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I rischi delle apnee nel sonno e la rilevazione dei disturbi da casa

Intervista alla pneumologa romana, dottoressa Carmela Galletta esperta dell’apparato respiratorio e di Sindrome delle Apnee ostruttive del sonno. In un precedente articolo vi abbiamo parlato de...

Intervista alla pneumologa romana, dottoressa Carmela Galletta esperta dell’apparato respiratorio e di Sindrome delle Apnee ostruttive del sonno. In un precedente articolo vi abbiamo parlato dell’importanza dell’“igiene del sonno”. Oggi approfondiamo l’argomento affrontando il tema della pericolosa apnea del sonno e della possibilità di effettuare il monitoraggio direttamente a casa, senza il ricovero in day hospital. Si può evitare una “scomoda” permanenza in una struttura specializzata nel rilevare i disturbi mentre dormiamo. Ne abbiamo parlato con la pneumologa Carmela Galletta, esperta dell’apparato respiratorio e di Sindrome delle Apnee ostruttive del sonno (OSASS), punto di riferimento della rete ‘Sonnocheck’, composta da medici, tecnici di neurofisiopatologia e tecnici domiciliari che assistono persone affette da disturbi del sonno. In questo campo sono stati fatti molti passi avanti: oggi esistono apparecchiature e tecnologie che possono diagnosticare e curare, semplicemente stando a casa, i problemi che mentre riposiamo possono generare gravi danni al nostro organismo. La polisonnografia è un test diagnostico a cui si sottopongono gli individui con disturbi del sonno: nel corso della notte, una particolare strumentazione (polisonnigrafo) rileva e registra alcuni parametri fisiologici fondamentali, come l'attività cerebrale, la respirazione, i livelli di ossigeno e altro.   LA SINDROME DELLE APNEE OSTRUTTIVE DEL SONNO (OSASS) Durante il sonno, che è un fenomeno biologico imprescindibile per un equilibrio psicofisico, si manifesta una naturale perdita di coscienza e la riduzione o la sospensione parziale del funzionamento dei centri nervosi, con la conseguente diminuzione delle varie funzioni organiche, come la circolazione, la respirazione ed il metabolismo. Insonnia, diabete, ipertensione e malattie cardiache possono essere collegate ai disturbi del sonno. Quelle che comunemente conosciamo come apnee nel sonno (OSASS) sono disturbi respiratori mentre dormiamo, cioè sindromi caratterizzate dal collasso delle vie aeree superiori e da ciclici episodi di chiusura parziale dell'ipofaringe, con successivi sforzi inspiratori allo scopo di riaprire il passaggio dell’aria. Questo problema è palese nei soggetti che russano o che hanno ripetuti episodi di ostruzione parziale (restringimento) o completa delle prime vie aeree, che causano sonnolenza diurna e alterazione delle prestazioni. L’eccesso di tessuto molle, spesso dovuto al tessuto adiposo eccessivamente accumulato, e la riduzione dei muscoli faringei, che normalmente mantengono pervie le vie aeree superiori durante il sonno, possono essere le cause di questo disturbo. Aumento di peso, fumo, cattive abitudini alimentari e uso di determinati farmaci possono causare le apnee notturne.   LE DEVASTANTI CONSEGUENZE DELLE APNEE NOTTURNE Se ci si sveglia nella notte con un senso di soffocamento, sudati, oppure si russa, si fanno pause respiratorie nel sonno e si urina frequentemente, meglio fare un controllo. Le apnee notturne ci rendono stanchi e nervosi, poco concentrati e vittime di terribili cefalee durante il giorno. Ma quello che è peggio è che questo tipo di problema spiana la strada a malattie cardiovascolari (aritmie; infarto miocardio; ipertensione arteriosa; insufficienza cardiaca, congestizia; ictus) causate dai ripetuti fenomeni di ipossia (carenza di ossigeno) che si verificano durante le apnee notturne e dalle oscillazioni della frequenza cardiaca e dei valori di pressione arteriosa. Tra l’altro chi soffre di questo disturbo ha maggiori possibilità di sviluppare la resistenza all’insulina. Le variazioni del tono dell’umore, inoltre, travolgono le relazioni sociali di chi è affetto da OSASS.   