Cronaca 

A Torre Veneri l’ipotesi di un commercio illegale di residuati bellici

Di traffici clandestini di materiali frutto delle esercitazioni e recuperati di nascosto dal fondo del mare antistante si è cominciato a parlare ufficialmente a maggio dello scorso anno.  ...

Di traffici clandestini di materiali frutto delle esercitazioni e recuperati di nascosto dal fondo del mare antistante si è cominciato a parlare ufficialmente a maggio dello scorso anno.  A pagina 15 della “Relazione intermedia sulla situazione dei poligoni di tiro” della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, approvata in data 30 maggio 2012 si legge testualmente: “Per quanto concerne l’area marina, le immersioni subacquee effettuate hanno evidenziato la presenza di numerosi relitti inerti, di proiettili da esercitazione, di un barcone metallico e di penetratori in materiale attualmente in fase di identificazione. Dalle informazioni raccolte risulterebbe altresì che l’area sia marina sia terrestre -attualmente interdetta- sarebbe frequentata da recuperanti clandestini di metalli per scopi commerciali. Tale attività, ove confermata, risulterebbe altamente pericolosa, sia per il rischio di esplosioni sia per i danni alla salute”.  Tale ipotesi, presa per la prima volta in considerazione dalla Commissione, è stata sostenuta anche dal presidente della stessa, il senatore Rosario Giorgio Costa che in un’intervista rilasciata il 20 ottobre scorso alla domanda se esiste un traffico clandestino ha risposto: “Potrebbe essere, anche perché chi va a vedere se sul fondale marino, dove sono stati sparati proiettili, c'è qualcuno che sta portando via i bossoli?”. Più volte, in occasione delle ispezioni al poligono da parte degli esperti incaricati dalla Commissione, sono stati acquisiti i registri di carico e scarico relativi alle operazioni di bonifica dell’area che, a detta dei vertici militari, sono state regolarmente effettuate, ma che di fatto riguardano solo la terraferma, non l’area marina. In effetti, il punto della questione sembra essere proprio questo: se l’area del poligono è recintata e interdetta al transito di civili, altrettanto non si può dire dello specchio d’acqua di fronte a Torre Veneri, che nei periodi in cui non vengono svolte esercitazioni può essere percorso da imbarcazioni. Una conferma ulteriore a quello che è diventato qualcosa di più di un sospetto arriva da Gabriele Molendini di Lecce bene comune, uno dei promotori dell’esposto alla Procura di Lecce, il quale -oltretutto- è residente a Frigole, poco distante dall’area del poligono: “Da anni a Frigole si sente parlare di gente che recupera dal mare residui di proiettili e altro materiale. Ovviamente, stiamo parlando di qualcosa che ‘si sa, ma non si dice’, ma molti nella zona ne hanno sentito parlare. Il materiale viene recuperato con varie finalità: può essere rivenduto a ditte specializzate per essere riutilizzato, oppure direttamente a privati, che fanno collezione di quel tipo di ‘cimeli’. Basti pensare -conclude Molendini- che le date delle esercitazioni, nelle quali anche l’area marina è interdetta, sono ben note attraverso la Capitaneria di Porto e consultabili sul sito web del Comune di Lecce. Al di furi di quei periodi, chiunque può passare o immergersi per raccogliere qualche souvenir”.  (fonte: Belpaese)

Potrebbeinteressarti