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Cordoni dunali sul litorale di Alimini, via libera dal Tar al progetto di bonifica

Si potrà procedere all’esecuzione sul litorale ricadente nel sito d’interesse comunitario in prossimità della foce a mare del Lago Alimini Grande

Si può bloccare un singolo progetto di riqualificazione condividendone la logica ma prefigurando, come condizione per dare parere favorevole, che venga applicato a tutte le aree simili e obbligando allo smontaggio le strutture balneari ricadenti sui lidi interessati? Era questo il punto della contesa che teneva appeso un progetto di bonifica dei cordoni dunali del litorale di Alimini, dopo il diniego all’esecuzione arrivato dalla Soprintendenza nei confronti del Comune di Otranto. Il lasciapassare, però, è arrivato dal Tar di Lecce, che, con ordinanza pubblicata oggi, ha risolto la contesa, sospendendo in via d’urgenza l’efficacia del parere con cui la Soprintendenza aveva di fatto bloccato l’intervento.

Nello specifico, il progetto del Comune, finanziato dalla Regione con un contributo superiore a 285mila euro e teso al recupero degli habitat di interesse prioritario e comunitario maggiormente interessati da minacce di natura antropica, interessa il litorale ricadente nel sito d’interesse comunitario Alimini che ha origine in prossimità della foce a mare del Lago Alimini Grande e si sviluppa verso nord per una lunghezza di circa 1,5 km e per una profondità di circa 50 metri, con una estensione complessiva di circa 29.893 mq.

Gli interventi dovrebbero favorire il consolidamento e la ricostruzione dei cordoni dunali attraverso interventi di ingegneria naturalistica e il miglioramento paesaggistico complessivo del sistema costa, attraverso la rigenerazione della vegetazione dunale, la chiusura di alcuni varchi attraverso le dune, tramite l’installazione di staccionate in pali di castagno, e l’apposizione di palizzate a tutela del piede dei cordoni dunali dall’erosione.

Un progetto di tutela ambientale e paesaggistica, che, pur trovando un “favore” di principio da parte della Soprintendenza che ne condivideva gli obiettivi, aveva portato quest’ultima a mettersi di traverso: infatti, aveva imposto quale condizione del proprio parere favorevole che le opere fossero realizzate in egual misura in tutti i tratti costieri, compresi quelli interessati da stabilimenti balneari; e che si potesse dare corso agli interventi solo dopo l’avvenuto smontaggio di tutti gli stabilimenti insistenti nelle zone interessate. Una condizione, in sostanza, che avrebbe fatto saltare il finanziamento e il progetto, in quanto avrebbe alterato i tempi programmati e posti alla base del disciplinare sottoscritto con la Regione Puglia, tenendo conto peraltro che i proprietari degli stabilimenti balneari avevano impugnato i provvedimenti di smontaggio ed avevano giudizi pendenti sul loro diritto a mantenere le strutture installate anche d’inverno.

Da qui la decisione del Comune di ricorrere al Tar, incaricando lo studio dell’avvocato Mauro Finocchito di chiedere l’annullamento delle condizioni imposte dalla Soprintendenza. Tra i motivi di ricorso, la piena conformità degli interventi previsti ai decreti di vincolo ed al Piano paesaggistico territoriale regionale, il fatto che la rigenerazione interessasse anche i tratti con presenza di stabilimenti balneari e l’irrazionalità della decisione di condizionare l’approvazione del progetto di rigenerazione dunale solo dopo l’“avvenuto smontaggio delle strutture balneari”, dovendo la legittimità di queste ultime valutarsi nei distinti procedimenti che le riguardavano, e non in questo.

L’ordinanza del Tar ha condiviso le argomentazioni della difesa del Comune, stabilendo che «le prescrizioni in contestazione non appaiono coerenti con la funzione esercitata»; e conseguentemente ha disposto la sospensiva «sia in ragione della conseguente perdita del finanziamento, sia in ragione dell’interesse pubblico prevalente alla realizzazione dell’intervento». 

Per l’avvocato Finocchito, la vicenda rivela alcuni risvolti kafkiani: «Nel senso – sottolinea -, ma è solo una mia personale opinione – che, in preda a questa sorta di smania recente di “perenne diniego”, la Soprintendenza abbia, per così dire, “perso il controllo” dei propri poteri, per certi versi sconfinati, rischiando – per citare Wundt – l’eterogenesi dei fini: cioè non si è avveduta che l’impossibile realizzazione, nei tempi e nei termini stabiliti, delle “condizioni” da essa imposte avrebbe prodotto, senza il provvidenziale intervento del Tar, l’unico e paradossale effetto della perdita del finanziamento e, con esso, il naufragare di un progetto di rinaturalizzazione ambientale importantissimo per un sito sensibile come il SIC Alimini, con il ben intuibile grave danno pubblico che ne sarebbe derivato. Da avvocato, ma ancor prima da salentino, sono lieto di avere dato il mio contributo professionale per porre rimedio ad una simile, assurda distorsione».

 

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