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Le tecniche per far ringiovanire il viso: dal laser al lifting

Oggi si può tornare giovani, almeno esternamente: ci sono personaggi dello spettacolo che diventano più belli e freschi da anziani. Magie della chirurgia plastica, dei lifting e delle nu...

Oggi si può tornare giovani, almeno esternamente: ci sono personaggi dello spettacolo che diventano più belli e freschi da anziani. Magie della chirurgia plastica, dei lifting e delle nuove tecnologie meno invasive. Oggi, grazie a una delle massime esperte in Italia, la dottoressa Patrizia Gilardino, vi spieghiamo come, quando e in che modo si può intervenire. I costi del lifting totale sono ancora alti, ma si può intervenire ai primi segni di decadimento con apparecchiature che potranno essere incisive quasi come un intervento chirurgico. Per chi preferisce il lifting i tempi di convalescenza non vanno mai sotto i 15 giorni, ma i risultati sono stupefacenti.  Dalla linea della mandibola fino alle guance e al collo: i segni dell’età si fanno vedere soprattutto lì. La pelle resta appesa e le rughe segnano il viso. Non basta l’intervento nella zona degli occhi. “Le richieste di intervento nella parte bassa del viso sono in costante aumento - afferma Patrizia Gilardino, chirurgo estetico di Milano - Sono richieste dettate dal fatto che proprio in questa zona la lassità e lo svuotamento dei tessuti modificano la linea del volto, alterando quell’equilibrio capace di dare armonia al viso”.  Contrariamente al terzo superiore, che comprende occhi e fronte, il terzo inferiore del viso è però un’area particolarmente delicata per conformazione e per capacità di definire il volto nel suo complesso. “Sono diverse le variabili delicate da prendere in considerazione e che concorrono sulla qualità dei risultati: dall’anatomia all’età fino alla qualità dei tessuti. Inoltre non ci sono trattamenti specifici: ogni situazione deve essere attentamente valutata - precisa la dottoressa Gilardino. La soluzione ottimale è quella chirurgica: il lifting permette di intervenire in modo definitivo nel riposizionare i tessuti. Si tratta sempre di un intervento invasivo, con tempi di decorso post-operatorio di alcune settimane. E non tutti sono disposti ad affrontare un percorso così lungo. Strade più “soft” (e veloci) ci sono: “La medicina estetica viene incontro con soluzioni differenti per impatto e durata: pur condividendo una mini invasività che non richiede particolari tempi di recupero, sono trattamenti che consentono di non cambiare le proprie abitudini quotidiane. Però hanno necessità di un mantenimento nel tempo”.  L’OBIETTIVO DELL’ATTIVAZIONE DEL COLLAGENE  Alla base di tutti i trattamenti il principio è uno solo: attivare il processo di produzione di collagene per fare in modo che la pelle, rassodandosi, possa risollevarsi attenuando il senso di “caduta”. La scelta del trattamento più indicato dipende da caso a caso. Nelle situazioni maggiormente compromesse, per ottenere un risultato visibile più facilmente occorrerà optare per le soluzioni un pochino più invasive. Tra queste ultime ci sono i fili biorivitalizzanti. “Sono fili riassorbibili che vengono inseriti sottocute attraverso dei sottilissimi aghi e permettono la rigenerazione dei tessuti rendendo la pelle più tonica e giovane. Nonostante il nome, l’effetto non è tanto legato alla tensione o alla trazione di questi particolari fili, ma alla loro stessa presenza. Sono infatti in PDO, ovvero polidiossanone, una sostanza già largamente usata in medicina che ha importanti proprietà rigenerative e di stimolazione cutanea”. Unica controindicazione, il leggero gonfiore che si può presentarsi dopo il trattamento. La tecnologia Hifu può offrire una valida alternativa. Usiamo in questo caso gli ultrasuoni focalizzati che permettono di agire in profondità per una ridensificazione del derma ottenendo un aumento del tono dei tessuti. Il risultato è un effetto lifting sull’area trattata. Utili anche le onde d’urto, in abbinamento a maschere lenitive e protettive. “Sono una soluzione a bassissimo impatto, un trattamento consolidato in medicina estetica per la capacità di ringiovanire la pelle attraverso un rigenerativo che restituisce tonicità alla pelle”. Sul fronte laser, si può ricorrere a quello frazionato che, pur non essendo specifico per il terzo inferiore del volto, è in grado di restituire un effetto “mini-lifting”.  Non certo ultimi, gli iniettabili. Ma, più che di un trattamento, la specialista preferisce definirli “un intervento di camouflage”. I filler non permettono di agire in profondità, ma possono servire nell’attenuare l’effetto “caduta” della pelle andando a ridisegnare l’ovale del volto. Come in tutte le situazioni, è importante valutare bene la situazione di partenza per intraprendere il percorso più adatto. “In ogni caso non bisogna avere fretta: dato che questi trattamenti mirano ad una stimolazione del collagene per ridensificare la cute, i risultati effettivi si avranno a distanza di alcune settimane. Per il mantenimento, a seconda del trattamento indicato, vengono consigliate una o due sedute all’anno”. Oggi parliamo degli interventi anti-invecchiamento con un’importante esperta che lavora a Milano: Patrizia Gilardino, laureata in Medicina e Chirurgia all'Università degli Studi di Milano nel 1988,specializzata nella Scuola di Chirurgia Plastica Ricostruttiva dell'Università degli Studi di Milano nel 1993. Il medico che abbiamo intervistato oggi ha lavorato fino al 2003 all'Unità Funzionale di Chirurgia Plastica dell'Ospedale Multimedica di Sesto San Giovanni, esercita la libera professione al Poliambulatorio della Guardia di Finanza di Milano, al Centro Dermatologico Europeo, nel proprio studio di via Colonna a Milano e nello studio di via Colombo 44 a Piacenza, inoltre è membro della Società di verifica e controllo di qualità e della Società americana di chirurgia plastica. La dottoressa Gilardino è anche socia Sicpre (Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica) ed è iscritta all’Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe).  