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Cancro, la cellula "T" lo può sconfiggere: l'intervista all'oncologo

Continuano a riscuotere successo le nuove ricerche per la cura del cancro: oggi sta facendo parlare moltissimo la scoperta di una super cellula che aiuta ad uccidere i tumori. C’è gi&agra...

Continuano a riscuotere successo le nuove ricerche per la cura del cancro: oggi sta facendo parlare moltissimo la scoperta di una super cellula che aiuta ad uccidere i tumori. C’è già una terapia consolidata, che sta funzionando nella lotta alle leucemie (CAR-T), ora, con la scoperta della cellula T, c’è già chi pensa di estenderla a tutte le altre forme di cancro. La sperimentazione va avanti, come anche la ricerca sul fronte del sistema immunitario: si sta cercando, infatti, di trovare la chiave per attivare i meccanismi capaci di risvegliare le nostre difese e spingerle a distruggere il cancro prima che sia troppo tardi. In mattinata, abbiamo raggiunto il luminare Paolo Marchetti al telefono, uno dei massimi esperti di queste nuove terapie, che ci ha rilasciato un commento a caldo.  Un gruppo internazionale di ricercatori (composto anche da italiani!), guidato da scienziati dell'Università di Cardiff, ha scoperto un nuovo tipo di cellula immunitaria (una cellula T) che sembra capace di distruggere tutta una serie di tumori e che potrebbe essere una svolta per la terapia che sta già funzionando nel campo della lotta alla leucemia. Le evidenze scientifiche fanno ben sperare: nei test condotti in laboratorio queste cellule hanno riconosciuto e neutralizzato le cellule cancerose di numerose neoplasie, lasciando intatte quelle sane. Il secondo passo è quello di applicare quest’ “arma anti-cancro” a tutti i tumori. Dopo le vittorie nel campo chirurgico e radioterapico, arriva un enorme passo in avanti nel campo dell’immunoterapia.  Il professore Alberto Mantovani dell’Humanitas, in una precedente intervista, ci spiegava che il nostro sistema immunitario, quando si manifesta il tumore, agisce come un “poliziotto corrotto”. Il reclutamento e la ‘corruzione’ di questi soldati dell’immunità sono indotti dalle cosiddette ‘parole’ dell’immunità: molecole (citochine) che il sistema immunitario utilizza per comunicare al suo interno. “I poliziotti corrotti possono influenzare tutti gli aspetti dello sviluppo del cancro: producono fattori di crescita che aumentano la proliferazione delle cellule tumorali e ne inibiscono la morte; aprono la strada alle cellule cancerose che invadono i tessuti e danno luogo a metastasi a distanza. Inoltre, inducono la formazione di nuovi vasi sanguigni (angiogenesi) aiutando il cancro a procurarsi vie di rifornimento, e inibiscono le risposte dell’immunità, attivandone i freni, detti checkpoints. Non ultimo, i macrofagi producono molecole capaci di causare mutazione, contribuendo ad una delle caratteristiche fondamentali del cancro: l’instabilità genetica”.  LA CELLULA T, COME UNA PISTOLA PUNTATA SU TUTTE LE FORME DI CANCRO  La cellula-T si potrebbe trasformare nell’arma letale per i tumori: questa cellula, nei test di laboratorio condotti su cellule cancerose umane in vitro e su topi con cancro umano è stata in grado di uccidere la maggior parte delle cellule malate di alcuni tumori, senza danneggiare le cellule sane. La sperimentazione, però, è ancora in corso: prima di coinvolgere i pazienti anche nelle altre forme di cancro che non siano la leucemia bisognerà attendere tutta una serie di test. Le cellule di cui parliamo sono caratterizzate da un recettore a “uncino” che interagisce con una molecola (chiamata MR1) presente su tutte le cellule umane: gli scienziati, mentre stavano studiando la capacità di alcune cellule immunitarie nel contrastare i batteri, si