Nucleo investigativo, dopo tre anni lascia il maggiore Paolo Nichilo

venerdì 6 settembre 2019

Dopo tre anni il maggiore Paolo Nichilo lascia il comando del Nucleo investigativo del Reparto operativo dei Carabinieri del Comando provinciale di Lecce, che, da questo mese ricoprirà un incarico interforze in seno all’Aeronautica militare.

Arrivato nel Salento nel settembre del 2016, ha subito affrontato un “battesimo del fuoco” con l’omicidio di Augustino Potenza, e circa un mese dopo col tentato assassinio di Luigi Spennato. Da questi eventi è poi scaturita l’operazione “Diarchia”, una delle indagini simbolo del contrasto alla criminalità organizzata dell’area casaranese e che ha portato nel 2018 il vertice del gruppo, Tommaso Montedoro, ad avviare un percorso di collaborazione, per la quale proprio l’ufficiale è stato direttamente impegnato nella gestione a fianco dei magistrati della Dda di Lecce.

Tra le operazioni importanti: “Staffetta” quando tra Squinzano, Trepuzzi e Campi Salentina furono tratte in arresto 9 persone di 32 indagati per associazione a delinquere finalizzata alla detenzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti; “Twilight” con 23 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di persone accusate a vario titolo di usura, intestazione fittizia di beni e illecita intermediazione bancaria, gli indagati furono oltre 100; l’operazione “Nigeria” in collaborazione con il Ros di Lecce che ha visto gli uomini del Nucleo investigativo arrestare 5 persone di nazionalità nigeriana accusate di riduzione in schiavitù, traffico di esseri umani e sfruttamento della prostituzione.

In questi tre anni, il maggiore è stato impegnato negli eventi criminali di maggior rilievo a partire dall’omicidio della giovane Noemi Durini, passando per quello di Teresa Russo per il quale fu poi tratto in arresto il compagno della stessa, Michele Spagnuolo. E ancora l’operazione “La svolta” che, all’indomani dell’omicidio di Francesco Fasano, portò a 10 fermi di indiziato di delitto dei quali 2 per l’omicidio e i restanti per un traffico di stupefacenti nell’area di Melissano.

C’è poi stata la strage di Cursi quando Roberto Pappadà freddò a colpi di pistola tre componenti di un nucleo familiare del luogo e ancora, nell’aprile di quest’anno, a Maglie l’omicidio di Mattia Capocelli, con il fermo dell’assassino, fino poi ad arrivare in questa estate alle indagini sul tentato omicidio di Alberto Specchia. Non sono mancati neanche casi spinosi e difficili, come la scomparsa di Roberta Martucci avvenuta il 20 agosto 1999 o la morte di Marianna Greco o il ritrovamento di ossa umane in un pozzo a Matino e, nel gennaio 2017, il rinvenimento del corpo di Kalid Lagraidi quando in poche ore fu ricostruito l’omicidio del povero marocchino.

 

 

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