”.  Gli pneumologi noti in tutta Italia come Onofrio Resta, che ha a che fare con tutta una serie di gravi polmoniti in questo periodo, sono gli “eroi in corsia”, in questo difficile momento che sta vivendo tutta italia. L’epidemia scatenata dal nuovo coronavirus proveniente dalla Cina dev’essere frenata con comportamenti corretti, nel rispetto del nuovo decreto, che blocca tutti gli spostamenti, altrimenti la sanità pugliese non reggerà. Il dottor Resta lascia trapelare il problema nell’intervista che vi proponiamo oggi: un paziente anziano ha bisogno di un’assistenza importantissima quando il germe raggiunge le vie basse provocando la sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), un tipo di insufficienza respiratoria polmonare. A questo punto si verifica un peggioramento della polmonite importante, che può portare anche alla morte (nel 50 per cento dei casi). Ecco perché rischiamo di non poter avere mezzi e macchinari se l’epidemia si dovesse espandere a macchia d’olio anche al sud.  INTERVISTA ALLO PNEUMOLOGO ONOFRIO RESTA , DIRETTORE DIPARTIMENTO CARDIO-TORACICO AZIENDA POLICLINICO BARI Dottore, gli pneumologi in questo periodo sono in prima linea per la guerra a un nemico che per tutti noi è invisibile... “Stiamo curando tante persone con polmoniti gravi. Dobbiamo chiarire, a chi non lo sapesse, che il virus non va direttamente nel polmone. Il Covid-19 prima alberga nella faringe e nelle vie aeree superiori (faringe e cavità nasali). Quindi, la prima parte di questa invasione di tante particelle virali di dimensione di 50 millimicron (unità di misura utilizzata nella tecnica microscopica ndr) inonda l’organismo procurando l’infezione alle vie aeree superiori, che clinicamente si manifesta con raffreddore, anche se questo è presente nel 75-80 %dei casi, ma soprattutto con l’invasione della parte laringo-faringea (che procura tosse secca e stizzosa)”.  Parte tutto da questa infezione... “Questa infezione, che è un’infiammazione, dà una risposta febbrile (si prende  in considerazione anche la febbre al di sotto dei 38), che spesso si manifesta con mal di testa: si tratta di sintomi ‘simil-influenzali’ ed è un problema nel periodo in cui circola ancora il virus influenzale, che è simile per quanto riguarda i sintomi, nell’80% dei casi, al covid-19. È difficile distinguere. L’influenza non dà all’inizio raffreddore (si può avere anche poca tosse) ed è un po’ più sistemica (il coinvolgimento è generale): al contrario del nuovo coronavirus, può cominciare con 40 di febbre, si sta male e viene coinvolto tutto l’organismo, con dolori muscolari, inappetenza e altri tipici sintomi. Il Covid-19, invece, è una virosi che colpisce le vie aeree superiori e, dopo 3 o 4 giorni, scende giù, agevolato dalla sua forma particolare (una corona con delle specie spuntoni, come quelli che si usano in montagna) che gli permette di attaccarsi alla mucosa. Questo passaggio non causa ancora la polmonite. Purtroppo una percentuale importante si ammala di polmonite. Il sistema immunitario reagisce violentemente in alcuni soggetti e dilaga l’infiammazione e l’infezione”.  Quale percentuale?  “I dati non sono chiari perché i numeri della Lombardia sono diversi da quelli cinesi. Nel nord Italia il 40/50% dei pazienti affetti da covid-19 sono asintomatici e il resto invece hanno i sintomi. Il guaio è che la malattia si trasmette anche nel periodo di incubazione, rispetto ad altre virosi come la Sars, che non viene trasmessa dai soggetti asintomatici”.  Quindi anche il numero di chi matura la polmonite è diverso rispetto a quello che abbiamo visto in Cina... “Certo. In alcuni soggetti, non solo negli anziani, ci sono complicanze: la fascia d’età interessata in Cina è per l’80% dai 30 agli 80 anni. Quando il germe smette di stare nella mucosa e finisce negli alveoli, la situazione cambia ed esplode la polmonite. La polmonite può essere banale per un soggetto sano, ma può essere molto pericolosa per chi soffre di altre patologie, come l’insufficienza renale, diabete, immunodepressione e altre malattie  cardiache, respiratorie e neoplasie. Il problema è che la polmonite scatenata dal Covid-19, a un certo punto, diventa una malattia nuova, che è come la SARS: questa nuova forma di infiammazione al polmone si chiama sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), un tipo di insufficienza respiratoria polmonare. È una malattia che causa un peggioramento della polmonite importante, che può portare anche alla morte (nel 50 per cento dei casi). Le polmoniti gravi le abbiamo sempre avute, ma non come questa: l’infiammazione tracima in tutti i polmoni alterando tutto il funzionamento e facendoli inondare di sostanze tossiche. Il risultato è il ‘polmone bianco’, cioè pieno di tante sostanze tossiche: a questo punto il danno è grave”.  Il problema è che questi malati sono diventati troppi anche in Puglia... “Esatto. Persino la sanità lombarda non ha retto: molti sono stati trasferiti in altre regioni. Anche in Puglia c’è lo stato di allerta per quello che potrebbe succedere. Questi malati hanno bisogno di un’assistenza importante: devono essere intubati e hanno bisogno spesso di un’ossigenoterapia ad alti flussi. La funzione dei polmoni dev’essere sostituita dai ventilatori che cercano di spingere l’ossigeno e di farlo penetrante in un momento in cui non penetra nulla perché il polmone è danneggiato ed impermeabile all’ossigeno. Le complicazioni che hanno determinato la penetrazione del germe fino a un’infezione bassa sono gravi e portano a delle reazioni letali dell’organismo di pazienti con altre patologie: ecco perché si muore di infarto dopo aver contratto il covid-19, oppure di insufficienza renale e altro. Nell’80 per cento dei casi gravi di polmonite si tratta di anziani con malattie preesistenti”.  Un giovane sano può andare incontro a questo tipo di polmonite grave, dopo aver contratto il covid-19? “È molto più raro: inoltre la mortalità al di sotto dei 60 anni è molto difficile, a meno che non si tratti di soggetti che stanno già molto male”.  Gaetano Gorgoni

Potrebbeinteressarti