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Ex Ilva, gli esuberi annunciati da ArcelorMittal riaccendono la polemica politica

L'azienda ha presentato il suo piano industriale al tavolo con i sindacati al Ministero, annunciando 4700 esuberi. E s’infiamma la polemica politica. Il piano industriale annunciato da Arcelo...

L'azienda ha presentato il suo piano industriale al tavolo con i sindacati al Ministero, annunciando 4700 esuberi. E s’infiamma la polemica politica. Il piano industriale annunciato da Arcelor Mittal per Taranto non piace al governo italiano e innesca nuovamente la polemica politica dopo settimane difficili di contrattazione e passi indietro. La trattativa sull’ex Ilva, infatti, sembra già naufragato dopo l’incontro dei vertici aziendali al dicastero dello Sviluppo economico con i sindacati e col ministro Stefano Patuanelli e l’annuncio di 4.700 esuberi nel piano 2020-2024 illustrato dall’Ad Arcelor Mittal Italia Lucia Morselli come condizione indispensabile per restare a Taranto. Un’Ilva dimezzata che passerebbe da 10.789 occupati nel 2019 ai 6.098 del 2023. Il governo italiano non ci sta e ha segnato il prossimo 20 dicembre come termine ultimo per portare avanti la trattativa, ma nelle condizioni proposte dall’azienda, non sembrano esserci margini per una soluzione positiva. Per i sindacati il piano è “irricevibile”. Le europarlamentari Rosa D’Amato ed Eleonora Evi del M5S dichiarano che “il paradosso dei paradossi dell’ex Ilva è che, nonostante i tagli annunciati, sta facendo affari milionari grazie al sistema ETS, le quote di emissione che ogni anno l'Unione europea, attraverso gli Stati membri, concede all'industria pesante, acciaierie comprese. Quando l’ArcelorMittal ha acquisito l'Ilva ha ereditato ben 200 milioni di dollari da vecchie quote e la stessa cifra potrebbe incassarla nel 2020 anche riducendo la produzione e licenziando i circa 4.000 lavoratori previsti nell'ultimo piano di esuberi presentato dalla multinazionale. È inaccettabile che questa multinazionale faccia affari sulla pelle dei lavoratori”. Le due europarlamentari hanno presentato una interrogazione alla Commissione europea “su quest’uso distorto delle regole europee”: “Chiediamo – affermano - che il governo vigili su questo tesoretto e sul fatto che venga rispettata la legge in ogni sua virgola. In Lussemburgo, per esempio, Arcelor Mittal ha provato a tenersi le quote nonostante la chiusura d’impianto. Non ci sarà nessun ‘prendi i soldi e scappa’, il Movimento 5 Stelle lo impedirà e chiederà il rispetto di ambiente, lavoro e salute dei cittadini”. Per Ernesto Abaterusso (Articolo Uno – LeU/I Progressisti), “alla fine Arcelor Mittal ha gettato la maschera”: “Il nuovo piano industriale lacrime e sangue annunciato da Arcelor Mittal – afferma -, in barba agli accordi sottoscritti, è inaccettabile e pertanto da rispedire al mittente. Giocare a ribasso e sulla pelle dei lavoratori, senza alcuna garanzia di sviluppo industriale e occupazione, è da vigliacchi. Articolo Uno Puglia e il Gruppo consiliare LeU/I Progressisti sono al fianco degli oltre 5000 lavoratori che rischiano di perdere il posto. A loro va tutta la nostra solidarietà e il nostro appoggio alle azioni che intenderanno compiere in risposta a simili scelte, primo tra tutti lo sciopero del prossimo 10 dicembre”. “Al Governo – aggiunge - chiediamo di lavorare affinché Arcelor Mittal tenga fede agli accordi sottoscritti e garantisca all’Italia di mantenere la sua posizione strategica nel campo della siderurgia e si assicuri a Taranto un piano a lungo termine che salvaguardi i posti di lavoro e ambientalizzazione. Su questa vertenza, così come su tutte le altre che interessano il territorio regionale, occorre combattere insieme, senza colori politici, per impedire che a guidare le scelte sia il bene del territorio e dei lavoratori più che le logiche di profitto”.  

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