Gial Plast, monta la rabbia dei lavoratori: "Non siamo mafiosi"

giovedì 11 luglio 2019

Protesta questa mattina nella zona industriale di Taviano.

“Non siamo mafiosi, vogliamo solo lavorare”: chiedono solo di riprendere il proprio posto i dipendenti della Gial Plast, scesi a protestare, dopo essere rimasti a casa per effetto dell’interdittiva antimafia, scattata lo scorso marzo e firmata dal prefetto di Lecce, Maria Teresa Cucinotta, che ha sospeso l’attività dell’azienda.

I 35 dipendenti licenziati sono ancora in attesa del reintegro e hanno protestato davanti alla sede dell’azienda a Taviano, nella zona industriale, accompagnati dai rappresentanti del Cobas, Giuseppe Mancarella e Bobo Aprile.

Il Cobas si schiera contro la sospensione dei contratti di lavoro, ritenendo i licenziamenti illegittimi “perché motivati da reati commessi ed espiati oltre 20 anni addietro e che quindi non provano alcun tipo di relazione e di infiltrazione mafiosa dei giorni nostri”. I sindacalisti hanno inoltre stigmatizzato il silenzio delle sigle confederali su questa vertenza.

Al termine della protesta, i rappresentanti del Cobas sono riusciti ad ottenere un incontro formale con l’azienda, convocato per la prossima settimana.

 

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