Donne e lavoro in Puglia: crescono infortuni e decessi, restano disparità e discriminazioni

venerdì 8 marzo 2019

La questione femminile, nei dati analizzati da Inail e Anmil sull’infortunista e dalla Svimez sulle condizioni di lavoro, evidenzia ancora tante criticità in Italia, al Sud e in Puglia.

Nella giornata internazionale della donna, restano preoccupanti i dati che arrivano dal mondo del lavoro e che raccontano di una condizione femminile ancora precaria, tra infortuni e discriminazioni. Nella mattinata di oggi, Inail e Anmil Lecce hanno presentato i numeri che analizzano il fenomeno infortunistico delle donne nel mondo del lavoro, con particolare riferimento alle tre gestioni principali (agricoltura, industria e servizi, conto Stato).

Nello specifico, si riscontra un aumento (0,1%) delle denunce nel 2018 rispetto all’anno precedente: emerge, in particolare, la rilevanza del "rischio strada", ovvero che molti degli infortuni o delle morti, nel caso delle donne, si siano verificati durante il tragitto di andata e ritorno tra casa e lavoro, con una rilevanza maggiore rispetto agli uomini.

Le denunce pervenute all'Inail per infortuni sul lavoro sono in leggero aumento, come detto, pari a 228.961 totali (10.619 in Puglia), rispetto alle 228.744 dell'anno precedente (10277 in Puglia). I casi mortali denunciati che hanno coinvolto lavoratrici sono stati 104 (8 in Puglia), due in più rispetto al 2017 (6 in Puglia): più di un decesso su due è avvenuto nel percorso casa-lavoro, per una percentuale del 53% del totale (55 su 104, di cui 4 su 8 in Puglia).

Occorre porre attenzione anche a un altro aspetto: anche se non vittime in prima persona, le donne devono rivestire un ruolo fondamentale nelle proprie famiglie al verificarsi di un infortunio grave che coinvolge un familiare. Infatti il “caregiver”, termine inglese che si traduce in “prendersi cura”, nel Paese riguarda soprattutto il mondo femminile.

Ma stando alle considerazioni della Svimez sulla questione femminile restano discriminazioni e differenze nell’ambito lavorativo a partire dalla condizione salariale, passando per il tasso d'occupazione (fra i più bassi in Europa), con disparità evidenti anche tra Nord e Sud.

Daniela Fumarola, segretaria generale Cisl Puglia, commenta come “preoccupanti e allarmanti le considerazioni dell’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno e per questo la Giornata internazionale della Donna impone riflessioni che vanno oltre l’8 marzo ma che dovrebbero vederci impegnati 365 giorni all’anno, ogni anno, dato che l’universo femminile al Sud, che percepisce reddito e contribuisce alle entrate familiari, si assottiglia sempre di più”.

“La differenza salariale, il tasso d’occupazione femminile tra i più bassi in Europa e il netto divario con le Regioni del nord Italia rispetto all’utilizzo di professionalità femminili al Sud – prosegue - ci devono far riflettere sui motivi per cui nelle regioni europee dove le donne hanno le stesse opportunità dei colleghi uomini, l’economia vada meglio che alle latitudini italiane”.

“Lo studio della Svimez sulla condizione femminile al Sud – aggiunge la sindacalista – ci dice che in Puglia il tasso di occupazione delle donne si attesta intorno al 30%, di circa 35 punti inferiori della media europea. Poche donne occupate al Sud, 2,283 milioni su 9,760 milioni in Italia che svolgono, prevalentemente mansioni dequalificate”.

“La Cisl – osserva Fumarola – che invece sta puntando tanto sul lavoro femminile, ritiene che vada combattuta l’evidente differenza di genere con politiche di parità che combattano la discriminazione salariale, in Italia le donne guadagnano il 30% in meno degli uomini, e con riconoscimenti contributivi per le donne con figli. Per questo servono investimenti mirati al lavoro femminile. Si tratta di operare, secondo la Cisl, su interventi di ordine legislativo, contrattuale e culturale. Ma soprattutto di sostenere forme di conciliazione vita-lavoro, inasprire le sanzioni per le discriminazioni, valorizzare il welfare degli enti locali orientato alla famiglia, con dotazioni finanziarie ad hoc, e di organizzazione del lavoro flessibile. Altrimenti – conclude Fumarola – ci ritroveremo il prossimo 8 marzo a chiederci cosa non funziona nel campo dei diritti femminili”.

 

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