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A Tiggiano dall’impegno di donne rifugiate e richiedenti asilo nasce l’orto di comunità

Stasera la presentazione. Cinque donne, alcune delle quali madri sole, hanno la soddisfazione di cucinare per sé e i propri figli utilizzando i prodotti frutto del proprio lavoro.

“L’obiettivo finale dell’agricoltura non è la coltivazione di colture, ma la coltivazione e la perfezione degli esseri umani” sosteneva il padre dell’agricoltura naturale, il botanico giapponese Fukuoka. Ed è con questo spirito che cinque donne tra richiedenti asilo e rifugiate del Progetto SAI del Comune di Tiggiano – gestito dal Consorzio Sale della Terra – hanno deciso di dare vita all’orto di comunità, che verrà presentato alla cittadinanza stasera, a partire dalle ore 19:00 (ingresso dal giardino del Palazzo Comunale di Tiggiano).

La serata si aprirà con i saluti del Sindaco Giacomo Cazzato cui seguiranno gli interventi di Ester Martella, coordinatrice del Progetto SAI, dell’agronomo Gigi Schiavano, mentore del progetto, e delle donne coinvolte nell’iniziativa. Ci sarà poi un momento di convivialità in cui verrà offerto ai presenti un rinfresco a base di ortaggi ed erbe aromatiche a km0 provenienti dal neonato orto.

Il progetto, avviato lo scorso marzo su un terreno comunale, nasce con un’idea ben chiara: ripartire dalla terra come strumento di riscatto e di cura. Cura dell’anima ma anche del corpo, perché l’autoproduzione agricola, oltre ad essere un’opportunità terapeutica per ricucire ferite e vissuti difficili, quali quelli di chi arriva e chiede protezione, è un modo per alimentarsi in maniera sana ed equilibrata e per contribuire a un mondo più sostenibile ed equo.

E così, a cadenza settimanale, le cinque donne sono state guidate dall’agronomo tiggianese Gigi Schiavano nella conoscenza e nella pratica dei metodi di agricoltura biologica: la preparazione del terreno, la coltivazione, l’innaffiatura, la pulizia sono sempre stati realizzati nel rispetto delle colture, dei cicli della natura e dell’utilizzo consapevole delle risorse disponibili.

Oggi su un terreno di 300 mq trova spazio un mix di colture, alcune diffuse nei Paesi di provenienza delle donne coinvolte, altre no: accanto a mais, pomodori e peperoncini, crescono melanzane, zucchine, insalate, angurie e perfino meloncelle, una maniera per scoprire e apprezzare l’incredibile varietà orticola che caratterizza il territorio salentino.

Le cinque donne, alcune delle quali madri sole, oggi trovano il piacere (e la soddisfazione) di cucinare per sé e i propri figli utilizzando i prodotti frutto del proprio lavoro, con la certezza di un’alimentazione sana, riuscendo così a gestire meglio le proprie risorse economiche per poter soddisfare anche altri bisogni essenziali.

L’orto è di comunità perché nasce con l’intento di aprirsi alla cittadinanza, lavorando insieme per tenere in vita un bene comune e per praticare modelli innovativi di coesione sociale. La via è tracciata.



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