INTERVISTA ALLA PNEUMOLOGA CARMELA GALLETTA, SPECIALIZZATA IN DISTURBI DEL SONNO   Ultimamente c’è sempre maggiore interesse da parte della medicina ai disturbi del sonno. Quanto influisce un sonno disturbato sulla qualità della nostra vita? “Un sonno disturbato, ‘non ristoratore’, determina nel soggetto colpito eccessiva sonnolenza diurna, con episodi di addormentamento ai quali non si riesce a resistere, diminuzione della capacità di concentrazione ed attenzione, problemi della memoria, irritabilità e stanchezza generale influenzando negativamente la qualità di vita. Il nostro organismo ha bisogno di riposo per recuperare le forze e salvaguardare la propria efficienza fisica. Durante il sonno si riducono temperatura corporea, pressione arteriosa, frequenza cardiaca e frequenza e profondità del respiro, con una parziale e temporanea messa a riposo dell’apparato cardiovascolare, contribuendo così a mantenerlo sano: si è osservato, ad esempio, che riducendo la durata del sonno, cresce il rischio di ipertensione arteriosa e di malattia coronarica”. Quando dobbiamo rivolgerci a un centro specializzato? Quali sono i sintomi che devono far scattare l’allarme? “È necessario rivolgersi ad un centro specializzato, quando ci si accorge che i sintomi si stanno prolungando nel tempo, pregiudicando in modo significativo la qualità di vita. Questi possono essere diversi: facile irritabilità, deconcentrazione sul lavoro, difficoltà a portare a termine un progetto, problemi a mantenere l’attenzione per un periodo di tempo prolungato, marcata sonnolenza diurna. Nel caso della sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS), la maggior parte delle volte però, si arriva dallo specialista, perché il partner di letto, si accorge che abitualmente durante il sonno, l’attività respiratoria del compagno, tipicamente roncopatico cronico, subisce ripetute interruzioni, blocchi dell’attività respiratoria, (periodi di “silenzio”), che causano nel soggetto che ne è affetto, risvegli frequenti ed improvvisi, seppur di breve durata, dei quali la maggior parte delle volte non ha coscienza e memoria , e che possono presentarsi anche centinaia di volte durante la notte, non consentendo il sonno ristoratore necessario per affrontare la giornata successiva”. Si può monitorare il sonno direttamente da casa, senza un day hospital? Quali sono le tecniche e gli strumenti utilizzati per studiare il sonno di un paziente? “Assolutamente sì. Oggigiorno gli strumenti portatili hanno raggiunto la qualità e l'accuratezza della strumentazione fissa utilizzata tradizionalmente in cliniche, ospedali e centri del sonno. L'avanzamento tecnologico ne ha inoltre ridotto le dimensioni negli anni rendendoli molto più leggeri e maneggevoli con considerevole riduzione del disagio nell'utilizzo da parte del paziente. Un altro vantaggio evidente di effettuare l'esame a domicilio è quello che il paziente dorme nel proprio letto, nel comfort della sua casa, il che permette di effettuare un monitoraggio in condizioni ideali, nella situazione ambientale a cui il paziente è abituato eliminando quindi quelle perturbazioni del sonno che un ambiente estraneo può portare. Ovviamente ci sono dei casi in cui l'esame domiciliare non è indicato come ad esempio bambini al di sotto dei 3 anni o pazienti che per qualche motivo hanno bisogno di una supervisione durante la notte affinché non si tolgano i sensori. Lo strumento utilizzato per il monitoraggio cardio-respiratorio del sonno è il polisonnigrafo. Permette