Dehor sul Lungomare di Otranto, il Consiglio di Stato dice sì

mercoledì 19 giugno 2019

Dopo il caso della settimana scorsa, una nuova pronuncia da parte dei giudici, questa volta, di segno opposto.

Continuano le oscillazioni del Consiglio di Stato, tra pronunce di segno opposto, in materia di compatibilità paesaggistica dei dehors di bar e ristoranti, come, di fatto, sta accadendo in tema di strutture a servizio degli stabilimenti balneari. L’ultimo caso, emblematico, è quello del Ristorante Retrogusto, con sede all’interno dello storico Hotel Miramare sul lungomare di Otranto. La Soprintendenza aveva negato al ristorante l’autorizzazione ad installare il dehor progettato, ritenendolo illegittimo per ubicazione, tipologia, soluzioni costruttive, materiali e finiture sul presupposto che il relativo modello-tipo, previsto dal regolamento comunale per l’arredo urbano, fosse stato approvato senza il coinvolgimento della Soprintendenza e, quindi, si porrebbe in violazione dell’articolo 52 del Codice del Paesaggio che presupporrebbe tale intesa Comune-Soprintendenza.

Il Comune era stato obbligato a conformarsi al parere vincolante del soprintendente tempestivamente reso ed aveva negato, pertanto, l’autorizzazione paesaggistica. Da qui il ricorso del titolare del ristorante al Tar Lecce, che aveva accolto il ricorso proposto dall’avvocato Mauro Finocchito, condividendone le ragioni. E poi il successivo appello della Soprintendenza al Consiglio di Stato, il quale pure ha appena ritenuto fondate le tesi del legale, confermando la correttezza della sentenza del Tar ed il conseguente diritto del Ristorante Retrogusto ad installare il dehor. Tutto nell’ordinario, si direbbe. Se non fosse che, nella stessa udienza in cui è stato discusso e rigettato l’appello della Soprintendenza contro Retrogusto, è stato invece accolto quello dalla stessa Soprintendenza proposto contro la Pizzeria Bella Idrusa, con conseguente pronuncia di annullamento dell’autorizzazione paesaggistica rilasciata per il dehor a favore di tale esercizio; pronuncia nei confronti della quale il difensore di Bella Idrusa ha già preannunciato ricorso per revocazione al Consiglio di Stato, ritenendo che sia stato violato il c.d. principio di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato, avendo la Sesta Sezione accolto l’appello della Soprintendenza per un motivo, la presunta violazione del vincolo storico-culturale, diverso da quelli a base del ricorso, prima, e dell’appello, poi, della Soprintendenza.

Stesse strutture, decisioni diverse, dunque. Ed anche luoghi di diversa sensibilità paesaggistica, si potrebbe obiettare. Disparità di trattamento, però, che appaiono difficili da comprendere ai più.

 

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