Ambiente Lecce 

Lungaggini e ostacoli normativi: ecco perchè lo scempio dell'ex Hotel Bellavista è ancora in piedi

L'assessore all'Urbanistica del Comune di Lecce Rita Miglietta ripercorre la vicenda dell'edificio sul lungomare di San Cataldo per il quale esiste un progetto di riqualificazione che non riesce a vedere la luce

Perchè l'ex Hotel Bellavista di San Cataldo è ancora in piedi in tutta la sua bruttezza? É una domanda condivisa da molti cittadini che, soprattutto in questo periodo estivo, vorrebbero finalmente vedere rinnovato il lungomare di San Cataldo. La vicenda è lunga e complessa e l'assessore all'Urbanistica del Comune di Lecce Rita Miglietta prova a spiegare tutte le tappe della vicenda che ancora non vede una soluzione. «Il progetto di rigenerazione dell'ex Hotel Bellavista non è purtroppo riuscito ad arrivare al traguardo finale, si è al momento arrestato ad un passo dalla sua approvazione – scrive - oggi in commissione urbanistica, insieme agli uffici, ho illustrato lo stato dell’arte di un iter che purtroppo segna drammaticamente le difficoltà che incontriamo a portare avanti processi di rigenerazione delle marina anche quando l’urbanistica si fa carico di offrire condizioni sostenibili di rilancio. Grazie al PPTR i comuni pugliesi possono oggi incentivare la rigenerazione di immobili degradati, che si pongono come elementi che deturpano il paesaggio. Il PPTR infatti consente - anche nei 300 mt- per gli immobili legittimamente esistenti -, progetti di trasformazione, (anche di demolizione e ricostruzione). Li spinge e li accompagna a cambiare, consentendo anche di trasformarsi con una volumetria aggiuntiva massima pari al 20%, a patto che tali progetti siano migliorativi del contesto, incrementino cioè il valore paesaggistico dei luoghi.

Il Comune di Lecce per fare tesoro di questa opportunità e per favorire la rigenerazione delle aree a vincolo paesaggistico, (per restituire valore al paesaggio), ha anche deliberato l'applicazione del Piano Casa in tali aree, prevedendo che l’incremento volumetrico non arrivi al 20% ma si arresti al 10%, a patto che tali progetti rispettino i criteri dell'edilizia sostenibile. Il progetto della rigenerazione dell'ex Hotel Bellavista, senza cambio di destinazione d'uso, si definisce a partire da questo quadro pianificatorio, risponde cioè agli impulsi generati dalle politiche pubbliche.

Al suo primo step il progetto, presentato nel 2018, è’stato ritenuto pienamente ammissibile nelle istruttorie degli uffici comunali, senza alcun rilievo sia sul piano edilizio, sia sul piano urbanistico e sia su quello paesaggistico, ottenendo il via libera anche dalla commissione paesaggio;

Al vaglio del dovuto e indispensabile parere della Soprintendenza, il progetto ottiene un parere favorevole ma con la prescrizione - in sintesi - di non prevedere incremento di volumetria rispetto alla planimetria dello stato di fatto dell’edificio.
Qui, l’iter del progetto subisce un arresto: il proponente ricorre al Tar contro il parere della Soprintendenza.
Il Tar, con una sentenza che ripercorre tutto l’iter del progetto, afferma che l’istruttoria del Comune è giusta e che la trasformazione dell'immobile può avvenire con incremento di volumetria perché, appunto, il progetto si pone come intervento di riqualificazione del paesaggio. Nel frattempo, la sentenza del Tar non trova ancora applicazione perché a marzo la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale un articolo della legge regionale del Piano Casa che prevedeva la possibilità di demolire e ricostruire anche con una diversa collocazione dei volumi all’interno del lotto di pertinenza. Un contrasto che si è determinato per la modifica introdotta - nel 2019 - al Testo Unico dell’Edilizia che appunto prevede la coincidenza dell’area di sedime e del volume di un edificio ricostruito, con quello demolito.

E qui sorge l'ostacolo non ancora superato: «Un progetto presentato nel 2018, in perfetta coerenza con le leggi nazionali e regionali, come espresso nella sentenza del Tar, oggi, per il tempo trascorso a causa del ricorso al parere reso dalla Soprintendenza, e per il mutato quadro della normativa nazionale, si trova nell’incertezza e non può ancora vedere la luce. E’ un’incertezza insostenibile, perché il lungomare di San Cataldo è fortemente compromesso dal degrado di alcuni edifici, l’ex Hotel Bellavista in modo particolare».



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