di effettuare un monitoraggio simultaneo di diversi parametri biologici e di registrarli durante l'arco della notte. Viene tipicamente misurata la frequenza cardiaca, la saturazione ossiemoglobinica, sforzo toracico, flusso respiratorio nasale. L'analisi di questi parametri permettono poi al medico specialista di diagnosticare il quadro osas”. Quali problemi può causare l’apnea durante il sonno? “La diagnosi della malattia è fondamentale per evitarne le conseguenze: una più alta incidenza di malattie cardiovascolari (aritmie; infarto, ipertensione arteriosa, scompenso cardiaco), conseguenza dei ripetuti blocchi respiratori, che come ovvio si associano a carenza di ossigeno ed oscillazioni di frequenza cardiaca e pressione arteriosa; maggiore possibilità di insulinoresistenza; nonché l’impatto sulla vita sociale e di relazione correlato alla sonnolenza diurna, la quale comporta anche elevato rischio di incidenti stradali per gli automobilisti”. Come si cura l’apnea durante il sonno? Esistono degli apparecchi all’avanguardia? “Il primo passo, è individuarne la causa, ed agire, ove possibile su quella. Non dimentichiamo che vi sono dei fattori di rischio fisici per lo sviluppo di OSAS, quali il sovrappeso/obesità, la circonferenza del collo superiore ai 43 cm per gli uomini e 41 cm per le donne, ed eventuali dismorfismi cranio-facciali e/o anomalie del tratto orofaringeo che comportano restringimento delle prime vie aeree. E’ utile quindi, fatta la diagnosi, eseguire una valutazione endoscopica otorinolaringoiatrica con eventuale, se necessario, successivo intervento chirurgico di correzione del difetto o prescrizione di bite e altro. Nel caso di riscontro di riscontro di apnee centrali, sarà necessario eseguire una valutazione neurologica con traccia elettroencefalografica. La terapia più efficace per l'OSAS però è di tipo strumentale, mediante l'applicazione, nelle ore dedicate al sonno, di ‘ventilatori’, che agiscono mantenendo pervie le prime vie aeree, mediante l’applicazione di pressioni positive sulle stesse (CPAP, ACPAP): sarà compito dello specialista, valutare il singolo caso e prescrivere l’apparecchio con modalità e parametri che più si adattano al paziente in oggetto”. C’è un modo per prevenire i disturbi del sonno come l’apnea? “Sicuramente sono importanti il calo ponderale e l’alimentazione leggera la sera, evitare l’assunzione di alcolici e di farmaci sedativi del sistema nervoso centrale, abolire l’abitudine tabagica. Ove vi sia evidenza di apnee solo in alcune posizioni del sonno, ad esempio potrebbe essere sufficiente modificare quest’ultime”.   Esistono terapie farmacologiche contro i disturbi del sonno? “Anche queste vanno personalizzate sul singolo paziente: alcuni faticano ad addormentarsi ma poi riescono a dormire regolarmente; altri hanno molte difficoltà a mantenere un sonno costante e prolungato o tendono a svegliarsi molto presto al mattino, non riuscendo più a riaddormentarsi. Il medico, solo lui, potrà consigliare e prescrivere alcune terapie farmacologiche, quali la melatonina per mantenere il corretto equilibrio tra il sonno e la veglia o le benzodiazepine o gli ipnoinducenti per favorire la comparsa del sonno”. Quale tipo di ambiente e quali abitudini possono migliorare il nostro sonno? “È consigliabile coricarsi e svegliarsi sempre alla stessa ora, anche nel fine settimana ed usare la camera da letto solo per dormire, evitando di guardare la televisione, mangiare a letto o fare altre attività che ci risvegliano. È importante mantenere l’aria non troppo secca, ad esempio nei mesi invernali con i caloriferi in funzione. È necessario rendere l’ambiente quanto più confortevole e rilassante possibile”.   Gaetano Gorgoni

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