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L’Ards, una polmonite grave: ecco perché il Covid-19 fa paura

Quando l’organismo incontra un virus sconosciuto può scatenare infiammazioni che colpiscono pesantemente i polmoni. Alcuni pazienti che hanno questo tipo di complicanze in seguito al COVI...

Quando l’organismo incontra un virus sconosciuto può scatenare infiammazioni che colpiscono pesantemente i polmoni. Alcuni pazienti che hanno questo tipo di complicanze in seguito al COVID-19, devono essere intubati perché i polmoni vengono aggrediti in modo grave, soprattutto se i soggetti soffrono già di altre patologie. La sindrome da distress respiratorio acuto (Acute Respiratory Distress Syndrome, ARDS) è un’emergenza medica che può colpire anche pazienti gioivani. Le condizioni di salute pregresse fanno la differenza. Sembra che in Italia possano scarseggiare macchinari e posti letto per i pazienti più gravi, se l’epidemia non dovesse essere frenata. Nel caso di polmonite grave c’è bisogno di essere intubati e ventilati. Con lo pneumologo Mario Bisconti vi spieghiamo tutto sulla grave patologia dei polmoni causata dal nuovo coronavirus.   La funzione del polmone è quella di adempiere agli scambi gassosi: trasporta l’ossigeno atmosferico ai fluidi corporei (sangue) per poi espellere anidride carbonica nell’atmosfera. Gli “alveoli” sono piccoli “sacchi” pieni d’aria, che permettono all’ossigeno di passare nel sangue. L’ossigeno viene trasportato dalle molecole di emoglobina, all’interno dei globuli rossi, diffondendolo nel corpo. È un meccanismo che ci consente di respirare bene, ma tutto può andare in tilt con una grave infiammazione polmonare.  Quella causata dal nuovo coronavirus è una forma di polmonite interstiziale che altera i normali scambi gassosi creando problemi a tutto l’organismo. La gravità della patologia dipende dalla quantità di tessuto polmonare che si infiamma.  SINTOMI DELLA POLMONITE  Ormai sappiamo bene che i sintomi del nuovo coronavirus sono simili a quelli di un’influenza: febbre, debolezza, tosse secca e tutta una serie di altri sintomi che sembrano quelli di un raffreddore. Ci sono anche i soggetti asintomatici che sono quelli i più pericolosi per la diffusione del contagio. Nella polmonite, invece, si verifica difficoltà nel respiro e può esservi dolore al torace. Il paziente ha un evidente respiro affannoso, rapido e superficiale, e si può manifestare la comparsa di colorazione bluastra della cute (cianosi), a causa della riduzione dell’ossigeno nel sangue, e possibile disfunzione di altri organi, come il cuore e il cervello. La risposta del sistema immunitario è importante per arginare il decorso della malattia, nonché le complicanze che si possono avere quando  le difese di uomini più maturi o in situazioni già patologiche incontrano il nuovo coronavirus.  OSSIGENO-TERAPIA E INTUBAZIONE La polmonite non passa velocemente e spesso, nei soggetti più fragili e anziani, può essere necessario il ricovero ospedaliero. La terapia può richiedere anche la  somministrazione dell’ossigeno, ma può rendersi necessaria anche l’intubazione. Questa, che si pratica all’interno di un reparto di terapia intensiva mira, attraverso la ventilazione meccanica, a ripristinare la funzione polmonare. Quando le cose si complicano si può arrivare all’impiego dell’ECMO: si tratta di una tecnica di circolazione extracorporea, da impiegare solamente in situazioni davvero complesse ed estremamente rare. La  Extracorporeal Membrane Oxygenation sostituisce la funzione dei polmoni: si drena parte del sangue circolante del paziente dall’atrio destro, lo si ossigena, si rimuove l’anidride carbonica e si reinfonde direttamente nelle arterie. Tutto questo richiede strutture attrezzate, pronte, posti letto e tanto personale. Ecco perché la sanità è in allerta perché sono necessari ospedali, macchinari e medici sufficienti a sostenere la possibile esplosione di situazioni emergenti che una pandemia di nuovo coronavirus, potrebbe determinare nella popolazione dove possono esserci soggetti già portatori anche di gravi patologie cardiache. Proprio per evitare l’aumento esponenziale delle polmoniti sono state imposte misure drastiche che possano rappresentare un argine al contagio. INTERVISTA AL DOTTORE MARIO BISCONTI, PNEUMOLOGO. Dottore la polmonite causata dal COVID-19 è sempre grave? “Quella che si sta verificando sì: il germe è molto aggressivo. I soggetti fragili sono quelli che possono essere colpiti in maniera critica: anziani, cardiopatici ed altre patologie. Stiamo parlando di comorbilità che favoriscono un quadro critico. Quando questo germe attacca l’organismo fragile, provoca la polmonite e peggioramento delle altre patologie concomitanti. Ma bisogna comprendere che ci sono diversi tipi di polmonite interstiziale: anche l’influenza può provocare questa patologia, che può durare 15 giorni e poi guarire”.  Il guaio è che con il nuovo coronavirus la polmonite è più seria... “Dà un quadro assimilabile alla polmonite interstiziale, ma può provocare anche la sindrome da distress respiratorio acuto (Acute Respiratory Distress Syndrome, ARDS): è un’emergenza medica che crea insufficienza respiratoria. A seconda dei casi, il paziente dev’essere intubato e praticare la terapia del caso”.  Senza cortisone l’infiammazione non passa da sola, vero?  “E’ un presidio terapeutico importante, ma non basta ed altri sono in fase di studio”.  Il ricovero è sempre necessario? “Dipende sempre da come il soggetto reagisce: la sindrome da distress respiratorio è una patologia importante, che spesso richiede il ricovero ospedaliero”.  È per questo motivo che, se il nuovo coronavirus si diffonde e non viene arrestato, rischiamo che i posti letto negli ospedali non bastino più? “Certamente. Questo tipo di pazienti non sono frequenti nel Salento, ma se il numero di ricoveri diventa importante il sistema va in sofferenza. Con questi casi una patologia – ARDS - che osservavamo saltuariamente sta diventando più frequente”. Il sistema immunitario degli anziani non risponde adeguatamente, come avviene nei giovani?  “Il sistema immunitario di taluni soggetti non mette in atto i necessari meccanismi di difesa. Si infiammano i polmoni e se l’infiammazione colpisce il polmone di un soggetto fragile la situazione può essere letale”.  Intubare, dare l’osssigeno, somministrare il cortisone e tante altre terapie vengono scelte a seconda della situazione?  “Le terapie sono praticate a seconda dei casi. Ossigenoterapia, terapia steroidea ed altre sono necessarie. Alcuni pazienti hanno bisogno di essere intubati e di tutta una serie di altre terapie anche per le comorbilità riscontrate”. In due articoli pubblicati su The Lancet, è riportato l’elenco del repertorio farmacologico messo in campo: gli antivirali lopinavir/ritonavir combinati e il remdesivir, oltre ad antibiotici, se ci sono complicazioni batteriche, e cortisone. Gaetano Gorgoni

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