Mercatone Uno, fallisce proprietà: riparte il dramma per 123 lavoratori salentini

sabato 25 maggio 2019

I lavoratori dei punti vendita di San Cesario, Matino e Surano in ansia per il proprio futuro. Sindacati pcontro il governo: “Era questa la società con le migliori garanzie?”. Chiesto un tavolo urgente al Ministero del Lavoro sugli ammortizzatori sociali.

La Sezione Fallimentare del Tribunale di Milano ha dichiarato il fallimento della Shernon Holding srl, la società proprietaria di Mercatone Uno. È l’epilogo di una speranza breve, durata appena 9 mesi: ora per migliaia di lavoratori a livello nazionale si riapre il dramma.

La dichiarazione di fallimento è stata depositata ieri: ora i creditori e chi vanti diritti reali e mobiliari su cose in possesso della Shernon avranno 30 giorni di tempo per iscriversi al passivo. Per i dipendenti si apre invece, ancora una volta, un periodo di profonda incertezza. Il marchio Mercatone Uno, con tutti i centri vendita ed il personale, era stato acquisito dalla holding solo lo scorso agosto.

“Era questa – chiedono i sindacati - la migliore delle manifestazioni di interesse presentate agli amministratori ministeriali e da loro scelta? Era questa la società che aveva dato le migliori garanzie di risanamento e di mantenimento dei livelli occupazionali? Era questa la società che il prossimo 30 maggio avrebbe presentato il piano industriale ed il nuovo super investitore? L’unica certezza, oggi, è che nella sola provincia di Lecce relativamente ai punti vendita di Matino, Surano e San Cesario ben 123 famiglie sono piombate nella disperazione”.

È durata davvero poco la speranza di rinascita. Filcams Cgil, Uiltucs Uil e Fisascat Cisl già in occasione dello sfratto esecutivo sul punto vendita di San Cesario dello scorso 17 aprile, avevano dichiarato le proprie perplessità su tutta la gestione della vertenza da parte ministeriale, denunciando anche l’assoluta assenza di volontà da parte di Shernon di intraprendere corrette relazioni sindacali. Era un evidente campanello di allarme, il fatto che dopo otto mesi dal passaggio la nuova azienda avesse presentato una richiesta di concordato preventivo. In pochissimi mesi era già oberata da debiti insanabili. Il concordato si è rivelato inaffidabile, vista la dichiarazione di fallimento.

Il sindacato confederale sin da subito metterà in atto ogni iniziativa finalizzata ad individuare strumenti legislativi di sostegno ai lavoratori coinvolti. Ancora una volta la nostra provincia subisce un’insostenibile emorragia di posti di lavoro: chiediamo alle forze politiche ed istituzionali di mettersi una mano sulla coscienza per arginare il pericolo di diventare una Repubblica fondata sulla cassa integrazione. Il sindacato confederale farà, come sempre, la sua parte. Noi abbiamo già scelto da che parte stare, quella giusta, quella che parla di lavoratori e di lavoro.

 

 

 

    
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