Teatro 

Prima nazionale di Acquasantissima, spettacolo sulla "religiosità" mafiosa

La compagnia pugliese URA Teatro presenta Acquasantissima, spettacolo sulla religiosità mafiosa scritto e interpretato da artisti calabresi: drammaturgo Francesco Aiello e il pro...

La compagnia pugliese URA Teatro presenta Acquasantissima, spettacolo sulla religiosità mafiosa scritto e interpretato da artisti calabresi: drammaturgo Francesco Aiello e il protagonista e co-autore Fabrizio Pugliese.  Il festival "I Teatri del Sacro" torna ad Ascoli Piceno per festeggiare la sua edizione decennale tra mercoledì 19 e domenica 23 giugno: animando la città con numerose prime nazionali e diversi spettacoli di successo già debuttati. Tra le nuove produzioni anche Acquasantissima, spettacolo prodotto dalla compagnia pugliese URA Teatro e portato in vita da due artisti calabresi: il drammaturgo Francesco Aiello e il protagonista e co-autore salentino Fabrizio Pugliese. In scena giovedì 20 giugno alle ore 22.00 al Teatro Ventidio Basso, Acquasantissima è un monologo teatrale pronunciato da un boss della ‘ndrangheta: esponente di rilievo di una delle mafie più “sicure”, rispettate e temute. E, tramite le parole di questo anomalo protagonista, prende vita sul palcoscenico un intero universo criminale. Un mondo fatto di tradizioni, di miti e di rituali formalizzati, abitato da persone che si presentano come “uomini d’onore”, difensori dei loro vicini contro i soprusi e le inadempienze di uno Stato percepito come lontano e ostile. Persone che, oltretutto, si ritengono devote, pie, depositarie di una cultura simbolica che attinge a piene mani da quella cattolica. Venerano quello stesso Dio a cui si rivolgono, disperate, le loro vittime: sottoposte a soprusi ed estorsioni, intimidite, ferite, uccise. La mafia non ha mai preso le parti di nessuno se non le proprie, e non ha mai venerato altro Dio al di fuori di sé stessa. La criminalità organizzata è un fenomeno di classi dirigenti, di potere. Lo ‘ndranghetista che parla agli spettatori è potente, ed è convinto della legittimità delle sue posizioni. Filtra il racconto attraverso la lente offuscata delle sue esperienze, dei rituali del suo gruppo di appartenenza. E filtra la devozione al cattolicesimo attraverso lo specchio distorcente della fedeltà mafiosa, dell’omertà. Si avvale di un linguaggio unico, che dà prova del connubio tra lingua del male e lingua del divino creatosi nel mondo della ‘ndrangheta. Acquasantissima non condanna apertamente: sarebbe troppo facile. Acquasantissima, piuttosto, pone domande, stimola la riflessione sull’etica sociale e su quella religiosa. E lo fa attraverso lo sguardo di un criminale: anomalo e spietato, ma anche dotato di grande e inquietante lucidità. Tutti gli spettacoli del festival sono a ingresso gratuito.

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