sono imbattuti casualmente nelle nuove cellule T. Questa scoperta è importantissima perché fa fare un enorme passo in avanti alle immunoterapie oncologiche: si pensi alla CAR-T (Chimeric antigen receptor T cell), dove si prelevano cellule immunitarie di un paziente che vengono lavorare e moltiplicate in laboratorio fino ad essere inserite nel sangue (come vi abbiamo spiegato nei numerosi servizi sull’immunoterapia). In questo modo si potenziano le cellule immunitarie all'esterno del corpo, che vengono reinserite per combattere il cancro più efficacemente. Ecco perché la cellula T potrebbe essere una manna dal cielo. L’unico problema è che le cellule usate nella CAR-T riconoscono le cellule malate sulla base di un recettore (HLA) che è unico per ogni persona. Quindi il trattamento varia da paziente a paziente: si tratta di medicina personalizzata. Questo implica che non si possono creare cellule pronte all’uso per tutti. Inoltre, la terapia CAR-T non viene utilizzata su tumori solidi. Ecco perché la scoperta della cellula T, che è in grado di riconoscere e attaccare diversi tipi di cellule tumorali basandosi su una molecola che è presente in tutte le cellule umane ( MR1), apre nuovi scenari. Con questa “arma anti-tumorale” da inserire nel nostro organismo si potrebbero attaccare efficacemente tutte le forme di cancro. Gli studiosi, guidati da Andrew Sewell, sono stati in grado di utilizzare questo tipo di cellule per distruggere cellule tumorali del polmone, della pelle, del sangue, del colon, del seno, delle ossa, della prostata, delle ovaie, dei reni e del collo dell'utero.  IL COMMENTO DEL PROF. PAOLO MARCHETTI, ONCOLOGO PRESSO LA SAPIENZA  Il professore Paolo Marchetti, il principe degli oncologi italiani, ordinario di Oncologia Medica presso “La Sapienza” di Roma, Direttore dell’Oncologia Medica al Sant’Andrea e all’Umberto I, commenta a caldo queste novità nel campo dell’immunoterapia oncologica: lo abbiamo sentito in mattinata al telefono.  Professore, oggi la notizia che tiene banco è la scoperta della cellula T che potrebbe aiutare a uccidere tutti i tipi di cancro che colpiscono l’uomo: siamo vicini a una soluzione? “Non è la soluzione, ma è stato aperto un nuovo capitolo. C’è bisogno ancora di tempo”.  Intanto, possiamo gioire per il nuovo passo avanti, giusto?  “Le CAR-T e la nuova modulazione del sistema immunitario sono passi avanti importanti nella ricerca per curare il cancro. La nuova scoperta potrebbe estendere il campo d’azione”.  Possiamo sperare anche nella nuova modulazione del sistema immunitario: quella terapia che mira a risvegliare la reazione contro il cancro per eliminarlo?  “Anche su questo fronte, diverso dalla scoperta delle CAR-T, si sta lavorando, ma ci vorrà ancora più tempo. I dati in nostro possesso sono ancora preliminari. Certo, si tratta di un fronte molto interessante, che apre nuovi orizzonti nella lotta al cancro”.  Intanto, queste terapie vengono sperimentate su una minoranza di pazienti che hanno dato il loro consenso e tutti speriamo di essere all’inizio di una rivoluzione... “Con le CAR-T procediamo alla reingegnerizzazione dei linfociti attraverso un sistema che li prepara in vitro e li rimette armati di nuovo all’interno dell’organismo: questo metodo si è già rivelato di successo per alcune forme di leucemia. Adesso si sta sperimentando questa terapia per alcuni  tumori solidi. Poi, oltre questo, c’è la possibilità di scoprire nuovi elementi all’interno del sistema immunitario, cioè percorriamo la strada che non cerca più bersaglio all’interno della cellula tumorale, ma bersagli all’interno del sistema immunitario per renderlo nuovamente capace di eliminare il tumore”. Gaetano Gorgoni  

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