Animali Otranto 

Lupo a Otranto, basta allarmismi. L’esperta: «L’esemplare va ignorato e lasciato in pace»

Interviene Simona Potenza del Centro recupero Fauna selvatica del Museo di storia naturale

Basta allarmismi e soprattutto atteggiamenti sbagliati: il lupo, avvistato da tempo ad Otranto e protagonista delle cronache nelle ultime settimane, resta un animale selvatico e come tale deve essere approcciato dall’essere umano.

È l’avvertimento che arriva da Simona Potenza del Centro recupero Fauna selvatica del Museo di storia naturale del Salento, soprattutto dopo l’ennesimo episodio che ha visto l’esemplare protagonista, quando ieri mattina, si è avvicinato ad una bimba, nei pressi di un villaggio turistico, bucandole il vestitino nel tentativo con ogni probabilità di giocare. In tanti hanno sollecitato l’intervento del centro. Da qui, l’esperta fa una premessa: «Non siamo intervenuti, perché non abbiamo competenze specifiche su questa tipologia di fauna e strutture idonee al momento. Servono centri attrezzati. Ma non si esclude che, se, come sembra, il Salento si ripopolerà di lupi, ci potremmo occupare di esemplari feriti ospitandoli poche ore prima di trasferirlo in un centro più idoneo».

Sul caso del lupo di Otranto non ha dubbi: «È evidente – spiega - che non si tratta di un atteggiamento normale per la sua specie, ma nel caso di questo esemplare, tutto il suo comportamento è tutto anomalo. La sensazione è che questo esemplare sia stato cresciuto a contatto con l’uomo e che sia rimasto nella zona in cui è stato rilasciato o si è sentito più sicuro: forse qualcuno gli ha dato da mangiare o lì ha trovato una fonte alimentare. Non è comunque normale per la sua specie, visto che i lupi sono erranti. È normale che un giovane si affranchi dal suo branco, ma in genere poi vaga: di certo, non si fa riprendere, fotografare, non cercano di interagire con l’uomo».

Il punto è proprio questo: l’animale selvatico diventato oggetto di fotografie, riprese, offerte di cibo, inviti a giocare. «La situazione che si è venuta a creare – aggiunge - sta esponendo il lupo a un rischio, perché purtroppo prima o poi qualcuno finirà per fargli del male. Nel lido la gente lo chiama, gli fischia, lo chiama a interagire. È logico che, ad un certo punto, possa prendere anche lui l’iniziativa di giocare come ha fatto qualche giorno fa con un bagnante, rubando un asciugamano, o avvicinandosi alla bambina. La gente, però, devo capire che un conto è giocare con un cagnolino, un altro con un lupo».

La faunista specifica ulteriormente che non ci si possa lamentare o stupire se un animale selvatico, istigato, tenti una reazione: «Cosa fare? Innanzitutto calmare gli animi e lasciare che si occupino di lui le autorità competenti. Non si possono creare allarmismi, passando un giorno dall’idea del lupo giocherellone a quella, il giorno dopo, del lupo aggressivo. È cambiato il nostro approccio nei suoi confronti ma il lupo resta lupo e come tale va trattato».

Un ulteriore passaggio dovrebbe essere quello di rieducare l’animale alla vita selvatica, magari reinserendolo in un contesto diverso con questo obiettivo. Fino ad allora, però, il rischio di incontrare questo o altri esemplari resta, ma non essendo usuale trovarsi a contatto coi lupi, la percezione è che la gente sia impreparata e spesso troppo istintiva. Come comportarsi, dunque, diventa un aspetto tutt’altro che secondario: «Bisogna ignorarli e stare lontani. Non si deve mai cercare l’interazione con un animale selvatico, perché la reazione potrebbe essere improvvisa e sconosciuta, perché loro hanno per natura paura dell’uomo: una persona che cerca di avvicinarsi ovviamente è un pericolo».

Nel caso del lupo di Otranto, questa percezione di pericolo del lupo davanti all’uomo non sembra esserci: «Perché probabilmente – aggiunge - è cresciuto probabilmente vicino all’uomo, per cui cerca il contatto con lui per giocare, ma in generale il contatto con la fauna selvatica è sempre sconsigliabile. Nel suo caso, potrebbe essere portato a credere che l’uomo sia sempre buono ma non è così e può succedere che trovi qualcuno che lo prenda a sassate o gli si avvicini con cattive intenzioni e il suo atteggiamento può cambiare».

Per l’esperta ha sbagliato anche chi gli ha dato da mangiare perché «lo ha incoraggiato in questo atteggiamento sbagliato» e non si rende conto di generare confusione nell’esemplare: «Un animale selvatico in difficoltà – puntualizza - non deve avvicinarsi all’uomo». E come comportarsi quando un animale è evidentemente ferito, perché investito, o in gravi difficoltà fisiche: «Anche in quel caso, pur non dovendo restare indifferenti, non bisogna avvicinarsi ma limitarsi a chiamare le autorità competenti, perché avvicinarsi ad un animale selvatico ferito comporta sempre dei rischi: già si vede in trappola, poi se vede persone che si avvicinano per mettergli le mani addosso, può avere una reazione per difendersi».

E sempre sul caso del lupo otrantino: «Noi non sappiamo con chi ha interagito o interagisce nel tempo. Potrebbe pure incontrare una persona che lo prende a sassate e il giorno dopo un altro che tenta di avvicinarlo con le buone intenzioni ma aggredirlo perché lo rilegge come un pericolo; potrebbe essere attaccato da altri cani e per questo cambiare atteggiamento. La cosa migliore, insomma, quando lo si vede, è stare a guardare a distanza senza provare a interagire o a incoraggiare l’interazione».

 

 

 

 

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