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Centri sportivi fermi da ottobre, l'appello: «Gli aiuti non bastano più, fateci ripartire»

L'appello di un gruppo di insegnanti di danza: «Abbiamo fatto il sacrificio in questi mesi con la speranza di una possibile apertura nel mese di Gennaio. Ora la chiusura è stata prorogata fino al 5/03/2021»

Riaprire i centri sportivi e ricominciare a lavorare: è l'appello che arriva da alcuni maestri di danza, che si fanno portavoce dell'insofferenza del settore sportivo.

«Siamo un gruppo di insegnanti di danza, proprietari di ASD, di piccole realtà del sud-Italia, specificatamente della provincia di Lecce - scrivono -  Come tutti sanno il nostro settore è fermo dal 24 Ottobre 2020, il primo che è stato costretto a fermarsi dopo appena un mese dalla riapertura. Vi chiederete come mai un mese? Perché le nostre realtà (CENTRI DANZA) a differenza di palestre e piscine, lavorano circa 9 mesi l’anno, ovvero da Ottobre a Giugno. Siamo perfettamente coscienti dell’emergenza sanitaria che il mondo sta affrontando, per questo motivo siamo stati uno dei pochi settori che si è sempre attenuto scrupolosamente a tutti i protocolli di sicurezza imposti dal Governo. Abbiamo fatto il sacrificio in questi mesi con la speranza di una possibile apertura nel mese di Gennaio, come annunciato dal Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora sui canali social sino in data 09/01/2021. Ad oggi con il nuovo DPCM del 16 Gennaio 2021 la situazione per lo Sport non risulta migliorata in quanto la chiusura è stata prorogata fino al 5/03/2021 (salvo ulteriori provvedimenti) e quindi molte realtà sportive saranno costrette a chiudere definitivamente come già avvenuto nei mesi precedenti ad alcuni colleghi. I tanto menzionati aiuti economici “BONUS COLLABORATORI e FONDO PERDUTO” ormai non bastano a coprire tutte le spese che mensilmente un’attività come la nostra deve sostenere (spazzatura, luce, affitto, etc), e non ripagano il diritto al lavoro di ognuno di noi. 

Come se non bastasse, il prolungarsi di tutta questa situazione inizia ad aver effetti negativi sulla salute fisica e mentale nostra e dei nostri soci (dal più piccolo al più grande).

Detto ciò siamo qui a chiedere un’imminente rivalutazione riguardante la ripartenza del nostro settore, anche perché per tutti gli altri settori (centri commerciali, bar, parrucchieri, centri estetici, negozi, ristoranti, etc) si è riusciti a trovare una soluzione per continuare a lavorare. Gli unici a rimanere chiusi da fine ottobre ad ora siamo stati noi, senza aver la possibilità di comprenderne il motivo. Crediamo di meritare delle risposte che fino ad ora non sono state concrete né esaustive. Ci sentiamo offesi e presi in giro, perché nelle nostre strutture non ci sono mai stati casi di contagio. 

L’arte non può morire».


 

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