Cronaca 

Interdittiva antimafia, Igeco al Consiglio di Stato: "Sempre collaborato con inquirenti"

L'azienda della famiglia Ricchiuto si oppone alla decisione del Tar Lazio: "L’imprenditore Ricchiuto ha sempre prontamente denunciato ogni tentativo di condizionamento da parte di consorter...

L'azienda della famiglia Ricchiuto si oppone alla decisione del Tar Lazio: "L’imprenditore Ricchiuto ha sempre prontamente denunciato ogni tentativo di condizionamento da parte di consorterie criminali". Igeco continua la sua battaglia contro l'interdittiva antimafia emessa a suo carico nell'ottobre 2018 e confermata dal Tar Lazio nella sentenza emessa ad inizio febbraio. Lo fa sapere l'avvocato Nicola Flascassovitti per conto dell'azienda: “Igeco costr Spa, assistita dallo studio legale Cancrini & Partners di Roma ,dopo 16 giorni dalla pubblicazione della sentenza del Tar Lazio che ha confermato la legittimità dell’informazione antimafia interdittiva, adottata nell’ottobre 2018, ha notificato e depositato, in data 19/2 u.s., il ricorso in appello per l’impugnativa della predetta sentenza innanzi al Consiglio di Stato, avanzando espressa istanza di sospensione cautelare della sua efficacia ricorrendo fondati motivi di annullamento ed evidente pregiudizio in termini di periculum. La società ha riproposto innanzi al Giudice amministrativo di secondo grado le stesse argomentazioni già prospettate innanzi al Tar Lazio, convinta della legittimità e fondatezza delle stesse. In particolare, la società ha nuovamente evidenziato che il provvedimento della Prefettura capitolina contestava la presenza di 6 dipendenti su 310, alla data del 23/11/2016, con reati di stampo mafioso (il gruppo aveva livelli occupazionali di circa 500 unità), nonostante, al 3/10/18, data di emissione dell’informativa interdittiva, i predetti non erano più dipendenti di Igeco. In alcuni casi, in forza della clausola sociale prevista per legge, i dipendenti attenzionati sono ‘pervenuti’ alle dipendenze di Igeco perché provenienti dall’impresa che precedentemente gestiva il servizio di Igiene Urbana poi assunto da Igeco e da quella impresa– non da Igeco – sono stati assunti. Ed ad Igeco è stata contestata l’infiltrazione mafiosa, che per legge ha dovuto inserirli in organico, e non invece all’operatore economico che li aveva assunti. In alcuni casi, Igeco ha rifiutato il passaggio di dipendenti da altre imprese ma neanche tale circostanza è stata presa in considerazione dal Giudice amministrativo. Sino a quando è stato Presidente di Igeco, l’imprenditore Ricchiuto ha sempre prontamente denunciato ogni tentativo di condizionamento da parte di consorterie criminali. Insieme alla sua famiglia è stato anche vittima di attentati (ritrovamento di una bomba nei pressi della sua abitazione e pistolettate), rispetto ai quali ha sempre garantito la massima collaborazione con gli organi inquirenti. Per tali ragioni è stato sottoposto ad un pesante programma di scorta. Questi aspetti non sono stati minimamente presi in esame nell’interdittiva e nemmanco valutati dal Tar Lazio e v’è anche da aggiungere che, né nell’una né nell’altra, è stato contestato ad Igeco alcun rapporto commerciale con operatori economici riconducibili a consorterie criminali. La mia cliente è fermamente convinta che vi debba essere un giusto ed equilibrato contemperamento tra le motivazioni poste a fondamento dell’informazione antimafia e tali circostanze per le quali è stata fornita prova documentale inoppugnabile, per tali ragioni ha invocato l’intervento del Consiglio di Stato, con l’auspicio che possa presto essere chiarito che alcuna infiltrazione mafiosa c’è mai stata in un’impresa apprezzata e conosciuta in tutta Italia per le sue capacità tecniche e per le importanti opere”.

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