INTERVISTA ALLA DOTTORESSA PATRIZIA GILARDINO, CHIRURGA PLASTICA Dottoressa, quali sono gli interventi di ultima generazione da scegliere per eliminare il decadimento della parte inferiore del nostro viso?  “Dipende dal tipo di paziente che ci troviamo di fronte: bisogna distinguere un decadimento iniziale, che può essere trattato in modo meno invasivo, da un decadimento avanzato”.  Un quarantenne può optare per qualcosa di più leggero, vero?  “Dopo i 45 anni, si può optare per interventi con il laser. A volte succede che l’intervento estetico sia necessario prima, perché si dimagrisce tutt’a un tratto e la pelle resta appesa creando gravi inestetismi”.  Quali sono gli interventi meno invasivi? “Quelli che hanno l’obiettivo di stimolare la produzione del collagene e far sì che la pelle riacquisisca elasticità e trazione interna. Per far questo ci sono varie metodiche utilizzabili: i fili, oppure apparecchiature tipo l’hifu, tecnologia che utilizza gli ultrasuoni focalizzati ad alta intensità, ma ci sono anche altre tecnologie per il ricompattamento della cute”.  Il viso può tornare tonico e fresco anche per chi ha rughe e problemi di doppio mento?  “Certo, ma se scegliamo un intervento mini-invasivo, bisogna attendere almeno 3 mesi per il ricompattamento. I risultati sono graduali in questi casi. Se utilizzo l’HIFU di ultima generazione, devo proseguire il trattamento per un anno e, passo dopo passo, i risultati saranno visibili”.  Quindi, se il decadimento non è molto grave, possiamo risparmiarci il Lifting chirurgico, vero?  “Se il decadimento non è grave, possiamo scegliere tecniche meno invasive. Nei casi in cui il decadimento e più serio e più profondo, allora bisogna intervenire con un lifting, che interviene sulla parte inferiore del collo. Se devo risollevare il contorno del viso, automaticamente faccio anche il collo”.  Si tratta di un intervento lungo? In cosa consiste l’intervento?  “Può essere fatto mediamente in quattro ore, con sedazione: non si tratta di anestesia generale, ripeto, ma di sedazione. La paziente non si accorge di niente, però è intubata. Si deve scollare la pelle dalle fasce sottostanti, poi si riducono e si effettua una trazione sulle fasce, che è la cosa più importante (perché è quella che mi dà la durata nel tempo), quindi si riposiziona la pelle al di sopra delle fasce eliminando l’eccesso”.  Si tratta di un’operazione sicura? “È un’operazione molto sicura e molto diffusa, ma si sa che ogni cosa può avere delle complicanze. Certo ci sono vari tipi di lifting, come quelli più profondi, ad esempio sottofasciali, che naturalmente implicano qualche rischio in più per gli effetti collaterali. Il lifting classico in genere non dà mai problemi, ma comunque è un po’ impegnativo: il ricovero dura una notte e poi c’è una fase di convalescenza dai 15 ai 20 giorni per far andare via il gonfiore. La paziente si deve organizzare per una buona convalescenza”.  Quali sono le cifre che si spendono per un lifting? “Per un lifting completo si spendono da otto a 10 mila euro. Un lifting iniziale può costare molto di meno. L’importante è mettersi in mani sicure ed esperte”.  Molte persone utilizzano le “punturine” per combattere rughe ed effetti del tempo. Lei le consiglia?  “Si utilizzano spesso le punture di botulino e acido ialuronico: per la parte superiore del viso dà degli ottimi risultati il primo, per la parte inferiore è meglio riempire con il secondo elemento”.  L’unico problema è che bisogna sempre rinnovare le punture di botulino o acido ialuronico... “È vero che bisogna sempre fare le punture, ma col tempo diventano sempre meno frequenti: è come se l’organismo imparasse nel caso del botulino. Anche con l’acido ialuronico, in un secondo momento, le punture diminuiscono perché viene stimolato il collagene e il tessuto impara a ricostituirsi da solo (quindi anche in questo caso le punture saranno meno frequenti)”.  Se un individuo relativamente giovane può fare direttamente il lifting, lei consiglia prima l’intervento mini invasivo?  “La caduta dei tessuti è un problema anche di tipo genetico: ci sono persone che invecchiano prima. In ogni caso, se io comincio a intervenire ai primi segni utilizzando la tecnologia che mantiene compatto il collagene, diciamo che quantomeno riuscirò ad allontanare il momento in cui sarà necessario il lifting. Prima di arrivare all’intervento chirurgico si possono percorrere altre strade e arrivare con gradualità ai risultati sperati”.  Le creme contro le rughe servono davvero o rischiamo di buttare i nostri soldi? “Ci sono alcuni prodotti, con alcuni principi attivi, che è provato scientificamente che funzionano: uno di questi è il retinolo, ma servono determinate dosi e diventa quasi medicale. Si tratta, però, di molecole da gestire medicalmente, che possono dare un ringiovanimento cellulare reale. Ma a volte, con certe creme, si rischia di buttare i soldi”.  Gaetano Gorgoni

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