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I giudici respingono i ricorsi: «Stop a Ilva in 60 giorni se non rispetta limiti inquinanti»

A emanare l’ordinanza era stato il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. L’azienda ha già annunciato l’intenzione di procedere attraverso il Consiglio di Stato. Emiliano chiede una convocazione da parte di Draghi

Sessanta giorni per chiudere l’Ilva se non verranno ridotte le emissioni. A deciderlo il Tar di Lecce che ha respinto i ricorsi proposti da ArcelorMittal e Ilva contro l'ordinanza numero 15 del 2020, firmata dal sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, che imponeva ai gestori l'individuazione e il superamento delle criticità derivanti da fenomeni emissivi dello stabilimento siderurgico, disponendo, in difetto, la fermata dell'area a caldo. Il Collegio stabilisce appunto, che entro 60 giorni dalla pubblicazione della sentenza, avvenuta oggi, gli impianti siderurgici ritenuti inquinanti siano spenti.

Gli effetti dell'ordinanza sindacale erano stati sospesi il 24 aprile 2020 in accoglimento delle istanze di ArcelorMittal e Ilva in As con due provvedimenti-gemelli, poi riuniti, che prevedevano una serie di atti istruttori da compiersi entro lo scorso 7 ottobre. Il termine per «procedere a ulteriori accertamenti e verifiche al fine di individuare preliminarmente le anomalie di funzionamento - sottolinea il Tar -, deve ritenersi ormai irrimediabilmente decorso”. Dalle risultanze acquisite “con la disposta istruttoria si evince altresì che tali criticità e anomalie possono ritenersi risolte solo in minima parte e che, viceversa, permangono astrattamente le condizioni di rischio del ripetersi di siffatti gravi accadimenti emissivi, i quali del resto non possono certo dirsi episodici, casuali e isolati. Deve pertanto ritenersi pienamente sussistente la situazione di grave pericolo per la salute dei cittadini, connessa dal probabile rischio di ripetizione di fenomeni emissivi in qualche modo fuori controllo e sempre più frequenti, forse anche in ragione della vetustà degli impianti tecnologici di produzione».

Rileva quindi il Collegio che «pertanto il termine assegnato nella misura di 60 giorni per il completamento delle operazioni di spegnimento dell'area a caldo, nei termini e nei modi esattamente indicati nella stessa ordinanza sindacale impugnata, deve ritenersi decorrere ex novo dalla data di pubblicazione della presente sentenza, in quanto medio tempore sospeso per effetto della sospensione cautelare dell'efficacia del provvedimento contingibile e urgente».

 

«Io e il sindaco Melucci -ha commentato il Presidente della speriamo in una immediata convocazione da parte del presidente del Consiglio Mario Draghi per informarlo. Immaginiamo che sia necessario riepilogare tutti i dettagli di questa lunghissima vicenda che non può essere riportata indietro attraverso escamotage tecnico-giuridici, attraverso decreti incostituzionali, o attraverso forzature di atti giudiziari che non sono più tollerabili dal punto di vista giuridico e del rispetto della salute dei nostri concittadini».

«Si tratta di una sentenza immediatamente esecutiva -ha continuato Emiliano- che determina effetti assolutamente positivi sulla salute dei tarantini e sulla sicurezza del lavoro. Quindi non mi si venga a dire che è necessario bloccarne gli effetti perché l’interesse prevalente è quello del funzionamento della fabbrica su quello della salute e della sicurezza del lavoro, perché sarebbe una tesi che non sta né in cielo né in terra dal punto di vista del rispetto della Costituzione. Quindi tutti vicini e solidali ai nostri difensori visto che Arcelor Mittal ha già annunciato che vuole ricorrere al Consiglio di Stato. Speriamo che a Roma tutta questa speranza che il Tar di Lecce ha sollevato non si perda in una ennesima delusione di tutta la comunità nei confronti dello stato di diritto».

 

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