Salute Sette Lecce 

Per i giudici l’abuso del cellulare causa il tumore, ma non per la scienza

Torna in auge la diffusa ipotesi che ci sia una correlazione tra i tumori al cervello e l’abuso dello smartphone o dei telefonini. A rispolverare la tesi della correlazione tra tumori e us...

Torna in auge la diffusa ipotesi che ci sia una correlazione tra i tumori al cervello e l’abuso dello smartphone o dei telefonini. A rispolverare la tesi della correlazione tra tumori e uso del telefonino, non confermata da evidenze scientifiche, ci hanno pensato i giudici della Corte d'Appello di Torino, che si sono occupati di una causa intentata da un dipendente Telecom Italia colpito da neurinoma del nervo acustico. Eppure sia l’Istitito Superiore di Sanità, l’OMS e persino una ricerca della principale università australiana non sono riusciti a trovare prove scientifiche che confermino gli effetti avversi del cellulare sul cervello, anche se il cambiamento termico che può provocare non è in discussione. Oggi le istituzioni sanitarie, visto che non ci sono certezze scientifiche, adottano un principio di precauzione, raccomandando di non utilizzare il cellulare in maniera scorretta e di non abusare. In secondo grado i giudici della Corte d’Appello di Torino hanno affermato c'è un nesso di causa-effetto tra il tumore al cervello che ha colpito un dipendente Telecom - benigno ma invalidante - e l'abuso del cellulare, confermando così la tesi che era già emersa in primo grado. Adesso l’INAIL dovrà risarcire l’uomo colpito da neurinoma del nervo acustico. L’esposizione eccessiva alle onde elettromagnetiche avrebbe causato questa malattia professionale al dipendente che oggi ha il diritto di percepire un vitalizio a titolo di risarcimento. "Basta usare il cellulare trenta minuti al giorno per otto anni per essere a rischio" - hanno sostenuto in udienza gli avvocati torinesi Stefano Bertone e Renato Ambrosio, dello studio Ambrosio&Commodo, legali dell'uomo colpito dal tumore benigno. Siamo di fronte a una sentenza destinata a incidere sui giudizi di questo tipo? Non è detto. Manca un elemento fondamentale: l’evidenza scientifica. Fino a quando non ci sarà la certezza della scienza la correlazione tra abuso di cellulare e tumore resterà un’ipotesi, una probabilità con molti elementi a favore. L’Istituto superiore di sanità continua con le ricerche, ma non conferma la correlazione tra abuso di cellulare e tumore L’ipotesi che l’abuso di cellulare causi tumori non ha ancora una base scientifica. In altre parole, la sentenza della Corte d’Appello di Torino dà per scontato ciò che è ancora incerto, perché nessuna correlazione è stata provata tra i campi elettromagnetici dei cellulari e l'insorgenza di tumori. Si sospetta che l’esposizione prolungata alle onde elettromagnetiche, che comunque procurano un cambiamento termico, possa avere effetti cancerogeni, ma non ci sono conferme scientifiche. Le ricerche non sono riuscite a provare queste tesi: ne abbiamo già parlato in un precedente servizio, spiegando che seguendo il principio di precauzione il Ministero della Salute consiglia un uso corretto del cellulare per evitare problemi. Alessandro Vittorio Polichetti, primo ricercatore dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), ha dichiarato all’ANSA che la decisione dei giudici, fin dal primo grado, non è fondata su una base scientifica. Quello che è emerso dalle ricerche che sta seguendo l’Istituto Superiore di Sanità è solo che la correlazione non è provata. Però è anche vero che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), nel 2011 ha classificato, sulla base di studi epidemiologici, i campi elettromagnetici a radiofrequenza come possibili cancerogeni. Ma bisogna fare attenzione alle parole: l’Agenzia non dice cancerogeni, bensì “possibili cancerogeni”. È la conferma che non è provata alcuna correlazione, “a differenza delle sostanze classificate come certamente cancerogene per l'uomo (raggi UV, alcol, sigarette) e di quelle probabilmente cancerogene, ovvero il cui nesso col tumore è stato dimostrato sugli animali (come il consumo di carni rosse)”. Molti degli studi che hanno provato a dimostrare la correlazione tra tumore e abuso di cellulare non erano corretti dal punto di vista metodologico perché si indagava, quando il tumore c’era già, chiedendo al paziente se negli anni passati avesse abusato con lo smartphone: questo tipo di indagine, che si basa sulla memoria fallace dei pazienti, non ha potuto dimostrare con certezza la teoria della cancerogenicità delle onde elettromagnetiche.  Lo studio australiano che contraddice l’ipotesi dei giudici di Torino La ricerca, guidata dall’Australian Radiation and Nuclear Safety Agency (Arpansa) ci dice che i cellulari non causano il tumore al cervello. Questa ricerca ha la forza dell’evidenza scientifica, perché si basa sullo studio di migliaia di pazienti su un arco temporale di 30 anni. Fino ad oggi non c’erano stati studi così approfonditi e lunghi relativi a questa tematica. I risultati raggiunti dagli scienziati australiani sono stati pubblicati sulla rivista Bmj Open. Eppure, molti studiosi sono convinti che le radiofrequenze, ovvero le radiazioni emesse dai cellulari che sono simili, ad esempio, a quelle della televisione e delle reti wireless, possano causare tumori, perché riscaldando i tessuti (soprattutto quelli delicati tra cervello e timpano) possono produrre un cambiamento e un’irritazione. Gli scienziati dell’Arpansa scagionano i telefonini: non sono loro i colpevoli della formazione di gliomi e glioblastomi. Nel caso della ricerca universitaria australiana, gli scienziati hanno analizzato i dati di quasi 17mila australiani, di età dai 20 ai 59 anni, dal 1982 al 2013: le percentuali complessive dell’incidenza del tumore cerebrale sono rimaste stabili durante tutto il periodo e non c’è un aumento dei casi nonostante la rapida diffusione dei cellulari. Non ci sono evidenze scientifiche, ma è meglio non rischiare: i consigli della fondazione Veronesi L’Organizzazione Mondiale della Sanità conferma che non ci sono prive scientifiche della correlazione tra abuso di cellulari e tumore, ma sottolinea che le ricerche vanno avanti per sgomberare il campo da ogni dubbio e propone delle cautele nell’uso del cellulare che possono metterci al riparo da qualsiasi pericolo. Le raccomandazioni sono state diffuse anche dalla Fondazione Veronesi attraverso tutta una serie di iniziative. Innanzitutto, bisogna dire che, nonostante l’aumento esponenziale di persone che hanno acquisito un cellulare negli ultimi anni, l’incidenza di tumori al cervello è rimasta stabile nelle donne e cresciuta lievemente tra gli uomini. In attesa di capire se la ricerca farà chiarezza definitivamente sulla questione proteggiamoci evitando lunghe conversazioni, soprattutto se non si utilizzano gli auricolari. Evitiamo di addormentarsi con il cellulare vicino, “cosa che succede soprattutto ai ragazzi, che hanno peraltro tessuti più sensibili e una prospettiva di vita ben più lunga rispetto ad adulti e anziani”. Cerchiamo di non esporci in maniera prolungata a tutta una serie di campi magnetici e usiamo di più il viva voce, tenendo lontano il cellulare dal corpo, soprattutto dagli organi vitali. Piccole precauzioni che devono diventare abitudini, proprio per quel principio di cautela a cui la scienza, che non ha ancora risposte certe, chiede di attenersi. Gaetano Gorgoni

Potrebbeinteressarti