Cronaca Lecce 

Scu, le mani del clan sui giochi illegali: arresti e sequestri da 7 milioni di euro

Scu e giochi illegali: la maxi operazione "Dirty Slot" all’alba nel Salento, condotta dal Gico del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Lecce sul territorio, ha condotto a dieci ...

Scu e giochi illegali: la maxi operazione "Dirty Slot" all’alba nel Salento, condotta dal Gico del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Lecce sul territorio, ha condotto a dieci arresti e a un ingente sequestro preventivo di beni. Si chiama “Dirty Slot” la maxi operazione messa in piedi all’alba, nel Salento, dal Gruppo investigazione criminalità organizzata del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Lecce, che ha dato l’ennesimo scacco alla Scu, sgominando una presunta organizzazione criminale, vicina al clan Coluccia, dedita alle estorsioni, alla truffa informatica e al gioco d’azzardo, che aveva allungato i propri tentacoli su questo settore. Oltre settanta i finanzieri impegnati nella giornata odierna, che stanno eseguendo un’ordinanza di applicazione delle misure cautelari nei confronti di 10 persone ed un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di oltre sette milioni di euro, emessi dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce oltre che numerose perquisizioni in tutta la provincia di Lecce. Le persone arrestate sono Alberto Marra, Massimiliano Marra, Gabriele Antonio De Paolis, ristretti nell’istituto penitenziario di Lecce, ai domiciliari sono finiti Leonardo Costa, Luigi Marra, Pamela Sabina Giannico. In quattro sono sottoposti alla misura dell’obbligo di firma: Andrea Bardoscia, Daniele Donno, Stefano Greco, Maurizio Zilli. L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e condotta dal Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Lecce, ha smantellato un’organizzazione criminale legata al clan “Coluccia” e ad alcune frange brindisine della Sacra Corona Unita, in grado di imporre con metodo mafioso l’avvio, la gestione ed il controllo del mercato del gaming e del gioco d’azzardo legale ed illegale nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto, oltreché nel Lazio, nelle provincie di Frosinone e Latina, gestendo un vorticoso giro d’affari nel settore delle famigerate slot machine, dei videopoker e nella raccolta di scommesse per eventi sportivi, fatte confluire sulle piattaforme informatiche di bookmaker stranieri. Proprio in tale ambito, le Fiamme Gialle salentine hanno accertato che gli imprenditori Marra risultano tra gli elementi apicali di un’importante consorteria criminale, egemone nel comprensorio di Galatina, dedita al sistematico ricorso a metodi intimidatori per imporre la propria posizione di monopolio nello specifico settore, notoriamente di interesse delle mafie, non solo nel Salento ma anche in altre parti d’Italia. Numerosissimi gestori di bar, ristoranti e sale da gioco ricadenti nel “feudo” dei Coluccia, sono stati costretti, con l’imposizione della forza intimidatoria del vincolo mafioso ad installare oltre 400 slot machine e videopoker di proprietà delle società degli imprenditori arrestati, patendo - in caso contrario – minacce, attentati e ritorsioni, in alcuni casi, anche fisiche, da parte degli uomini del clan. La complessa attività investigativa, svolta anche con l’ausilio delle intercettazioni, dei pedinamenti ed analisi di centinaia di conti bancari, anche esteri, ha dimostrato l’egemonia degli indagati nel territorio di Galatina e paesi limitrofi, in diverse aree del Salento oltreché fuori Regione, un business di milioni di euro legato alle scommesse sportive a quota fissa, ma illegali perché collegate a network esteri ed al gioco d’azzardo anche attraverso slot machine “taroccate”, cioè appositamente manomesse per interrompere i flussi telematici di comunicazione ai Monopoli di Stato, sottraendo ingenti guadagni all’imposizione dovuta allo Stato sull’ammontare delle giocate realizzate dai singoli dispositivi elettronici. Le indagini hanno, inoltre, valorizzato e confermato le dichiarazioni da tempo rese da diversi collaboratori di giustizia che hanno indicato gli odierni indagati come punto di riferimento della S.C.U. nella gestione del sistema dei giochi e scommesse nel Salento. I provvedimenti di cattura sono stati eseguiti a Galatina, Aradeo, Corigliano d’Otranto e Carmiano ed agli arrestati ed a svariati “prestanome” è stato sequestrato, in Italia ed all’estero, un ingente patrimonio mobiliare e immobiliare frutto delle attività delittuose composto da fabbricati, terreni, autovetture, società, ditte individuali, polizze assicurative e conti correnti presso vari istituti di credito per oltre sette milioni di euro. Le ipotesi di reato contestate sono quelle di associazione per delinquere di tipo mafioso, frode informatica, esercizio di giochi d’azzardo ed esercizio abusivo di giochi e scommesse aggravati dal metodo mafioso, illecita concorrenza con minaccia o violenza e trasferimento fraudolento di valori. Durante le indagini i militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Lecce hanno effettuato sequestri di apparecchiature elettroniche e svolto una verifica fiscale nei confronti della principale società degli indagati, constatando un’enorme evasione fiscale ai fini delle imposte dirette di circa 2,5 milioni di euro e  di oltre 15 milioni di euro ai fini dell’IVA, grazie anche alla scoperta di documentazione extra-contabile in formato digitale rinvenuta negli hard disk della società, minuziosamente ricostruita dai militari delle Fiamme Gialle salentine.    

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