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Parco Otranto- Santa Maria di Leuca, il punto sugli incendi boschivi

La posizione del Parco Otranto-Leuca sugli episoidi che affliggondo il territorio. Incendi più che triplicati, favoriti dalla mano criminale dell'uomo, dalle temperature oltre i 40° e dalla siccità.

In tutta la Penisola Italiana, come ogni estate, è emergenza incendi. Si tratta di roghi spesso di natura dolosa e criminale, appiccati per diverse ragioni anche a seconda della zona.  

Erano già 26.270 gli ettari bruciati dal 1° gennaio al 15 luglio 2022 (fonte EFFIS) e 32.921 gli interventi registrati ed effettuati, dal 15 giugno al 15 luglio, dai Vigili del Fuoco per incendi boschivi, nelle aree urbane e rurali (+4.040 rispetto allo stesso periodo del 2021).

Lo stato d'allerta è ormai globale e molte zone, come la nostra, sono fortemente colpite e pagano un prezzo altissimo in termini di biomassa andata in cenere.

In Italia le Regioni più colpite negli ultimi 14 anni, consultando i dati geolocalizzati e soprattutto i numeri forniti dalle Forze dell’ordine del rapporto Ecomafia 2022, sono principalmente alcune aree protette, con la Sicilia, la cui superficie vegetale percorsa dal fuoco ha rappresentato, negli ultimi 14 anni presi in esame, il 40 per cento del totale di 38 aree protette. Con Calabria e Campania arriviamo al 78 per cento e si raggiunge il 97 per cento, considerando Puglia, Lazio, Abruzzo e Piemonte.

Le Regioni del Sud Italia e le isole maggiori sono le più colpite, assieme ad Albania, Romania, Bosnia, Francia, Spagna, Portogallo e Nord Africa.

Durante questa estate gli incendi sono più che triplicati colpendo dalla Maremma toscana al Carso friulano, dal Lazio alla Puglia, dalla Basilicata alla Sicilia fino all’Emilia Romagna, favoriti dalla mano criminale dell’uomo, dalle alte temperature oltre i 40 gradi e dalla siccità, con precipitazioni praticamente dimezzate nonostante le ultime ondate di maltempo al Nord.

Il territorio salentino paga, oltre ad un abbandono delle campagne estremamente parcellizzate, l’eredità lasciata dal disseccamento rapido degli ulivi che da un lato ha incrementato la biomassa incendiabile e dall’altro ha generato un punto di innesco e di propagazione.

Va detto, infatti, che fino alla comparsa del disseccamento gli oliveti, anche quelli più impervi, rappresentavano naturali fasce taglia fuoco agli incendi che si propagavano dagli incolti o dai vecchi pascoli.

Oggi il territorio ha subito una trasformazione epocale; gli oliveti colpiti dal patogeno risultano in abbandono pressoché completo e non sono bastate le azioni repressive per l’applicazione delle buone pratiche di gestione dei terreni.  L’area protetta da Otranto a S.M. di Leuca esprime un paesaggio fatto di habitat di grande pregio inframmezzati però a tanti minuscoli appezzamenti di terreno in abbandono colturale; ecco allora che, almeno nel nostro caso, non è tanto il numero di fuochi ad essere aumentato quanto l’estensione e l’intensità degli stessi.

Si rende sempre necessaria la creazione di zone di interruzione della linea del fuoco, laddove questa era rappresentata dai coltivi, oggi bisogna intervenire con modalità diverse; ma in questo è fondamentale l’azione di messa in rete e collaborazione con i privati, i tanti proprietari dei minuscoli fazzoletti di terra terrazzati, ad esempio. Proprio gli incendi di questi  giorni, nella loro devastante azione, hanno lasciato segni di possibile intervento; i luoghi studiati con riprese dall’alto e monitorati  prima e dopo il passaggio del fuoco permettono, in alcuni casi di delineare fasce di possibile ingresso dei mezzi di spegnimento,  zone di sbarramento e/o diminuzione della velocità di propagazione, zone con potenzialità multifunzionali anche gestite con pascolo o fuoco prescritto che possono essere cartografate e rese attive ed efficaci.

Non può essere un ente solo a poter rappresentare un efficace contrasto al fenomeno. È necessaria una attiva collaborazione dei privati oltre, ovviamente, ad un’attività di integrazione/coordinamento, a livello regionale e nazionale, fra i settori dedicati alla previsione, prevenzione, informazione, addestramento, lotta, indagine e ricostituzione post-incendio.

Il Parco, sin dalla sua costituzione, ha stimolato la manutenzione del territorio di competenza dei comuni che lo compongono, in gran parte alquanto impervio, pulendo tramite sfalciatura e con tecniche sperimentali, tutta la rete della sentieristica per oltre 120 km ed il perimetro delle principali aree boschive pubbliche.

Dal 1 giugno è attivo, come ogni anno un presidio della Protezione Civile provinciale che pattuglia l’intera area ed interviene segnalando prontamente i principi di innesco alle autorità ed anche intervenendo direttamente nei casi di più semplice accessibilità, laddove le dimensioni dell’incendio lo consentono.

Per una più efficace gestione del fenomeno degli incendi è fondamentale una integrazione della politica forestale con quella agricola, incentivando, laddove possibile, il pascolo prescritto come strumento di prevenzione: il pascolamento con specie domestiche è stato riconosciuto come tecnica per prevenire il propagarsi degli incendi o evitare che una volta innescati diventino disastrosi. Tutte le specie pascolanti, bovini, ovini e caprini possono essere utilmente impiegate. Questa tecnica innovativa è stata adottata dal Parco già da diversi anni, laddove è risultato possibile attuarla.

È fondamentale ricordare a tutti e rimarcare il concetto che il governo degli incendi non può e non deve essere solo responsabilità delle istituzioni, i cittadini possono essere parte attiva, manutenendo i propri appezzamenti di terreno per una reale ed efficace prevenzione. Il forte impulso di sensibilizzazione e proposte concrete dato da alcune  associazioni attive sul territorio è motivo di attenzione e confronto per l’area protetta; da questo confronto, al quale il Parco ha dato ampio respiro, così come dai tavoli istituzionali,  potranno emergere ulteriori punti critici e modalità innovative per affrontarli.

Infine, per il controllo di un fenomeno complesso come quello degli incendi non si può prescindere dall’applicazione di pene più severe per i colpevoli e di ingenti investimenti nel potenziamento della flotta aerea pubblica, nella specializzazione interna al Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, per interventi più tempestivi nei luoghi in cui si verificano gli eventi, che come ormai abbiamo potuto appurare, peraltro, sono spesso gli stessi. In un’ottica di prevenzione, infatti, occorre proprio ricordare che moltissime aree boschive hanno subito più volte un incendio e il fatto che un incendio distrugga la medesima area anche più volte certifica l’ulteriore relazione tra la mano umana e la sua regolare presenza e interesse criminale in quel territorio, sul quale tutti, istituzioni e cittadini, ciascuno per la propria competenza, sono chiamati a intervenire compiendo il proprio dovere.

Fonte dei dati riportati: rapporto Legambiente 2022



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