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Bonifica dei cordoni dunali ad Alimini, Soprintendenza sfida ancora il Comune

Ieri la decisione di impugnare la sospensiva concessa dal Tar di Lecce al diniego che la Soprintendenza aveva dato sul progetto di Palazzo Melorio. L’amarezza del vicesindaco

Progetto di bonifica dei cordoni dunali del litorale di Alimini: dopo il via libera arrivato lo scorso 10 aprile dal Tar di Lecce, che aveva cassato il diniego della Soprintendenza nei confronti del Comune di Otranto, concedendo la sospensiva, è arrivata ieri l’impugnazione davanti al Consiglio di Stato del procedimento.

La Soprintendenza, dunque, porta avanti la contesa con l’ente comunale sull’intervento. Nello specifico, il progetto del Comune, finanziato dalla Regione con un contributo superiore a 285mila euro e teso al recupero degli habitat di interesse prioritario e comunitario maggiormente interessati da minacce di natura antropica, interessa il litorale ricadente nel sito d’interesse comunitario Alimini che ha origine in prossimità della foce a mare del Lago Alimini Grande e si sviluppa verso nord per una lunghezza di circa 1,5 km e per una profondità di circa 50 metri, con una estensione complessiva di circa 29.893 mq.

Gli interventi dovrebbero favorire il consolidamento e la ricostruzione dei cordoni dunali attraverso interventi di ingegneria naturalistica e il miglioramento paesaggistico complessivo del sistema costa, attraverso la rigenerazione della vegetazione dunale, la chiusura di alcuni varchi attraverso le dune, tramite l’installazione di staccionate in pali di castagno, e l’apposizione di palizzate a tutela del piede dei cordoni dunali dall’erosione.

Un progetto di tutela ambientale e paesaggistica, che, pur trovando un “favore” di principio da parte della Soprintendenza che ne condivideva gli obiettivi, aveva portato quest’ultima a mettersi di traverso: infatti, aveva imposto quale condizione del proprio parere favorevole che le opere fossero realizzate in egual misura in tutti i tratti costieri, compresi quelli interessati da stabilimenti balneari; e che si potesse dare corso agli interventi solo dopo l’avvenuto smontaggio di tutti gli stabilimenti insistenti nelle zone interessate. Una condizione, in sostanza, che avrebbe fatto saltare il finanziamento e il progetto, in quanto avrebbe alterato i tempi programmati e posti alla base del disciplinare sottoscritto con la Regione Puglia, tenendo conto peraltro che i proprietari degli stabilimenti balneari avevano impugnato i provvedimenti di smontaggio ed avevano giudizi pendenti sul loro diritto a mantenere le strutture installate anche d’inverno.

L’ordinanza del Tar aveva condiviso le argomentazioni della difesa del Comune di Otranto, rappresentato dall’avvocato Mauro Finocchito, disponendo la sospensiva «sia in ragione della conseguente perdita del finanziamento, sia in ragione dell’interesse pubblico prevalente alla realizzazione dell’intervento».

A dare notizia dell’impugnazione della sospensiva del Tar davanti al Consiglio di Stato è il vicesindaco di Otranto, Michele Tenore, che commenta: «Penso che su progetti di questo tipo, che hanno la funzione di salvaguardare l'ambiente e gli ecosistemi, ci si debba unire piuttosto che dividere. Il rischio di perdere il finanziamento e con esso la possibilità di intervenire sul sistema dunale è concreto, andrebbe perduta una importante opportunità faticosamente conquistata. Personalmente anche a me piacerebbe intervenire, di botto, su tutto il cordone assicurando con un unico intervento il consolidamento di tutte le dune degli Alimini, ma occorre anche fare i conti con le risorse disponibili e quindi, inquadrare questo intervento come il primo passo verso un obiettivo che è certamente più ambizioso, d'altronde anche Roma non fu costruita in un giorno».  

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