Salute Sette Lecce 

Donazione sangue, i numeri della solidarietà: a Lecce 35mila sacche all’anno

Intervista al dottor Nicola Di Renzo, direttore di ematologia e servizio immuno-trasfusionale Asl di Lecce: “La donazione del sangue fa bene anche a chi dona”. Donare il sangue fa bene a ...

Intervista al dottor Nicola Di Renzo, direttore di ematologia e servizio immuno-trasfusionale Asl di Lecce: “La donazione del sangue fa bene anche a chi dona”. Donare il sangue fa bene a noi stessi e agli altri. Sì, perché oltre a monitorare il nostro stato di salute salviamo migliaia di persone che ogni giorno hanno bisogno di trasfusioni. L’ospedale Vito Fazzi di Lecce ha numeri altissimi. Tutto il dipartimento fa 35 mila sacche l’anno. Ma il sangue non basta mai: esistono malati cronici che per sopravvivere hanno bisogno di trasfusioni continue. Donare il sangue non costa niente. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che sia necessario raccogliere circa 40 mila unità di sangue intero ogni milione di abitanti, quindi il fabbisogno italiano è di due milioni e trecentomila unità di sangue. Il sangue donato può salvare molte vite umane. Dai 18 ai 75 anni si può donare, ma ci sono alcuni limiti. Non si può donare se si è stati sottoposti a un intervento chirurgico, se si pesa meno di 50 chili, se si hanno altre problematiche di pressione sanguigna e se si soffre di malattie che possono essere trasmesse. Dopo una gastroscopia e altri esami invasivi bisogna attendere mesi prima di donare. E’ necessario rispettare un preciso protocollo stabilito dal Ministero per garantire la sicurezza di chi riceve il sangue. INTERVISTA AL DOTTOR NICOLA DI RENZO  Il dottor Nicola Di Renzo dal 2006 è Direttore U.O.C di Ematologia e Trapianto di Cellule Staminali c/o P.O. “Vito Fazzi” di Lecce. Nella sua attività di ematologo ha scritto oltre cento pubblicazioni. Attualmente nell’U.O. di Ematologia diretta dal Dr Di Renzo ci sono circa 50 studi clinici attivi. Il reparto di Ematologia e Trapianto di Cellule Staminali dell'Ospedale Vito Fazzi di Lecce è dotato di 16 posti letto in degenza ordinaria ed 8 in regime di Day-Hospital, è un'Unità Operativa Complessa istituita nel 2006 ed allocata al quarto piano del Polo Oncologico Giovanni Paolo II. Nella struttura si svolgono tutte le attività di diagnosi e cura di tutte le malattie ematologiche: leucemie acute e croniche, mielomi, linfomi di Hodgkin e non Hodgkin, sindromi mieloproliferative croniche, piastrinopenie, anemie), con l’integrazione di un servizio di supporto psicologico. L’Unità Operativa dispone di un reparto per i ricoveri in regime ordinario (per i pazienti che necessitano di una terapia complessa protratta nel tempo) e di un Day Hospital in cui viene svolta attività diagnosi e cura di tutte le malattie ematologiche per i pazienti che non necessitano di un Ricovero ordinario, nonché attività di gestione dei Cateteri Venosi Centrali. L’Unità Operativa coordina anche l'ambulatorio prime visite, l'ambulatorio di follow-up, il Laboratorio di Ematologia, l'Unità Operativa Semplice di Trapianto di midollo osseo ed un Trial Office per la gestione di studi clinici sperimentali ed osservazionali. Siamo andati a trovare il direttore Di Renzo nel centro del nosocomio leccese dove avviene la trasfusione del sangue di migliaia di donatori ogni anno. Dottore, come vanno le donazioni a Lecce? Riusciamo a coprire il fabbisogno o è necessario donare ancora di più?  “C’è bisogno di donare sempre più sangue per una serie di ragioni: il fabbisogno è aumentato in ragione del fatto che più pazienti decidono di curarsi nel Salento, ma anche perché aumentano gli interventi complessi nell’Asl leccese. Anche se devo specificare che, stando ai dati dell’anno scorso e a quelli dei primi sei mesi di quest’anno, siamo in uno stato di autosufficienza. Il problema è che si può andare in carenza relativamente al fatto che può mancare il gruppo di un paziente oppure se ci troviamo di fronte a un caso di un talassemico che abbia difficoltà a trasfondere perché manca quel gruppo sanguigno”. Come si previene questo tipo di carenza?  “Oggi si decide una data e si convocano i donatori, ma potremmo avere la necessità di sangue 0 positivo in un periodo o 0 negativo in un altro: non possiamo prevederlo. Non sappiamo in via preliminare chi verrà a donare”. Quale tipo di paziente ha più bisogno di sangue?  “In particolare i talassemici o i malati di leucemia. Per loro la trasfusione è vita, così come per altri, che però possono avere bisogno del sangue solo per un periodo della loro vita, in seguito a un trauma o a un intervento chirurgico. I talassemici e i pazienti leucemici, invece, hanno bisogno cronico di sangue, soprattutto hanno un fabbisogno di sangue di determinati gruppi per evitare che si immunizzino, cioè che producano anticorpi capaci di distruggere il sangue dopo averlo immesso. Noi facciamo attenzione a cercare i gruppi compatibili con quelli che sono i sottogruppi sanguigni”. Com’è cresciuta la medicina trasfusionale? Un tempo non era così sicura, vero?  “Un tempo era pericolosa perché i donatori non erano selezionati: a differenza di quello che accadeva negli anni passati, ora i donatori sono quasi tutti abituali e prima di questa condizione fanno tutta una serie di esami microbiologici e virali che un tempo non erano obbligatori. In Puglia ci sono tre centri di qualificazione biologica, uno dei quali è quello leccese del Vito Fazzi, dove viene testato e validato il sangue raccolto a Lecce, ma anche a Brindisi e Taranto. Il sangue raccolto in queste province arriva qui, dove lo analizziamo e lo validiamo: qualsiasi problema riscontrato o infezione ci spinge a bloccare la sacca e a fare degli ulteriori approfondimenti sui donatori. Oggi ritengo di poter dire che il sangue è sicuro al cento per cento”. Quali sono i numeri della raccolta di sangue nel Leccese?  “A livello dipartimentale, cioè di tutta l’Asl, raccogliamo 35 mila sacche all’anno. Siamo in autosufficienza negli ultimi 4-5 anni. Poi, c’è la compensazione all’interno della Regione Puglia che punta all’autosufficienza regionale. Un tempo importavamo sangue dall’Emilia-Romagna e dal nord, dove esisteva una cultura della donazione più accentuata: oggi abbiamo raggiunto buoni risultati a Lecce e possiamo dirci soddisfatti”. La donazione non fa male.  “Non solo non fa male, ma fa anche bene perché vengono eseguiti dei controlli che potrebbero essere considerati atti di prevenzione per alcune problematiche. Se solo tutti i donatori pugliesi riuscissero a fare due donazioni all’anno, noi non avremmo più problemi”. Cosa bisogna fare per avere un “sangue buono”?  “Vivere sani. Lo stile di vita è fondamentale”. Dal punto di vista del personale il reparto ha risolto tutti i problemi?  “La direzione strategica ha esaudito le richieste per consentire un lavoro più tranquillo ed evitare i problemi in caso di assenze. Ora arriveranno 15 dirigenti medici che miglioreranno ulteriormente le condizioni dell’Asl e del reparto trasfusionale”.  Gaetano Gorgoni

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