Sfregio al "tempietto" di via Rubichi, Seccia: "Atto inqualificabile"

domenica 18 agosto 2019

Il commento dell'arcivescovo al grave atto vandalico messo in atto questa notte.

“Conosco bene il 'tempietto' di Via Rubichi – ha dichiarato L'arcivescovo di Lecce Mons. Michele Seccia  appena ricevuta la notizia dello sfregio all'edicola votiva avvenuto nella notte ad opera di ignoti- per averlo potuto ammirare già nei primi  giorni del mio arrivo a Lecce visitando il centro storico e più  recentemente recandomi a Palazzo Carafa in occasione dell'inizio dei  restauri della statua bronzea di Sant'Oronzo. Ne notai subito l'ottima  fattura e, osservandolo con attenzione, sono rimasto particolarmente  colpito dallo sforzo dell'autore di poter raffigurare la struggente scena evangelica sullo sfondo del mare salentino”.

“Ma al di là dello scempio - ha proseguito l'arcivescovo - compiuto ai  danni di un'opera d'arte riconosciuta dagli studiosi, atto che per me  rappresenta già motivo di rammarico in quanto il patrimonio  storico-artistico rappresenta la memoria e il futuro della nostra terra,  mi preoccupa anche l'insensibilità verso le immagini sacre specie  quando, come in questo caso, rappresentano il sentimento più profondo  della religiosità popolare”.

“Le nostre chiese barocche e le nostre opere sacre  - ha sottolineato - già non godono di buona salute: l'usura del tempo, i fattori atmosferici e l'incuria generale aggravata dalla carenza di risorse economiche, sono i peggiori nemici dell'arte, se poi si aggiungono gli sfregi compiuti  dai vandali, il quadro diventa ancor più scuro. Risultano difficili da comprendere i motivi di un atto così inqualificabile proprio nei giorni  in cui applaudiamo per la 'liberazione' di Santa Croce e per la sua restituzione ai leccesi e ai turisti e mentre è nel vivo il dibattito  sul recupero della statua bronzea del Patrono discesa dalla colonna”.

“Mi rincuora – ha concluso Seccia – il senso di profondo dolore da parte di chi ama la città, l'arte e, perché no, anche da parte di chi è  fortemente radicato in queste forme di devozione di cui le edicole votive, segni di fede semplice e spontanea che arricchiscono le nostre città e le nostre campagne, rappresentano una delle espressioni più nobili. Sia questo senso di pacifica ribellione e di forte appartenenza cristiana, l'insegnamento più alto per chi ha smarrito la via”.

 
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