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Impianto trattamento dell'amianto, sindaco di Cavallino: "Mai rilasciata autorizzazione"

Il primo cittadino di Cavallino replica ai colleghi primi cittadini di Lizzanello, Lequile, San Donato, San Cesario e Castrì sul caso dell’impianto per il trattamento dell’amianto. ...

Il primo cittadino di Cavallino replica ai colleghi primi cittadini di Lizzanello, Lequile, San Donato, San Cesario e Castrì sul caso dell’impianto per il trattamento dell’amianto. “Mai rilasciata alcuna autorizzazione”: è quanto precisa il sindaco di Cavallino, Bruno Ciccarese Gorgoni, replicando all'incontro tenutosi tra i primi cittadini di Lizzanello, Lequile, San Donato di Lecce, San Cesario e Castrì sull'impianto sperimentale per il trattamento dell'amianto con il siero del latte. Ciccarese precisa che sia “assolutamente infondata, pretestuosa e demagogica l'accusa rivolta al Comune di Cavallino di voler accogliere un impianto per il trattamento dell'amianto sul suo territorio”: “Anzi – afferma -, qualora ve ne fosse bisogno, si riafferma che nessuna struttura di tale tipologia verrà mai realizzata su di esso, almeno sino a quando alla guida dal paese ci sarà l'attuale amministrazione”. “Il Comune di Cavallino – insiste - non ha rilasciato alcuna autorizzazione né parere alla nascita di detto impianto, per la cui realizzazione la società proponente ha ottenuto da parte del Ministero dell'Ambiente un provvedimento di esclusione dalla procedura di impatto ambientale, mentre per l'autorizzazione all'avvio dell'attività sperimentale è in corso la conferenza di servizi presso la Provincia di Lecce, Ente deputato al rilascio di detta autorizzazione”. “Si tratta – aggiunge -, come più volte ribadito, di un prototipo sperimentale allestito all'interno di un piccolo container a sua volta collocato dentro un capannone industriale che avrà una brevissima durata (un anno) e dimensionato per trattare, in via sperimentale, pochi chilogrammi di eternit (20 kg per ciclo, meno di una lastra di 1 mq)”. Per Ciccarese, i toni con cui vengono diffuse le notizie sull'argomento, “oltre ad essere diffamatorie, sembrano pertanto non avere nessun altro scopo se non quello di creare nell'opinione pubblica allarmismi, paure e preoccupazioni che, alla luce di quanto su esposto, risultano del tutto infondate e volte solo ad ottenere facili consensi”.                                                                                

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